Michele Santoro e Servizio Pubblico – La prima (quasi) senza Berlusconi

La seconda puntata di Servizio Pubblico non convince.

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La seconda puntata di Servizio Pubblico andata in onda questa sera era anche la prima (quasi) senza Berlusconi: salvo imprevisti, il premier è dato per dimissionario entro il weekend. E quindi era interessante, per gli osservatori ma soprattutto per quelli che non vedono l’ora che Santoro e Travaglio si liberino dell’incubo berlusconiano per fare altro, vedere la puntata e capire come sarebbe stata. Molto probabilmente, in termini d’ascolto, beneficerà dei fatti politici degli ultimi due giorni, dopo l’ottimo risultato dell’esordio (giustamente esaltato da Santoro in avvio).

Ma se nella prima puntata mi sembrò, fra le altre cose, che mancasse la giusta tensione narrativa – necessaria anche quando si informa, in televisione -, questa volta l’impressione è un’altra. L’impressione è che ora che B. non c’è (quasi) più, ci sia tanta, troppa confusione. Esattamente come nel Paese intero, che non ha capito bene come inquadrare la situazione, a partir da Mario Monti (sul possibile futuro premier, qualche notizia da Polisblog).

Gianfranco Fini ospite in studio si prende gli applausi per aver detto che non si può votare con questa legge elettorale, senza che nessuno dei giornalisti in studio gli ricordi che proprio lui, Fini, e i suoi hanno approvato il porcellum.
Sempre lo stesso Fini Gianfranco fa una battuta su Bossi: «Vorrà rifarsi una verginità andando all’opposizione». Nessuno in studio gli ricorda che lui ha fatto la stessa cosa pochi mesi fa.

Si parla di Genova: l’alluvione. Non una citazione alla Protezione Civile; alla mancata prevenzione nonostante l’allerta meteo e nonostante, per dirne un’altra, il torrente Ferreggiano che è straripato fosse in stato d’emergenza da quattro anni (basta una visita al sito ufficiale della Protezione Civile per verificarlo); nessuna citazione alle pesanti eredità di Bertolaso né al suo successore, Franco Gabrielli; nessuno che parli in maniera approfondita del provvedimento che chiuderà il Governo Berlusconi: il maxiemendamento che riforma le pensioni, dismette il patrimonio pubblico, militarizza la Val di Susa e criminalizza i No Tav; nessuno che dica che pensioni e mercato del lavoro non c’entrano nulla con la crisi. C’è un blogger molto noto, Byoblu, che ha scritto delle criticità di Mario Monti: in studio edulcora i suoi post di oggi e comunque Santoro gli dà un po’ del complottista. Lui non replica. Del resto, oggi aveva titolato: Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla. Il coraggio dei blogger si esaurisce quando arrivano in tv? E Santoro, perché mai invita qualcuno che ritiene un complottista? Per dargli del complottista?

Ecco. Se questa è la strada senza B., il nostro giornalismo, quello dei paladini dell’antiberlusconismo – dai quali, perdonatemi, pretendo molto -, deve davvero ripartire da zero. Ricominciare a imparare di cosa parlare. Perché, per citare un Vauro come al solito molto lucido, senza Berlusconi anche nello studio di Servizio Pubblico sembra di vedere gli italiani della vignetta.

Infine, una nota di colore.


Nei sondaggi proposti da Giulia Innocenzi, la scorsa puntata i telespettatori avevano votato su Facebook decisi: alle urne! alle urne!
Oggi invece hanno votato l’esatto opposto, in percentuali pressoché analoghe: Mario Monti! Mario Monti!

A dimostrazione del fatto che, come detto, c’è tanta, troppa confusione.

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