Giovanni Veronesi a Blogo: "Maledetti amici miei spostato per difendere lo show. Freccero ha svolto un lavoro fantastico"

Giovanni Veronesi spiega a Blogo i motivi del rinvio di Maledetti amici miei: "Vogliono tutelare il programma. Le ultime due puntate sono una chicca. Freccero ha svolto un lavoro fantastico, ha fatto rivivere una rete morta"

Nessuna recriminazione. Anzi, la convinzione che la Rai abbia agito (e stia agendo) per il bene dello show. Le ultime due puntate di Maledetti amici miei non riescono ancora a vedere la luce, ma Giovanni Veronesi continua a difendere le scelte di rete: “Ci hanno spostato al lunedì nella convinzione che sia una serata migliore del giovedì, l’obiettivo è quello di tutelare il programma”, confida il regista a TvBlog.

L’ultima apparizione di Veronesi, Haber, Rubini e Papaleo risale allo scorso 31 ottobre. Da allora un primo rinvio al 18 novembre, poi al 25, poi ancora al 2 dicembre. Sperando si tratti di una collocazione definitiva.

Il 18 c’è la partita, non volevano mandarci contro l’Italia, mentre il 25 non so cosa sia previsto onestamente. Io non mi intendo di televisione, mi lascio trasportare da chi ne capisce di più. Credo si voglia piazzare la trasmissione in un giorno dove può essere visto da più persone possibili. Le puntate che mancano sono una chicca, mi sarebbe dispiaciuto farle scontrare contro una portaerei come Celentano. La decisione è stata unanime”.

Gli appuntamenti conclusivi sono già stati registrati. Puoi fornirci qualche anticipazione su ciò che vedremo?

Alla penultima puntata ci saranno Gino Paoli e Vittorio Cecchi Gori. Non ho mai visto Gino così allegro in vita mia, mentre con Vittorio avverrà una vera e propria reunion. Tutto il cast ha lavorato con lui, siamo stati suoi artisti. Ci ha raccontato i momenti tosti della sua vita. Poi vedrete un regalo di Renzo Piano e un bellissimo omaggio a Francesco Nuti, il mio caro e maledetto amico”.

La concorrenza, come detto, non vi ha aiutato.

Non lo so, non ho mai fatto tv, sono provvedimenti che ha preso la rete. Io mi sono divertito e non ho mai pensato di potermi paragonare ai programmi della prima serata di Raiuno. Maledetti amici miei era un prodotto intimo, basato sulla parola e sull’ascolto. Andavamo a rastrellare un pubblico un pochino diverso, immagino lo sapessero tutti, era chiaro fin dall’inizio. Abbiamo fatto quello che avevamo concordato. Avevano osservato lo spettacolo a teatro, era piaciuto e ne era stata compresa l’impronta. Piuttosto, non pensavo che sarei riuscito a mantenere una così alta qualità per tutti i sette episodi”.

Qual è stato il vostro rapporto con il direttore di Raidue Carlo Freccero in queste settimane complicate?

Freccero ha protetto il programma fino in fondo e lo fa ancora, benché sia in procinto di andarsene. Ha svolto un lavoro fantastico, facendo rivivere un canale morto. Ha dato uno smalto diverso alla rete, non a caso era stato messo lì apposta. Prima che arrivasse, Raidue era un po’ in mezzo tra Raiuno e Raitre, la gente non ci passava mai. Seppur senza picchi di share, Maledetti amici miei ha ottenuto numerosi complimenti sui social, che sono il nuovo indice di gradimento”.

A questo punto tornerete in onda quando Freccero non sarà più al comando della rete. Nutrite dei timori in tal senso?

No. Lui ha lasciato le sue consegne a chi verrà dopo, non credo che cambieranno il palinsesto in due giorni. Sotto Natale saranno previsti anche due ‘meglio di’”.

Vi riconoscete qualche errore?

Maledetti amici miei è stata una trasmissione senza patine. Gli ospiti che hanno partecipato sono stati molto amichevoli. Alcuni erano amici, altri si sono presto adeguati vuotando il sacco in maniera volontaria. La maggior parte delle cose era improvvisata, è successo di dilungarci troppo, ma a me piace la lunghezza. Se in tv è di moda la brevità, allora torno a fare il cinema, dove ho due ore di tempo per raccontare una storia. Amo andare con calma, ascoltare ed essere ascoltato. Sarebbe bello se la Rai fondasse un canale tematico dove si va piano. Sì, un canale della lentezza. Se me lo fanno fare, ci sto”.

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