Francia, choc per il docu-reality “Il gioco della morte” su France 2. A quando “morituri te salutant”?

Infliggere scosse elettriche a un giocatore consenziente per spingere all’estremo un reality show televisivo. Questo l’obiettivo del docu-reality “Le Jeu de la mort” diretto da Christophe Nick che andrà in onda su France 2 il 17 marzo in prima serata, il cui annuncio sta choccando la Francia, dopo aver sconvolto i telespettatori belgi che lo

di marina,

Infliggere scosse elettriche a un giocatore consenziente per spingere all’estremo un reality show televisivo. Questo l’obiettivo del docu-reality “Le Jeu de la mort” diretto da Christophe Nick che andrà in onda su France 2 il 17 marzo in prima serata, il cui annuncio sta choccando la Francia, dopo aver sconvolto i telespettatori belgi che lo hanno potuto vedere in anteprima alla fine di febbraio scorso.

Lo dico subito, il giocatore che si becca le scosse è un attore e ovviamente non c’è elettricità. Ma sono vere l’80% delle richieste di partecipazione al programma in cui i provinati si dicono disponibili a rischiare la vita pur di andare in Tv. Cinque anni fa erano il 60%. Altro dato choccante: sono stati scelti 80 candidati per infliggere le scosse elettriche guadagnando per ogni scossa andata a buon fine 40 euro. Dice il regista Christophe Nick:

Non siamo molto lontani dal baratro. Per superare questo ultimo tabù, ci vogliono quattro elementi: i candidati (e non psicopatici, ma persone del tutto normali), un pubblico che applaude e incoraggia, un’emittente che osa produrre e gli spettatori a guardare.

La domanda perciò che si pongono i francesi è: fino a dove si può spingere un programma televisivo? dopo che un libro “L’Expérience extrême” (Don Quichotte éditions, €18,50) ha scatenato una serie di questioni sul ruolo della televisione. Non siamo più nel campo della tv buona o cattiva maestra, ma se esista e debba esistere ancora un confine tra ciò che è realtà e ciò che è fiction, mimesi, artificio, scimmiottamento della realtà applicato all’entertainment. Vale la pena sottolineare che il documentario è anche oggetto di studio scientifico per stilare il profilo degli “obbedienti” e dei “disobbedienti”e per conoscere i meccanismi che portano i partecipanti a un gioco a prendere decisioni così pericolose.

L’idea del format televisivo di “Le Jeu de la mort” riproduce “L’expérience de Milgram” andato in onda tra il 1960 e il 1963 reso popolare da un film di Henri Verneuil, “I comme Icare”, del 1979 : sotto gli occhi di un medico venivano inflitte a una cavia umana delle scosse elettriche. Questa volta l’esperimento, in cui la cavia umana rischia di morire, diventa futile pretesto per un crudele gioco televisivo.

Nick, probabilmente è andato a scavare nel profondo dell’animo umano, riportando in superficie, nonostante strati di cultura e tecnologia, un pezzo di umanità che pensavamo si fosse evoluto: non siamo evidentemente molto distanti dai giochi degli anfiteatri, dai gladiatori e da quel grido di battaglia: Ave, Caesar, morituri te salutant.

[Via | Sudouest]