Annozero – Il sasso in bocca, con Roberto Saviano comincia con Raiperunanotte

Annozero con Roberto Saviano La puntata di Annozero comincia con un’anteprima che ha il sapore di uno schiaffo a Masi e alla RAI: si parte con un pezzo di Raiperunanotte, la trasmissione che Santoro organizzò tempo fa in streaming su internet. Poi Mauro Masi che a L’ultima parola annunciò che non avrebbe accettato l’arbitrato e,

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Annozero con Roberto Saviano
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La puntata di Annozero comincia con un’anteprima che ha il sapore di uno schiaffo a Masi e alla RAI: si parte con un pezzo di Raiperunanotte, la trasmissione che Santoro organizzò tempo fa in streaming su internet. Poi Mauro Masi che a L’ultima parola annunciò che non avrebbe accettato l’arbitrato e, a domanda di Gianluigi Paragone: Il programma può andare in onda, andrà in onda, rispose: Questo lo vedremo.
E’ guerra?


Al rientro, parrebbe proprio di sì, visto che un Michele Santoro particolarmente sorridente dice: E invece Annozero può cominciare. Per poi mandare in onda un altro pezzo di Raiperunanotte. Nientemeno che Daniele Luttazzi. E poi Benigni, e Travaglio.


Santoro chiede ai suoi ospiti cosa stia succedendo nel giornalismo televisivo in Rai.
Secondo Belpietro c’è un’egemonia della sinistra. Secondo la De Gregorio c’è qualcuno che non sopporta voci di dissenso (e si riferisce evidentemente a Berlusconi. Il quale, oggi ha querelato Report).
Secondo Mentana c’è libertà, comunque. E poi, il direttore del TgLa7 parla di schieramenti giornalistici contrapposti.
Travaglio dissente e sostiene che il giornalismo debba occuparsi dei fatti, indipendentemente dal colore politico. E sostiene che il Tg1 sia una specie di pravda che si occupa solo degli scandali degli altri, mentre quando parla di scandali che riguardano Berlusconi li chiama gossip.

21:33: Belpietro incontrollabile si scatena contro Travaglio, ma ecco che Ruotolo si può collegare da Berlino. E manda in onda un’intervista registrata a Roberto Saviano.


Saviano parla di censura subdola da parte dei vertici Rai, nell’aver parlato di eccesso di costi per gli ospiti. Sostiene che siano state accampate scuse.
E sostiene di aver scritto monologhi per parlare a tutti, non solo a una nicchia.

Paragone tira fuori i numeri. I due milioni di euro all’anno che prende Fazio dalla RAI, i 50mila euro a puntata che prenderà Saviano da Endemol, e i 1000 euro a puntata che percepisce lui – che pure è dipendente RAI, e Santoro gli fa notare che in RAI prima di essere pagati oltre il proprio stipendio che si percepisce regolarmente, ci vogliono anni. Nel caso di Santoro ce ne vollero 15.
Come al solito, come fa notare Loris Mazzetti, è necessario, comunque, valutare i costi e le rendite di un programma. Al netto dei costi entrano nelle casse della Rai, da Che tempo che fa, tra i sette e i nove milioni di euro. In tutto ciò, Che tempo che fa resta una produzione Endemol.

Durante la pubblicità, qualche considerazione. Archiviato lo scontro voluto da Belpietro e il vittimismo un po’ spiacevole di Paragone, si entra nei tecnicismi. Si parla di Endemol, e spiace un po’ sentir Santoro dire: la gente a casa non sa cos’è Endemol. Non lo sa? Bene. Spieghiamoglielo. Spieghiamolo per bene. Questo dovrebbe essere centrale, in un programma di approfondimento che parla della situazione del giornalismo televisivo in Rai: dare agli spettatori, anche quelli non informati, gli strumenti per capire, per comprendere in maniera approfondita, la realtà televisiva italiana in tutta la complessità. Dovrebbe essere un dovere.

Al rientro dalla pubblicità, Travaglio propone un pezzo sulla “censura” in Rai. E ricorda la censura a Paolo Rossi che voleva leggere il discorso di Pericle agli Ateniesi. Che Travaglio legge. E poi ironizza sul contraddittorio.


Belpietro sostiene di avere la scheda di programma di Vieni via con me. Sulla scheda si leggerebbe: percorrere tutti gli stimoli dell’arte, del web, della musica, del teatro, in una grande scenografia che sceglie le cifre dell’ottimismo.
Mazzetti, invece, sostiene che Belpietro abbia letto solamente la scheda che definisce il genere, e di aver consegnato alla direzione Rai una documentazione di 100 pagine, con il dettaglio degli argomenti.

Annozero con Roberto Saviano
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Saviano nel corso del suo spettacolo da Berlino cita Kennedy, Ich bin ein Berliner (la celebre frase pronunciata dal presidente degli Stati Uniti d’America durante il proprio discorso tenuto a Rudolph Wilde Platz, di fronte al Rathaus Schöneberg il 26 giugno 1963 mentre era in visita ufficiale alla città di Berlino Ovest). La frase tradotta in lingua italiana significa: io sono un berlinese.e poi dice: Mi piacerebbe tantissimo che un giorno il mio Paese possa essere diverso. Un paese dove non c’è bisogno di migrare. Un paese dove chi attacca il governo non necessariamente riceve una valanga di fango vedendo la propria vita privata devastata, dove si può liberamente, senza conseguenze, vivere in una democrazia senza estorsione. Mi piacerebbe vivere in un paese dove non si dica scendo in politica, mi piacerebbe sentir dire salgo in politica, faccio cose nobili, alte, diverse. Mi piacerebbe che l’Italia possa davvero trasformarsi al punto di far dire a voi berlinesi per definirvi uomini liberi Ich Bin Italiener.


23:01: Roberto Saviano in diretta. Santoro gli legge le dichiarazioni di Masi, che sostiene che non esistono problemi amministrative relative a Vieni via con me e che le affermazioni di Saviano non rispondono al vero.
Saviano replica: A due settimane dalla messa in onda, i contratti non erano chiusi. Niente contratti per Bono, per Abbado, per Benigni. Saviano dice di non aver mai provato, dice che lo studio è stato dimezzato.
Sulla questione costi la Rai ha uno strumento per risparmiare: non fa più nulla, tanto c’è Mediaset.


Saviano dice di non aver mai incontrato Masi.
Sul finale, siamo al surreale. Saviano parla da Berlino, in studio si polemizza e non si capisce nulla. Momento brutto a chiosa di una puntata comunque interessante. Anche se sulla questione Endemol non ci sono risposte.

23:37: E’ il momento Vauro, che fa capolino da un’edicola, sulla cui porta campeggia in bella mostra una prima pagina del celeberrimo giornale satirico Il vernacoliere.


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