L’altra verità… di Kay Rush

La Coppa del Mondo è giunta all’atto finale, quello più atteso, e il fior fior di professionisti delegati alla copertura mediatica dell’evento possono godersi una meritata vacanza. Proprio ieri, a tal proposito, guardando Reporter Diffuso su Sky, ho scoperto delle rivelazioni niente male che voglio condividere con voi in quest’ultimo giorno dei Mondiali. La rubrica

Kay Rush Radio MontecarloLa Coppa del Mondo è giunta all’atto finale, quello più atteso, e il fior fior di professionisti delegati alla copertura mediatica dell’evento possono godersi una meritata vacanza.
Proprio ieri, a tal proposito, guardando Reporter Diffuso su Sky, ho scoperto delle rivelazioni niente male che voglio condividere con voi in quest’ultimo giorno dei Mondiali.
La rubrica satellitare dedicata al mondo della blogosfera aveva come ospite una vip appassionata del settore, Kay Rush, un nome che in televisione, negli ultimi anni, dice poco ma che nella radio si è conquistato una grande credibilità. Americana in quanto a nazionalità, ma con una madre giapponese, l’intrigante ex attrice della fiction made in Italy ha deciso di prestare la propria conturbante voce – oltre che indubbia professionalità – a Radio Montecarlo, di cui è diventata una presenza storica. E’ per questo che hanno deciso di affidarle uno spazio interamente dedicato all’evento sportivo, Rush Hour nel pallone, una versione speciale del suo programma di sempre.
Ne avevo sentito parlare sui giornali qualche tempo fa, per una polemica insorta tra la conduttrice e un personaggio televisivo famosissimo affiancatole nella conduzione: Piero Chiambretti. In quell’occasione, lessi che Kay Rush aveva imposto alla redazione un out-out: “se rimane lui me ne vado io”. Poi, a quanto pare, le divergenze professionali sono state solo parzialmente risolte, e hanno visto la Rush riuscire a spuntarla su un concorrente così influente mantenendo il primato nella conduzione e lasciandogli soltanto delle incursioni comiche.
Non convinto, ho deciso di saperne di più facendo un salto sul blog di Kay segnalato in trasmissione… E guardate cos’ho scoperto in due dei suoi recenti post…

“Tutto è bene quel che finisce bene. Piero Chiambretti farà quello che va bene per il mio programma, Rush Hour Nel Pallone, ossia, dei brevi interventi simpatici e light – com’è d’altronde il suo stile – ed io li manderò in onda nei punti giusti della mia scaletta. Lavorare con uno come Piero è molto difficile. Non ha nessun riguardo per le esigenze dei suoi colleghi, fa servizi troppo lunghi e spesso sciocchi.. .sai quanta gente si sta lamentando? Non è arrivato neanche un messaggio carino per lui”.continua

Piero Chiambretti Rush nel pallone
Ecco, leggere delle dichiarazioni così scottanti riportate con così tanta spontaneità e schiettezza mi ha dato da pensare. Contrariamente all’apparente supponenza che uno scritto del genere potrebbe evocare, io ho molto apprezzato Kay Rush (pur nutrendo stima per il personaggio Chiambretti in sè).
Mi ha colpito molto, nella sua stessa ospitata su Sky, la capacità di essere diretta e autentica e, soprattutto, il coraggio di rilanciarsi al di fuori dei riflettori per il riconoscimento dei propri meriti effettivi.
Inoltre, ho trovato le sue considerazioni sul mondo della televisione tremendamente realistiche, soprattutto quando sottolinea il rapporto distorto con la realtà, che rende chi la fa talmente onnipotente da impedirgli un confronto costruttivo con gli altri.

“Sapete, non è facile per nessuno dei due condurre con un’altra persona; io ho lasciato la televisione anche per questo motivo, per avere i miei spazi e per poter creare il prodotto e gestirlo. Com’è strana la gente della televisione…vive in un mondo surreale. Ogni volta che ho a che fare con quel mondo, mi ricordo i motivi per cui l’ho lasciato e tiro un sospiro di sollievo!”

Ovviamente, in questi casi, la verità sta nel mezzo ed è difficile sapere come siano andate effettivamente le cose.
Ma, non so voi, io le credo.
Dubito, infatti, che la Rush possa scrivere delle illazioni su un diario personale (in cui non c’è il rischio di strumentalizzazioni o rivalse strumentali addebitabili alla carta stampata e all’informazione ufficiale).
Ho ritenuto giusto offrirvi questo documento perchè Kay Rush possa insegnarci che la televisione, che comunque noi per primi seguiamo con passione e determinazione, non è tutto.
E, soprattutto, i cosiddetti personaggi famosi possono rivelarsi umanamente molto diversi (e meno simpatici) di quanto appaiano sullo schermo. Pensateci.

[Il sito di Kay Rush]
[Il blog di Rush Hour nel Pallone]