Buttafuori

Stare lontani dalla tv non è necessariamente un dramma, visto che esistono varie possibilità per registrare i programmi che interessano. A me, per esempio, interessava Buttafuori, sitcom sperimentale in onda su RaiTre. Protagonisti, Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Ne aveva parlato molto male il nostro Lord Lucas, io ho appena finito di vedere la prima

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ButtafuoriStare lontani dalla tv non è necessariamente un dramma, visto che esistono varie possibilità per registrare i programmi che interessano. A me, per esempio, interessava Buttafuori, sitcom sperimentale in onda su RaiTre. Protagonisti, Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Ne aveva parlato molto male il nostro Lord Lucas, io ho appena finito di vedere la prima puntata nei suoi vari episodi e sono di altro avviso. TvBlog è bello perché è vario.
E veniamo a spiegare perché. Buttafuori si richiama in qualche modo al filone delle sit com one-camera (alla Camera Café, per intenderci), ma è più cinematografico, e questa benedetta macchina da presa si muove, finalmente, in questi piani sequenza: non era difficile pensarci, ma occorreva che qualcuno ci pensasse. I testi sono più ironici, sicuramente meno alla portata di tutti, surreali e – per usare un aggettivo con cui Dipollina definisce proprio oggi i due Buttafuori – stralunati). C’è un gusto fumettoso e fumettistico per la caricatura e per bastonare a destra e a manca il mondo delle discoteche, il Mondo. Bellissimo, davvero, l’episodio Anita la Cubista, con le digrassioni sul partito degli indecisi e quello degli imbecilli: dimostrazione di come si possa parlar di politica in televisione in maniera intelligente.
Agrodolce in tutte le sue pillole, Buttafuori ci racconta a poco a poco anche le linee orizzontali dei suoi due protagonisti: ecco che, per esempio, nell’ultimo episodio della prima puntata (un lunghissimo dolly a salire) scopriamo che Sergej (Giallini) si è separato dalla moglie per ovvi motivi dovuti all’incompatibilità delle loro vite. E scopriamo anche, in una deliziosa amarezza finale, che gli manca da morire, la moglie. Mentre il dolly è arrivato a fine corsa.
La sensazione globale è quella di un buon prodotto, che ha bisogno di qualche limatura ma che può tranquillamente ambire a diventare un appuntamento fisso, che duri un po’ più di queste otto settimane estive.
Un plauso alla Wilder, ai due attori protagonisti e al gruppo di scrittura composto da Giacomo Ciarrapico (che firma anche la regia), Mattia Torre e Luca Vendruscolo. Questa è la strada che – personalmente – vorrei veder seguita. Un buon inizio.