Che Tempo Che Fa senza pubblico parte dal Tavolo: il 'Salotto Fazio' evoca Bontà Loro

Che Tempo Che Fa sfrutta il Tavolo per sopperire alla mancanza del pubblico in studio.

Che Tempo Che Fa raddoppia il suo Tavolo settimanale: alla sua seconda puntata senza pubblico in studio, il programma cerca una soluzione strutturale per evitare l'effetto tristezza nel segmento più leggero della sua tripartizione domenicale, quello preserale di Che Tempo Che Farà, e si affida al Tavolo caro alla sua seconda serata.

Fazio raccoglie tutti gli ospiti di segmento intorno al tavolo trasparente, senza però la canonica scenografia barocca alle spalle, per far sì che i presenti fungano da animatori e da pubblico. Pochi ospiti, scena essenziale: la messa in scena esalta la dimensione conviviale che il Tavolo di seconda serata avrebbe dovuto avere nelle intenzioni narritive ma che la quantità di ospiti, l'uso insistito di rvm celebrativi e il rumore del pubblico (sì, perché l'applauso insistito spesso rovina, non aiuta la tv) ha finito per soffocare.

Ci si ritrova, quindi, nella dimensione del primo talk show della tv italiana, quel Bontà Loro di Maurizio Costanzo realizzato in uno studiolo senza pubblico, con quella dimensione intima che voleva essere proprio la chiave di un racconto diverso dalla pomposità retorica della Tribuna Politica e dai lustrini del varietà. La cornice confidenziale serviva proprio a liberare gli ospiti dal proprio ruolo e a favorire interazioni inedite tra politici di primo piano, personaggi pop, nomi della cultura. Non a caso l'acquario scenografico scelto da Fazio dal trasferimento su Rai 1 è un omaggio al maestro Costanzo.

Se la mancanza di pubblico rimanda a quel tipo di talk, la consistenza è ovviamente diversa: una compagnia brillante che dà la sensazione di essere nel salotto di Fazio, in una conversazione rubata a cena. Oddio, c'è troppa consapevolezza televisiva per riuscire a liberarsi dei legacci e offrire davvero qualcosa di rubato, ma la prima mezz'ora scivola con una piacevolezza rara e senza pesantezze da retorica tv, quelle che CTCF ha accumulato negli ultimi anni.

L'assenza di pubblico aumenta il tempo e costringe a riempirlo. Riuscirci bene è la vera sfida, visto che in tv l'applauso è sempre più usato come riempitivo e non come accento. In questo caso la compagnia è adatta, il tono soft è consolante. Abbattute le velleità di varietà, si torna alla parola e con un parterre platea composta da Fazio (che torna a fare quello che sa fare meglio), Carlo Lucarelli (che si può ascoltare per ore), Ale & Franz, il Mago Forest, Raul Cremona è tutto davvero piacevole.

Segue poi il momento con Cottarelli (e in ottemperanza, Fazio e l'ospite non si stringono la mano), Marino Niola da Napoli e Di Bella in collegamento da RaiNews per riprendere il racconto canonico.

La sensazione generale è che le direttive da Coronavirus possano essere un'occasione per ripensare certa scrittura tv, un po' come lo sciopero degli sceneggiatori USA nel 2007 riscrisse i modelli seriali.

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