La Spagna rivoluziona il settore audiovisivo. Zapatero promette: “Basta spot nella tv pubblica”. Esulta Mediaset
Aria di rivoluzione in Spagna, sebbene a metà tra la convenienza politica e l’effettiva opportunità. Il presidente del governo socialista Zapatero ha annunciato a deputati e senatori del Psoe (Partito Socialista Operaio Spagnolo, alla maggioranza dal marzo 2008), riuniti ieri in seduta plenaria per discutere le prossime leggi dell’esecutivo, che è intenzionato a ridurre la
Aria di rivoluzione in Spagna, sebbene a metà tra la convenienza politica e l’effettiva opportunità. Il presidente del governo socialista Zapatero ha annunciato a deputati e senatori del Psoe (Partito Socialista Operaio Spagnolo, alla maggioranza dal marzo 2008), riuniti ieri in seduta plenaria per discutere le prossime leggi dell’esecutivo, che è intenzionato a ridurre la pubblicità nella televisione pubblica (la TVE), raggiungendo così la consorella Francia che si era già adeguata negli scorsi mesi.
Prende forma così la nuova proposta di legge che riformerà il settore audiovisivo, in un periodo di grandi svolte cruciali per la televisione di tutta Europa. La cosa farà molto felice le tv commerciali che avranno molto più potere d’acquisto una volta che, di fatto, la “concorrenza” sarà ridotta a mero strumento governativo: erano state, non a caso, le stesse reti commerciali di cui sopra a chiedere “una drastica riduzione della pubblicità nella tv di Stato”. In questo senso, la riforma prende soprattutto il “la” da una richiesta specifica dell’Unione delle televisioni commerciali (Uteca) che, nel novembre scorso, aveva ribadito al Governo l’esigenza che la Tve non trasmettesse pubblicità e che, anzi, fosse finanziata esclusivamente con fondi pubblici. Non solo: uno dei principali oggetti del contendere è nascosto nella necessità che la tv di Stato si occupi più che altro di trasmettere eventi che NON cadano in competizione con quanto programmato dalle reti commerciali. Esempio: il pagamento da parte della Tve di 60 milioni di euro per i diritti dei campionati di calcio, cifra che secondo l’Uteca ammonta al triplo di quanto pagato delle tv private.
Cosa succederà in questo modo?
Facile a dirsi: la volontà di Zapatero, che sarà presto legge, intendiamoci, limiterà il raggio d’azione della televisione pubblica, proprio perché questa diventerà dipendente al 100% dalle sovvenzioni del governo in carica (quella spagnola non prevede un canone diretto dei telespettatori, a differenza, per esempio, di Italia, Francia e Inghilterra, dove il pagamento del canone alla Bbc è addirittura del doppio rispetto al nostra elargito alla Rai…).
Conseguentemente a ciò, le televisioni commerciali vedranno impennarsi il proprio potere d’acquisto visto che saranno le uniche ad annusare la torta dei ricavi pubblicitari; la Tve sarà relegata a un ruolo di margine, ad uso e consumo del Governo. Tutto ciò rappresenta un vero toccasana per Telecinco e, di riflesso, per la controllante italiana, Mediaset che, non a caso, vola in borsa da alcuni giorni, compreso oggi grazie alle indiscrezioni relative alla stessa Telecinco, la quale, controllata al 50,1% da Mediaset, sarebbe in trattative informali con gli operatori televisivi rivali La Sexta e Cuatro.
La legge attuale spagnola fissa un massimo di 10 minuti di pubblicità per ora di trasmissione per le due emittenti pubbliche, Tv1 e Tv2, di cui è già prevista la riduzione a 9 minuti dal 2010. Zapatero non ha precisato quali saranno i tagli “drastici” previsti dalla nuova legge, ma i cambiamenti verteranno proprio su questi numeri. La mossa politica verte anche a “calmierare” una situazione che stava diventando scottante: la Commissione Europea, infatti, aveva più volte criticato il governo spagnolo per l’applicazione, diciamo così, “creativa” delle norme sulla pubblicità (per esempio i teleacquisti non erano conteggiati) e in particolare per il mancato rispetto della separazione di almeno 20 minuti fra gli stacchi. In novembre, inoltre, la Spagna era stata deferita alla corte di giustizia Ue.