Gianmarco Mazzi a TvBlog: Dal calcio a Sanremo passando per Mogol e Celentano (Prima Parte)

Gianmarco Mazzi a TvBlog

Veronese, direttore artistico delle ultime edizioni del Festival di Sanremo, è Gianmarco Mazzi l’ospite delle colonne del nostro TvBlog. Reduce dal successo della serata da lui ideata e realizzata in quel dell’Arena di Verona in cui si sono splendidamente affiancati il mondo della lirica e del pop, ci ha raccontato in questa intervista esclusiva i meccanismi del Festival di Sanremo, alcuni segreti della grande manifestazione canora, partendo dalla sua storia personale iniziata nel mondo del calcio svoltando poi in quello della musica complice l’incontro con Mogol. Un curriculum in cui, molto importante, è il nome di Adriano Celentano come scoprirete leggendo questa conversazione, davvero a 360 gradi. Buona lettura.

Gianmarco Mazzi è noto per la direzione artistica del Festival di Sanremo, da Bonolis a Panariello fino a quello della Clerici di quest’anno, ma della sua biografia si sa poco. Chi è Gianmarco Mazzi?

Sono partito in realtà dal calcio. Quando avevo vent’anni feci un corso per manager di società di calcio a Coverciano, con il grande Italo Allodi, rispondendo ad un annuncio apparso sulla Gazzetta dello Sport. Stavo ancora studiando all’università e non me la sentii di prendere un impegno continuativo con una società di calcio però conobbi Mogol che si rivolse proprio in quel periodo alla federazione. Aveva in mente l’idea di mettere in piedi la Nazionale Cantanti, questa fu poi la porta d’accesso nel mondo dello spettacolo.

Come è entrato poi nel mondo della musica ?

L’incontro con Mogol fu la partenza del mio cammino in questo mondo e proprio in quei momenti scelsi che la mia strada era la musica e non il calcio. Poi ho cominciato una serie di collaborazioni con molti artisti, ho lavorato con Caterina Caselli, con Francesco Baccini che ho scoperto. Poi ho lavorato dai primi anni ’90 poi fino al 2004 con Adriano Celentano. Un’esperienza che mi ha arricchito moltissimo. Stare vicino ad un artista come Celentano ti aiuta tantissimo ed impari molto. Lui è un istrione ma anche un uomo molto preciso, perfezionista e molto tecnologico. Stando con lui ho imparato ad avere una visione più completa della musica, per cui ho cominciato ad interessarmi agli aspetti “visivi” di questo mondo.

Arriviamo alla direzione artistica di Sanremo, tutto nacque nel 2004 nel festival Renis/Ventura, ci racconta quella prima esperienza nel festival?

Arriviamo alla direzione artistica di Sanremo, tutto nacque nel 2004 nel festival Renis/Ventura, ci racconta quella prima esperienza nel festival?

In realtà quell’anno io ero il braccio destro dell’allora direttore generale Rai Flavio Cattaneo, ero una sorta di capo progetto, tanto che fui io ad indicare Tony Renis per la direzione artistica. Quell’anno fu molto particolare, perché ci fu il boicottaggio delle case discografiche. L’intenzione, mai dichiarata esplicitamente, ma nel frattempo mai smentita da parte delle major del disco era di far sì che Sanremo non si facesse o che comunque andasse male. Ricordo che Ramazzotti mi diede la sua disponibilità a partecipare, ma poi fu fermato dalla sua casa discografica la BMG. Sono molto affezionato a quella edizione, targata Renis/Ventura, che pur avendo avuto tantissime difficoltà nel mio ricordo è rimasta una bella esperienza. Siamo riusciti a difendere la manifestazione che poi si concluse con quella piccola apoteosi del ritorno sul palco di Celentano.

L’arrivo di Celentano infatti risollevò un Festival, come ci ha raccontato, piuttosto difficile. Come nacque il coinvolgimento del molleggiato quell’anno?

In quell’epoca avevo un rapporto stretto di lavoro con Adriano e Claudia. Avuta la richiesta di occuparmi di Sanremo andai da loro e chiesi il permesso di staccarmi qualche mese per occuparmi del Festival e loro mi dissero di si. Poi dopo, come sempre succede quando si parla di Sanremo con tutto il battage mediatico che lo circonda, ci fu qualche piccola incomprensione fra di noi. Così per un certo periodo non ci sentimmo più mentre io mi occupavo di Sanremo. Tony essendo amico di vecchia data di Celentano tentò alla vigilia del Festival di coinvolgerlo ma Adriano non se la sentì. Però nei momenti caldi di quella settimana sanremese, anche a seguito del risultato nella serata del giovedì in cui fummo superati di pochissimo dal Grande Fratello e dopo le feroci critiche della stampa del giorno dopo, Adriano decise di venire all’Ariston.

Fu difficile convincerlo ?

Ti racconto un episodio. Dopo la prima serata, tornando in albergo quella notte, mi ritrovai un sms di Celentano in cui mi diceva che aveva visto la serata e che gli era tutto sommato piaciuta, fui molto contento di questo suo messaggio. Questa cosa mi spinse, sotto anche la pressione della Rai, di chiamarlo venerdì dopo lo spettacolo e chiedergli di venire. La sua venuta di quella sera fu un atto di amore e di grande amicizia nei confronti del suo amico Tony Renis e verso di me.

Si disse anche che Celentano venne a Sanremo in cambio di favori da parte della Rai, cosa c’è di vero?

Noi di questa cosa non abbiamo più voluto parlare. Però ti posso assicurare che non è vero. Intorno agli artisti esistono delle persone che collaborano con loro, possono essere avvocati, manager, lo staff. Se lo staff tentò qualche accordo del genere, lui bloccò subito tutto, disse infatti “io sono qui solo per aiutare i miei amici e basta”. Poi ovviamente questo suo atto di generosità lo mise di certo in buona luce nei confronti della Rai, perché devo dire che questo suo gesto aiutò molto i dirigenti di allora. La Rai in quel periodo aveva parecchie frizioni interne, ricordiamo il rapporto controverso fra la presidente Annunziata e il direttore generale Cattaneo. Il buon risultato di quella serata aiutò certamente a tranquillizzare quei momenti.

Direttore artistico del festival di Sanremo sa di ruolo molto complicato, qual è il suo modo di operare?

Sono testardo e se ho un obbiettivo cerco di andare avanti diretto, mirato, concentrato senza farmi distrarre. Non cerco la mediazione. Nella mediazione raramente riesci a centrare l’obbiettivo. Cerco di ragionare molto, do le logiche alle persone. Spiego anche un eventuale no. Uno che frequenta questo ambiente da trent’anni puoi ben immaginare quante persone conosce, quanti amici ha e a volte do dei no molto dolorosi a delle persone che sono molto mie amiche. Ma vado avanti sulla mia strada. Per la Rai Sanremo è un evento che ha un aspetto di costume molto importante e anche un grandissimo rilievo a livello commerciale. Cerco di arrivare ad un evento di successo. Cerco di capire con i conduttori che sono al timone del festival, qual è il Sanremo che si può cucire meglio intorno a loro. Faccio tutta una serie di ragionamenti con tutto il team, per team intendo appunto il conduttore, il suo staff, gli autori, i dirigenti della Rai. Parlo tantissimo e cerco di capire qual è la strada migliore.

Com’è nata l’edizione di successo di quest’anno ?

Quest’anno fin dall’inizio volevo una donna. Che fosse una donna molto popolare. Mi piaceva dare un segnale forte di rinnovamento. A mio avviso il Festival di Sanremo che rischiava di rimanere fermo a se stesso e si avvicinava sempre di più a diventare una specie di “Rotonda sul mare” non andava bene. Oggi la musica può avere meno peso culturale rispetto a 30 anni fa. Io sono nato con De Gregori e Battisti, quindi chi più di me può capire il valore culturale della musica di quei tempi. Oggi però il mondo è cambiato e volevo rappresentare questo nuovo mondo. Ecco quindi l’aggancio con i talent show.

Ed il nome del cantante o della cantante da cui è partito per la formazione del cast ?

Per la costruzione di questo ultimo Sanremo sono partito da Noemi. Appena l’ho sentita cantare e fare il duetto con Fiorella Mannoia mi è piaciuta tantissimo, con questa sua voce spettacolare che mi ricordava anche Gabriella Ferri. Se vuoi ottenere dei risultati devi andare avanti per la tua strada, tanto mi sono accorto che alla fine se fai bene tutti ti vogliono bene, se fai male e non ottieni il risultato, anche quelli a cui credi di aver fatto del bene chiamandoli nel cast, ti voltano le spalle, per cui l’unica cosa che ti protegge sono i risultati. Poi so anche benissimo che quando tu proponi 15 brani in una manifestazione, è impossibile che poi il sistema radiofonico te li assorba tutti, al massimo te ne prende 5-6. Io quindi so benissimo che ci sono alcune canzoni che nascono e muoiono con Sanremo, però servono comunque alla costruzione di uno spettacolo che ricordiamolo è anche televisione.

Nel Sanremo di quest’anno c’è stato anche il caso Morgan. Lei lo avrebbe voluto come ospite ma la Rai ha deciso di no, ci racconta come è andata?

A me piaceva quella canzone e anche l’esecuzione che lui avrebbe fatto sul palco dell’Ariston, perché per la prima volta un artista avrebbe interpretato la canzone e si sarebbe anche diretto.Avevo proposto di farlo cantare fuori gara, poi la Rai, in tutte le sue anime, ha preferito escluderlo in toto. Ho insistito molto, ho fatto molto sul piano umano per Morgan arrivando al limite e forse anche oltrepassandolo, ma per amore di verità devo dire che non c’è stata una persona sola ma una volontà comune che si è formata, non si è alzata una voce che ha difeso Morgan all’interno della Rai. Non è stata una fazione, ma erano tutti unanimi per una decisione drastica.

Alcuni dicono che ormai Sanremo sia diventato una succursale dei talent show, cosa risponde ?

I talent secondo me sono una forma moderna di spettacoli del passato tipo “Cantagiro”, “Disco per l’estate”. Prima per i cantanti esisteva anche tutto un circuito legato molto alla politica delle varie feste di partito, c’era tutto un cammino che in quell’epoca passava da quelle situazioni. Oggi il mondo è cambiato, i talent non sono un ghetto ma una possibilità. Quest’anno, anche per valorizzare Sanremo e pensando che comunque a mio giudizio non si può prescindere dai talent, abbiamo pensato di inserirli nel Festival. Oggi gli artisti che escono dai talent hanno indubbio successo, per esempio, ho collaborato con i Wind music Awards all’Arena ed ho visto che quando sono usciti Marco Mengoni e Noemi, non fammi fare altri nomi, sono stati accolti in maniera schiacciante anche nei confronti di altri grandi artisti della musica.

Non pensa però che il sistema del televoto favorisca troppo i cantanti che provengono dai talent show?

Il fatto che Sanremo possa diventare una specie di Coppa dei Campioni dei talent è una cosa un po’ voluta. Poi se tu mi dici che una certa dimestichezza del sistema di voto può andare a discapito di altri artisti anche più blasonati ti do ragione. Io quest’anno per esempio sono stato molto dispiaciuto dell’eliminazione di Enrico Ruggeri e Irene Grandi. Irene poi è stato l’oggetto del desiderio di tutti questi anni e solo in quest’ultima edizione sono riuscita ad averla. Enrico poi per esempio mi ha detto, e gli do ragione, che “un artista nato in un talent, ha un rapporto con il suo pubblico più abituato col meccanismo del televoto, mentre il mio pubblico magari piuttosto che votarmi viene poi a teatro a vedermi”. Questa sua riflessione la condivido, non so se ci possa essere una soluzione, ma certamente è un meccanismo che andrà corretto in futuro. La mia giustificazione potrebbe essere che poi alla fine non conta molto la classifica della finale. Sanremo è un grande gioco che si sviluppa nei 5 giorni del festival, poi il vero giudizio è del pubblico nelle settimane successive, con le vendite e con i riscontri sulle radio e su internet.

Appuntamento domani su TvBlog con la seconda parte dell'intervista esclusiva a Gianmarco Mazzi in cui si parlerà anche di Sanremo 2011, il progetto musicale di Rai2 "Due" e dell'evento trasmesso su Rai1 dall'Arena di Verona con Antonella Clerici...

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