TV TALK, UN SOGNO?

Mi sia concesso di raccontare in breve l’esperienza che ho fatto (sta per finire) come esperto di Tv Talk, la trasmissione di RaiEducational, il settore della Rai diretto da Giovanni Minoli. E’ stato proprio Minoli a propormi di partecipare alla trasmissione; e gliene sono grato perchè mi ha aiutato ad uscire da una certa difficoltà-

Mi sia concesso di raccontare in breve l’esperienza che ho fatto (sta per finire) come esperto di Tv Talk, la trasmissione di RaiEducational, il settore della Rai diretto da Giovanni Minoli. E’ stato proprio Minoli a propormi di partecipare alla trasmissione; e gliene sono grato perchè mi ha aiutato ad uscire da una certa difficoltà- pudore?- che avevo ad accettare il ruolo di comparire sul video con una certa continuità. Era proprio il caso che la facessi questa esperienza, dopo quella di autore, sceneggiatore e regista non solo per il piccolo schermo. Mi ha dato una lezione, una lezione di umiltà. L’umiltà che non sta sempre di casa in tv e anche in chi ne parla da fuori.

Il motivo per cui chiedo spazio per raccontare l’esperienza è quello che discende dalla storia di un programma che fino allo scorso anno si chiamava Il Grande Talk e andava in onda su Rai3 , in collaborazione tra RaiEducational e Sat2000 (il canale dei vescovi italiani). Poi, le cose sono cambiate per diversi orientamenti fra chi l’aveva voluta e cominciata; le strade si sono separate e adesso esistono il vecchio Grande Talk e il nuovo Tv Talk. Quest’ultimo è condotto da Massimo Bernardini, giornalista dell’Avvenire, che aveva già preso parte alle trasmissioni del Grande Talk, sempre come conduttore. Sono presenti in studio , in entrambi i casi, studenti o neo laureati in scienze della comunicazione che intervengono sui temi in scaletta, sempre ricavati dai palinsesti delle tv, principalmente Rai e Mediaset.
Insomma, esistono questi due programmi che si sforzano di seguire e fornire interpretezioni giudizi, interpretazioni sul magma che esce dai televisori e che cercano di presentare e commentare le proposte, gli argomenti, i personaggi più significativi. Non è il caso qui di dare un giudizio, ci pensano gli spettatori e i critici. Vorrei ricordare che in altri tempi, quando in quasi tutti i paesi europei dominava il monopolio delle emittenti-servizio pubblico, c’erano studiosi di massmedia che parlavano della necessità di portare “dentro la tv” la critica, affinchè chi creava e produceva se ne giovasse nel momento stesso in cui si lavorava per andare in onda. Non se ne fece nulla.

Tv Talk, certo, non rilancia quella utopia(?). Del resto, una certa dose omeopatica di critica scorre oggi fra vari canali e viene , ad esempio, dalla satira talvolta anche feroce che la tv fa sulla tv. Un titolo? “Striscia” a suo modo lo fa, ma lo fanno molte altre trasmissioni o show che spesso esagerano, lasciando fuori il mondo e riproducendo un mondo fatto soltanto di tv e di cose tv, spesso chiacchiere. Tv Talk ha uno stile meno agguerrito e individua, nella settimana, quei titoli che fanno o dovrebbero fare notizie e opinione. Vi si parla di fiction, di storia, di giornalismo investigativo, di programmi stranieri (americani) destinati a fare da modello. Su come lo fa, ripeto, si esprimono spettatori e osservatori.
E io, il tapino, che cosa ha capito dalla esperienza di Tv Talk? E perchè ne parla? E’ presto detto. Ho fatto delle scoperte interessanti sui miei difetti e limiti. Ovvero, ho sperimentato la difficoltà( che poi è anche una affascinante scommessa) di chiudere in interventi brevi, secchi, un giudizio o comunque una valutazione; la possibilità continua, imprevista e imprevedibile forse, di commettere lapsus o gaffes, nel tentativo di dare o completare una puntualizzazione sul piano storico o delle notizie; l’ inutile speranza di rappresentare un caso specifico come specchio di una situazione generale, poichè la tv lascia aperta la sua porta al suo scorrere infinito, intollerante dei giudizi; la costante problematicità nel discutere di ascolti (lo share prevale quasi sempre) e di qualità.
Stando a Tv Talk, seduto in una piccola gradinata, accanto ad ospiti illustri e se non illustri almeno noti o talvolta arcinoti, si misura non tanto un’impotenza quanto uno stato di abbandono forzato ai lavori forzatin imposti dalla tv e dalla sua logica. E io mi sono scoperto a sognare un luogo dove tutto si ordina, si compone e si scioglie avendo precisato, meglio definito, appagato il bisogno di non farsi schiacciare dalla presenza martellante della tv, una tv che ormai è un fattore di condizionamento ambientale e non solo. Un fattore la cui velocità mette alla prova chi la fa.
Si possono provare brividi per questa velocità che è apparentata con l’inaspettato, con l’agguato della situazione che nasce all’improvviso dal talk e diventa subito tv, una tv talvolta brutta o approssimativa che magari non si vorrebbe fare. Sono brividi appassionanti. L’occasione di sbagliare ancora nella persuasione di fare comunque bene, è l’utopia della tv oggi. Ecco, l’esperienza che sto facendo,e che sto per terminare, ha un suo effetto per me prezioso, come spero per gli spettatori: la competizione tra il magma che brucia e la speranza (l’illusione?) di dominarlo e di non scottarsi troppo. Che è poi la stessa realtà, facendo le debite proporzioni, in cui si trova chi fa o scrive in un blog. Ma nel blog non c’è il calore dei riflettori, non ci sono gli occhi indagatori delle telecamere, non ci sono gli addetti di studio che ti osservano come se fossero chirurghi o infermieri al capezzale di noi malati di tv, sia quando la guardiamo (lo facciamo per lavoro e per piacere, no?) sia quando ci siamo dentro fino al collo. Ma non c’è da preoccuparsi troppo. Non ci si può fermare. Il magma aspetta, inesorabile. Meglio attrezzarsi…meglio.
ITALO MOSCATI

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