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IN GIURIA CON JILL HARPER…

Jill Harper sapete chi è. Tra le molte cose che ha fatto (ha 43 anni) una delle più note è la parte dell’investigatore Sheldon Hawkes nella serie CSI-NY. Ha recitato in diversi film tra cui uno di Spike Lee. E’ amico e sostenitore di Barak Obama. Sul palcoscenico del Roma Fiction Fest,[…]

Jill Harper sapete chi è. Tra le molte cose che ha fatto (ha 43 anni) una delle più note è la parte dell’investigatore Sheldon Hawkes nella serie CSI-NY. Ha recitato in diversi film tra cui uno di Spike Lee. E’ amico e sostenitore di Barak Obama. Sul palcoscenico del Roma Fiction Fest, sollecitato da Milly Carlucci- che conduceva la serata finale dei premi-, ha parlato nel nuovo presidente, ha detto che è stato suo compagno di studi e di partite di basket. Simpatico.

Ho conosciuto Jill Harper partecipando con lui (e con Elena Stancanelli) alla supergiuria per attribuire il superpremio della Fiction Fest. Paolino lo ha già scritto su questo Tv Blog dando conto dei premi, dei vincitori e dell’accaduto della serata. Voglio aggiungere solo qualche considerazione generale, sul Fiction Fest, e una particolare sull’incontro, sulla riunione con Jill e Bianca.

Per quanto riguarda il Fiction Fest posso dire, avendo vissuto molte ore delle sue sei giornate nella sua pancia, che dopo tre edizioni è cresciuto molto, al punto di trovarsi di fronte a delle scelte da fare. L’atmosfera di kermesse, con qualche inconveniente non da sottovalutare, va bene, anzi benissimo, ormai i festival togati (Cannes, Venezia, Berlino) sono mummificati e sono alle prese di una complessa necessità di rinnovarsi, o perire.
Anche il più in salute dei tre, Cannes, si muove nel territorio del cinema che ha sempre meno film degni di una selezione e sempre meno film indipendenti (così come sono stati finora: terzomondisti, “impegnati”, frutto di speculazioni d’autore, incerti, ombelicali) mentre bussano alla porta giovani che si mostrano a loro agio nell’usare le nuove tecniche e però stanno tutti, o quasi, purtroppo nello stretto spazio di confessioni, dolori, insofferenze, leggerezze, impertinenze personali, troppo personali. Infine, la cornice mondana, con o senza tappeto rosso, risulta sempre più forzata e talvolta penosa. I divi non sono più quelli di un tempo e assomigliano molto, troppo a impiegati del successo, con poco fascino e con molto gossip da sartine.
Lo spazio per il Roma Fiction Fest è grande, enorme. Vedremo se sarà in grado di mettere a punto la macchina organizzativa e a dare con maggiore chiarezza e rigore il quadro delle produzioni di fiction. Io qui mi limito a raccontare dall’incontro con Hill Harper perchè ne ho ricavato spunti interessanti. Dovevamo scegliere il prodotto migliore tra i tre vincitori di tre categorie. Jill era nella giuria “lunga serie”, Elena in quella delle “miniserie”, io in quella dei “tv movie”. Non è stato molto difficile mettersi d’accordo nello scegliere “Burn up”, lavoro sui pericoli ambientali legati allo sfruttamento del sottosuolo. Che ha avuto la meglio sui “Buddenbrooks” che con Chiara Gamberale e Ralph Palka, avevano fatto vincere nella nostra categoria, sia perchè la riduzione del celebre romanzo di Thomas Mann ci convinceva, sia perchè regia, attore protagonista e musica ci erano piaciuti molto. Ecco. La supergiuria ha trovato l’unanimità su queste tre ultime scelte e ha promosso “Burn up”. Si manifestava così in modo palese la strada su cui s’incamminerà la fiction. “Burn up” ha le tipiche caratteristiche del prodotto fiction: sociale, suspense, storia attuale, un pizzico d’amore, molto giusto risentimento sugli sfruttatori dell’energia. “Buddenbrooks”, al di là di Mann, e della emozione che riesce a comunicare (dato non secondario), ha imposto l’artisticità vera della sua fattura, la profondità dei significati, la metafora innescata dalla fine di una famiglia devastata dal potere e dagli interessi. “Burn up”aveva bisogno di maggiore verità e calore. “Buddenbrooks” aveva bisogno di una minore rigidità e soprattutto di una ancora maggiore intensità di emozioni.
Conclusione: tre giurati molto diversi tra loro hanno convenuto che la strada da percorrere è quella di soluzioni capaci di essere popolari e internazionali, spettacolo, contenuti, artisticità, capacità evocativa. Più la fiction sarà in grado di diversificarsi e di trovare proposte fuori dai clichè o dai retaggi monumentali più sarà in grado di guardare avanti. I confronti in una rassegna come Roma Fiction Fest sono proficue perchè rimescolano le carte. E personalmente posso dire che persone come Jill Harper, sveglio, preciso, disponibile, sono l’ideale per questi confronti. La fiction ha bisogno di uscire dalla babele e dalla ripetitività. E il Roma Fest in questo senso può avere un grande futuro.
Italo Moscati

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