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ALLA RICERCA DI NUOVI CULT?

Ascoltando una delle trasmissioni di “Fahrenheit” alla radio, in questi giorni d’estate, ho sentito parlare di tv e ho drizzato le orecchie. Condotta da Tommaso Giartosio – fine autore con Gianfranco Goretti di “La città e l’isola”, oltre che di romanzi e saggi -, la puntata recuperava un libro[…]

Ascoltando una delle trasmissioni di “Fahrenheit” alla radio, in questi giorni d’estate, ho sentito parlare di tv e ho drizzato le orecchie. Condotta da Tommaso Giartosio – fine autore con Gianfranco Goretti di “La città e l’isola”, oltre che di romanzi e saggi -, la puntata recuperava un libro uscito qualche mese fa intitolato “Il mucchio selvaggio“. Autori, Giancarlo Dotto, critico tv e collaboratore di Carmelo Bene (al quale ha dedicato una biografia) e Sandro Piccinini, giornalista, conduttore di “Controcampo” di Canale 5, candidato a sostituire Enrico Mentana a “Serie A” nei pomeriggi delle domeniche di campionato. Era stato convocato anche un volante Enrico Menduni – volante nel senso che rispondeva da un telefonino da una piazza -, che è stato nel cda della Rai e ha scritto diversi saggi sulla radio e sulla tv.
Perché mi si sono rizzate le orecchie? Un po’ per il titolo “Il mucchio selvaggio“, che viene da un noto film di Sam Peckinpah, e un po’ per l’argomento, ovvero le trasmissioni delle tv private degli albori e della fase selvaggia dei linguaggi e dei contenuti che insidiavano mamma Rai non più monopolista.
Ma devo dire francamente che le orecchie si erano rizzate, con riflesso automatico, all’inizio quando sembrava che tra Dotto e Menduni si potesse aprire una tenzone verbale. Finalmente, fuochi veri, accesi a “Fahrenheit”. Non solo citazioni dal vecchio film di Truffaut contro i falò nazifantascientifici degli amati libri, da me amatissimi, spesso non so se amati altrettanto da chi ne riferisce e basta.
Vado matto per le tenzoni di parola, soprattutto in radio, mezzo prezioso in cui a volte per fortuna non si vedono le immagini dei personaggi coinvolti e invece per sfortuna quando tutti parlano non si capisce nulla o quasi.
Peccato che questo caos sia stato evitato. Giartosio con il suo stile educato e composto lo ha stroncato, e i due non più contendenti (tra l’altro non avevo afferrato dalla radio in auto la scintilla del fuoco poi spento) si sono dedicati a una serena esposizione di opinioni, sul trash, sulla cultura in tv, sui conti che bisogna fare a proposito dell’intrattenimento che influenza i programmi culturali, su questi che vanno sui satelliti, sul catalogo del trash che Dotto sta preparando ,annunciato dall’isola di Eduardo De Filippo davanti a Positano. Delizie della lingua, del palato e dell’udito.
Non conosco Giartosio, ma lo apprezzo molto, conosco invece Dotto e Menduni, e li apprezzo entrambi, col primo condivido amicizia e stima per Carmelo, col secondo molte idee e simpatici incontri da lui organizzati sui media. Se fossi stato per caso interpellato, avrei solo osservato che il dialogo sul trash non si allarga mai. Il trash fu di casa prima nell’arte contemporanea, poi nel cinema dove c’è stato chi si è preso la briga di fare il contabile del cult e dello supercult; infine, in tv, dove a furia di fare blog e gulp (i critici messi di fronte al trash), ormai nessuno ci fa più caso. Tanto in tv tutto è spezzatura, tranne le poltrone e i pontificali di alcuni, no, di molti dirigenti, soprattutto nell’ex monopolio travolto – fino ad un certo punto – dal senso di colpa di non essere più un vero servizio pubblico.
Insomma, un’occasione stimolante da un lato, perduta dell’altro. Il trash viene dato per scontato o è appaltato da specialisti che si dilettano nel riciclare la discarica secondo l’ideologia dello scadente e del ributtante che ha ormai numerosi anni sulle spalle, e alimenta semplicemente una specializzazione persino fruttuosa presso qualche casa editrice di santini trash.
Che fare? Anzi, che fahre, con l’acca in mezzo come dicono quelli della trasmissione radiofonica quando devono indicare l’indirizzo e-mail? Non so bene, e ho forse tanti pregiudizi trash su chi parla del trash lavorando in tv e quindi deliberatamente nel trash. Dieci puntate in venti capitoli di “Viziati – Quanto ci hanno rovinato cinquant’anni di tv?” per Rai3 mi hanno aperto gli occhi e gli orecchi sulla possibilità di entrarvi per comprendere meglio. Adesso che sto preparando “Viziati 2″ e non anticipo nulla, mi sto preparando con tuta da operatore ecologico, una bella maschera e cornetto acustico per entrare e uscire a getto continuo, perchè se nel trash non c’è più molto da scoprire, c’è molto invece da esplorare e da comprendere nella zona non franca di chi analizza, fa da notaio, pronuncia commenti e si dissolve in essi.
Per finire: mi auguro un vero e proprio happening, magari alla radio, fra i depositari del rigore e gli scaricatori della o dalla discarica tv. Tra l’altro,a Venezia, uno degli organizzatori della Biennale d’arte mi diceva che la stessa Biennale è invasa da video, quasi sempre trash, mentre i critici – che sono sempre i soliti – sembrano non accorgersene e scambiano un televisore per un water, secondo la linea dei vecchi maestri novecentisti dell’avanguardia.
Sarebbe bello e focoso fare il punto sulla situazione. Toglierebbe alibi e forse consentirebbe ad avvicinarsi almeno al presente e, chissà, al futuro della tv, della post tv, in cui i bidoni sono pronti a essere impiegati, sul computer e naturalmente su tvfonino di Amendola o sul videotelefonino di Christian, principe del trash anche senza Boldi.
ITALO MOSCATI

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