Tutta colpa di Darwin, divulgazione leggera e (troppo) smart. La spontaneità premia Annalisa

Tutta colpa... si conferma un esperimento rivolto ai giovani. Stile smart lontano dalla tradizionale divulgazione televisiva. Annalisa dimostra credibilità e spontaneità

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Annalisa riprende il percorso di esplorazione sulla scienza e firma la sua personalissima trilogia con Tutta colpa di Darwin. Dopo Einstein e Galileo, stavolta ad essere chiamato in causa è il padre della teoria dell’evoluzione, che ispira la cantante savonese lanciandola in un viaggio alla scoperta delle origini dell’essere umano e della sua evoluzione tecnologica.

La prima puntata parte con una partita a bocce con Roberto Vecchioni, per l’occasione più professore che cantante: “Noi tentiamo di essere uguali a Dio e per essere uguali a Dio non dobbiamo solo soggiornare su questa Terra, ma creare cose che nessuno possa immaginarsi. E una di queste è stato il linguaggio”.

L’idea del progresso e dello sviluppo ha origini antichissime. Motivo per cui Annalisa decide di poggiare le basi all’interno della grotta di Chauvet, la più antica forma d’arte ritrovata in Europa risalente a ben 36 mila anni fa. Si tratta però della replica esatta, inaugurata nel 2015 per salvaguardare la grotta originale che la Francia ha chiuso per sempre al pubblico. Qui tutti gli elementi geologici ed artistici sono stati riprodotti in scala 1:1, rendendolo in più grande duplicato di grotta paleolitica mai realizzato al mondo.

Il viaggio tra passato e futuro prosegue con l’indagine nei segreti del dna e l’intervista allo scienziato giapponese Hiroshi Ishiguro, che ha dato vita ad un suo gemello robot (“sono certo che prima o poi svilupperemo un computer in grado anche di provare emozioni”). Spazio infine all’architetto Stefano Boeri, promotore del progetto di riforestazione metropolitana attraverso il modello degli edifici residenziali sostenibili, che si pone l’obiettivo di portare alberi e boschi in cielo, con annesso abbattimento delle polveri sottili.

Tutta colpa... si conferma un esperimento rivolto ai giovani e, in tal senso, approfitta in pieno del traino de Le Iene. Il riferimento ad un target in prevalenza under 30 viene messo in risalto da una costruzione ‘smart’ (forse troppo?) che consente di affrontare tanti temi senza però approfondirli del tutto. Una sorta di infarinatura che si discosta decisamente dallo stile tradizionale dell’approfondimento televisivo, rendendosi tuttavia aderente all’universo al quale parla Italia 1.

Annalisa, dal canto suo, mescola divulgazione e spontaneità, forte di una laurea in Fisica e di una grande passione per la scienza che la rende credibile. Lo stile è quello di chi si pone sullo stesso livello del pubblico a casa, accompagnandolo per mano in un viaggio dove si condividono esperienze senza superiorità di sorta.

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