Giancarlo Magalli a TvBlog: “Il direttore Liofredi sta facendo un buon lavoro. Sanremo? Me lo proposero ma i discografici non mi vollero” [Seconda parte]

Dopo la prima parte che abbiamo pubblicato ieri, oggi è la volta del secondo atto di questa nostra conversazione con Giancarlo Magalli. Oggi il conduttore dei Fatti vostri parla a TvBlog del risiko dei palinsesti che caratterizza questo autunno televisivo, del peso della politica in Rai ieri e oggi, della Rai2 e del lavoro del

di Hit


Dopo la prima parte che abbiamo pubblicato ieri, oggi è la volta del secondo atto di questa nostra conversazione con Giancarlo Magalli. Oggi il conduttore dei Fatti vostri parla a TvBlog del risiko dei palinsesti che caratterizza questo autunno televisivo, del peso della politica in Rai ieri e oggi, della Rai2 e del lavoro del suo direttore Liofredi e di Sanremo. C’è anche spazio per un ricordo di Sandra Mondaini, sua grande amica con Raimondo Vianello, fatto di alcuni divertenti aneddoti del loro rapporto. Buona lettura.

Cosa pensa di questo risiko dei palinsesti, con spostamenti di programmi all’ultimo minuto che caratterizzano questo autunno televisivo ?

“In concorrenza si può fare ma non si dovrebbe esagerare. E’ normale che ci siano delle strategie di palinsesto, però un conto è la strategia per un cambiamento, un conto è giocare a risiko con i palinsesti. Bisognerebbe avere anche il coraggio di dire che ho un prodotto in cui credo e quindi lo lascio in quella collocazione. L’unica cosa vera è che non bisognerebbe sovrapporre generi, ma quello è un fatto d’intelligenza. Il telespettatore lo accontenti con un’offerta che sia composita ma che non sia cannibalistica. Se presenti lo stesso giorno dei programmi uguali fra di loro, fai del male non solo ai programmi ma anche al telespettatore. Oggi poi non si registra più niente, tranne per chi ha Mysky. Chi ha i vecchi videoregistratori che non hanno il digitale terrestre incorporato non può registrare, poi in molti non sanno collegare un decoder al registratore e scappa così la voglia di registrare un programma televisivo.”

L’arrivo del digitale terrestre ha migliorato nei contenuti l’offerta televisiva ?

“Ci sono delle proposte buone come Raistoria, Rai4, Rainews 24. Ci sono dei canali che meritano di essere guardati, ma ce ne sono 1800 inguardabili. Mi è sembrata anche un’occasione per muovere il mercato, inteso come vendita di decoder e indotto, credo che la cosa maggiore sia stata quella.”

Rai e politica. Dal suo punto di vista privilegiato di molti anni in azienda, non pensa sia un handicap per il servizio pubblico tutta questa ingerenza dei partiti?

Rai e politica. Dal suo punto di vista privilegiato di molti anni in azienda, non pensa sia un handicap per il servizio pubblico tutta questa ingerenza dei partiti?

“E’ sempre stato un handicap anche quando non c’era la televisione commerciale. Io lavoro in Rai dagli anni ’60 e la politica c’era già, anche se era onestamente ammessa. Quando sono arrivato in questa azienda, c’era direttore generale Ettore Bernabei, lui onestamente diceva che era stato messo lì dalla Democrazia Cristiana. Però lui essendo un uomo intellettualmente onesto, controllava prevalentemente i testi del Tg che voleva leggere prima della messa in onda. Dei varietà e dell’intrattenimento non si è mai occupato. Non ha mai raccomandato una valletta, un conduttore, demandava ai dirigenti responsabili del settore, come per esempio Giovanni Salvi che abbiamo già citato. Esercitava un minimo di controllo solo su alcuni aspetti morali delle trasmissioni, come per esempio i famosi mutandoni delle Kessler, oppure Mina che faceva il figlio con un divorziato. Bernabei è un fervente cattolico praticante. Nascevano questi controlli in anni in cui l’ Italia andava controllata, guidata. Il celebre match mondiale di pugilato con Benvenuti, per esempio, non fu trasmesso di notte perché si pensava che il giorno seguente gli italiani non si sarebbero svegliati per andare a lavorare. La Tv a colori arrivò con molti anni di ritardo perché si pensò che gli italiani l’avrebbero comprata pur non permettendoselo. In pratica la televisione di quel periodo aveva proprio un compito di grande mamma verso gli italiani. Adesso ci sono più partiti, più segnalazioni, più persone legate alla politica, c’è una concorrenza che è pur sempre legata alla politica perché sappiamo bene chi ne è il proprietario.”

Lo scorso anno ci disse che avrebbe potuto approdare alla corte di Mauro Mazza su Rai1, cosa le piacerebbe fare sulla rete ammiraglia?

“Se Mazza mi dicesse “cosa vuoi fare?” non saprei cosa chiedergli, perché alcuni programmi non li sento miei, tipo Ti Lascio Una Canzone. Forse farei ‘I Migliori Anni’ oppure ‘’L’Eredità’, che mi divertirebbe. Alla fine forse pensandoci l’unico programma che mi piacerebbe fare è ‘L’Eredità’, perché avrei voglia di fare una cosa un po’ rilassata, divertente Nel preserale ho già lavorato quindi mi troverei benissimo.”

Parliamo di Rai2, la rete per cui lavora. Che ne pensa del suo direttore Massimo Liofredi ?

“Raidue sta continuando a provare, sperimentare, ci sono cose nuove che vengono fuori. Per un direttore che ogni giorno non sa se ha ancora dietro la poltrona, mi sembra stia facendo un buon lavoro. Io non so se riuscirei a fare quello che fa Liofredi se avessi sempre il dubbio che il giorno dopo non sarò più direttore, lo ammiro per questo. E’ una rete che le sue sperimentazioni le fa. Poi ogni volta leggo varie polemiche, non è detto che se una rete dovrebbe essere per i giovani lo debba per forza essere anche quando i giovani non ci sono. A mezzogiorno i giovani non ci sono e ogni volta che si è provato a mettere programmi per loro hanno fallito, ma non perché i programmi erano brutti ma semplicemente perché i giovani a quell’ora non c’erano. Credo quindi che nell’armonia della programmazione anche di una rete come Rai2, se a quest’ora ci sono le signore, meglio mettere uno che sta simpatico a loro, che mettergli un ragazzotto che non capiscono quello che dice perché parla tutto veloce.”

E’ da poco scomparsa Sandra Mondaini, che sappiamo esser stata sua grande amica. Un suo ricordo?

“Con Sandra eravamo molto amici, sia con lei che con Raimondo. Sandra mi ha dato anche una grande gioia quando ad un giornale che le chiese se vedesse degli eredi di Raimondo lei rispose no aggiungendo che a Raimondo c’era uno solo che lo faceva ridere ed era Magalli. Lui guardava sempre il mio programma, infatti quando ci vedevamo mi diceva sempre le battute che aveva ascoltato durante la trasmissione. Sandra mi diceva che quando guardavano il programma, lei dal piano di sotto e Raimondo dal suo studio al piano superiore, lui si affacciava e le urlava “hai sentito cosa a detto?” e scoppiavano a ridere. Io avevo una grandissima ammirazione per lui, quando vivevano a Roma ci vedevamo spesso e ci frequentavamo moltissimo. Quando poi Sandra per la malattia della mamma si trasferì a Milano e Raimondo con una grande prova d’amore la seguì, ci vedemmo meno. Quella di trasferirsi a Milano per Raimondo fu davvero una grande prova d’amore per Sandra, infatti aveva una bellissima casa qua a Roma, aveva il fratello, poi la sua amata squadra di calcio che aveva chiamato “Samo” cercando di ingraziarsi Sandra che però la odiava comunque e aveva lasciato tutto questo per andare a vivere a Milano2 che sappiamo non essere il massimo, anche perché che ci sono delle zanzare grandi come ciclomotori. Da quando sono andati a vivere a Milano ci siamo visti fisicamente un po’ meno, ma Sandra mi chiamava quasi tutti i giorni. L’ultima volta l’ho sentita il primo settembre scorso per il suo compleanno e miracolosamente l’avevo trovata sveglia, perché lei con i forti dolori che aveva era continuamente sedata. Abbiamo parlato, ma lei era tristissima, la morte di Raimondo l’aveva davvero stroncata. Sapevo che la scomparsa di Raimondo per lei sarebbe stata un grande dolore, ma non credevo l’avesse annullata così.”

Ha qualche aneddoto divertente da raccontarci su Sandra ?

“Si certo. Un ricordo che mi fa sempre ridere, perché quando ci vedevamo ne parlavamo sempre, era una specie di tormentone. Lei mi chiedeva sempre notizie di una collega, di cui non faccio il nome, che lei non amava e non stimava molto. Come si dice in questo lavoro la stupidità non è indispensabile ma aiuta e Sandra era rimasta sconvolta dal fatto che incontrando in uno studio televisivo questa donna che aveva appena fatto un programma per bambini in un episodio unico della sua carriera parlando a Sandra, che ricordiamo per anni con grande successo fra i piccini come Sbirulino, le disse “cara Sandra, tu non puoi capire cosa voglia dire essere amata dai bambini”. Sandra la voleva ammazzare, ma siccome era una donna molto spiritosa le disse “eh no hai ragione non lo posso capire”. Ed ogni volta che ci sentivamo al telefono mi chiedeva notizie di questa “l’hai sentita? Cosa fa? Ehh io non posso capire i bambini…” Non le era andata proprio giù questa cosa. Questo episodio descrive un po’ l’ambiente della televisione e descrive anche com’era Sandra. Un altro aneddoto arriva dalla mia “Domenica in” con Solenghi, quello che andò benissimo che infatti non si fece più perché avevo polemizzato con Saccà direttore allora di Rai1, che fu sostituita l’anno dopo con una nuova “Domenica In” che andò malissimo che fu a sua volta rimpiazzata con un’altra che andò ancora peggio. Nel corso di un gioco in cui c’era ospite Sandra si accendeva una miccia su un palloncino acceso e veniva passato di mano in mano finchè scoppiava. A Sandra capitò che il palloncino le scoppiò in mano e la miccetta accesa schizzò dietro sul vestito. Ad un certo punto mi accorsi che le stava andando a fuoco il vestito e in onda le dissi “Sandra stai andando a fuoco, levati la giacca!” ma lei disse no. Allora mandai di corsa la pubblicità e solo allora lei si tolse la giacca in fiamme. Allora le dissi “ma sei pazza perché non ti sei levata la giacca?” e lei rispose “No, perché poi si vedono le braccia vecchie”. Lei non volle mai fare operazioni di chirurgia estetica, perché diceva che una che si è operata per un cancro non può andare sotto i ferri per una stupidaggine come le rughe. Quando poi siamo tornati in onda abbiamo chiamato Raimondo per tranquilizzarlo e dirgli che per Sandra era tutto a posto e lui in diretta rispose “mi è andata male anche stavolta!”. L’ultima volta che ho sentito Raimondo, poco prima che morisse, gli dissi “ma non dare tutte queste medicine a Sandra che quando chiamo al telefono lei dorme sempre” e lui disse ironicamente “zitto, zitto gliele do io per non sentirla!”.

E’ arrivata la notizia di Morandi a Sanremo, eventualmente chi avrebbe visto al suo posto ?

“L’idea di Morandi è carina. Eventualmente avrei visto anche Facchinetti che è legato al tema musicale. Forse volendo puntare sui giovani Massimiliano Ossini avrebbe potuto essere il più idoneo, perché è bravo e ha dimostrato che dove lo mettono ottiene buoni risultati. Il problema è il gancio, chi acchiappa, chi cioè ti fa venire voglia di veder Sanremo.”

Qual’è la chiave per fare un buon Sanremo ?

“Sanremo è la cosa televisiva con il più alto indice di rischio che ci sia. Guadagni molto come compenso, però è un programma che se va male se lo ricordano per tutta una vita, mentre se va bene se lo dimenticano subito. Ancora si parla di quelli che hanno toppato dopo trent’anni. Uno per esempio a cui avrei dato una seconda chance è Panariello, che sbagliò nella sua conduzione perché voleva fare il conduttore mentre il pubblico si aspettava il comico ritrovandosi invece una specie di Pippo Baudo. C’è anche una altra chiave di vedere cosa succede, che è quella poi che ha anche in parte determinato il successo di quest’anno della Clerici, l’effetto curiosità: cosa farà la Clerici? Morandi non so se può dare delle sorprese in un senso o nell’altro, cioè già si sa che non potrà andare troppo male ma anche che non farà quel boom clamoroso.”

Sanremo poi è una macchina molto complicata che va al di là del programma televisivo, gliel’hanno mai proposto ?

“Qualche anno fa lo proposero anche a me, precisamente il comune di Sanremo e la Rai accettò mentre i discografici si rifiutarono. Dissero che io facendo delle battute e prendendo i giro i cantanti mandavo a monte tutto il loro lavoro. Loro sono attaccati a queste cretinate. Infatti se guardate la storia di Sanremo, Baudo ha fatto 13 edizioni, Bongiorno 12, Corrado solo una. L’ironia a Sanremo non è mai piaciuta, ricordo un aneddoto che riguarda il povero Raimondo. Quando condusse la sua unica edizione ci fu un episodio che vide coinvolta Spagna che gli costò quasi una querela per una battuta in cui ironicamente le diceva che faceva da anni sempre la stessa canzone cambiando solo le parole. Ricordo che mi disse: “mai mi sarei aspettato un clima così difficile, ogni giorno ci sono polemiche con questi discografici che mi dicono che non mi devo permettere di prendere in giro i cantanti”. Bonolis che è ironico ma anche un paraculo, quando ha fatto Sanremo se l’è portato da casa il tipo da prendere in giro. I cantanti non li ha proprio sfiorati, aveva Laurenti e la Clerici. Mi ricordo Miguel Bosè quando condusse nel 1988 mi chiamava tutti i giorni terrorrizzato e mi diceva “ma sono tutti pazzi questi qui, mi contano gli aggettivi!”. Il Dopo festival è morto perché i discografici non lo volevano più. Nel Dopo Festival un cantante si poteva sentir dire da un giornalista di settore che la sua canzone faceva schifo e questo per i discografici non era tollerabile.”

Lei è un conduttore il cui tratto distintivo è certamente quello dell’ironia, quanto le è costata questa sua qualità ?

“L’ironia l’ho pagata con qualche muso lungo, con qualcuno che si è offeso ma poi ho fatto subito pace. La sincerità è quella che mi è costata più cara, dire cioè quello che penso soprattutto ai dirigenti. Essendo io più di 40 anni che lavoro in Rai, vedere uno appena arrivato fare delle cose che non condivido, certe volte ti viene voglia di dirglielo. Solo che a qualcuno questa mia sincerità non piace. Ricordo quando venne a dirigere Rai1 Maurizio Beretta, lui non interessandosene molto e sapendo che per lui era un passaggio e che sarebbe rimasto cioè direttore per un anno e poi se ne sarebbe andato, non riceveva e non parlava con nessuno. Stava seduto nella sua stanza e non prese grandi decisioni, perché la sua nomina era chiaramente una scelta politica di passaggio e temporanea. Allora io ad una domanda di un giornalista che mi chiese se l’avessi incontrato, dissi “no, non l’ho incontrato” e che ne pensa? risposi “l’unica cosa che posso dire è che nonostante il cognome mi sembra di piccolo calibro” e me lo sono giocato del tutto ovviamente.”

Concludiamo così questa lunga e interessante chiacchierata con Giancarlo Magalli che ringraziamo ancora una volta per la disponibilità e sincerità con cui si è concesso a TvBlog ed ai suoi lettori.

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