Alberto Rimedio a Blogo: “Onorato di essere la voce azzurra Rai agli Europei 2016. Trapattoni seconda voce originale, con Zenga mi trovo bene”

Intervista a 360 gradi alla voce azzurra della Rai: “Non posso dire per quale squadra tifo. Qualcuno tra i miei colleghi dice di essere tifoso di fantomatiche squadre straniere, io preferisco non dirlo, tanto la maggioranza delle persone lo sa…”

Iniziano oggi, venerdì 10 giugno, i Campionati europei di calcio 2016 in Francia. La voce della Nazionale azzurra, impegnata a partire da lunedì 13 (match contro il Belgio), per la Rai sarà quella di Alberto Rimedio, con il commento tecnico di Walter Zenga. Blogo ha intervistato il telecronista romano classe 1972 che dal 2014, dopo aver seguito l’Under 21, ricopre il prestigioso ruolo che in passato fu di Nando Martinelli e Bruno Pizzul.

Cosa non deve fare assolutamente un telecronista?

Sentirsi più importante dell’evento che racconta.

Come si prepara la telecronaca di una partita?

Studio matto e disperatissimo. Bisogna necessariamente conoscere alla perfezione le caratteristiche delle squadre e dei singoli giocatori. Conoscere le caratteristiche non significa soltanto conoscere i dati statistici. Anzi, questo elemento passa decisamente in secondo piano. Conoscere le caratteristiche tecniche permette di immaginare come possa svilupparsi la partita. La preparazione della partita è a 360 gradi. Lo studio ampio e molto attento si sviluppa non solo alla vigilia della partita, ma riguarda un processo di aggiornamento che va fatto durante tutta la stagione.

C’è qualcosa che col passare degli anni hai eliminato o aggiunto nelle tue telecronache?

Meno dati possibile. Lo spettatore a casa non è assolutamente interessato a conoscere certi particolari, che sembrano quasi uno sfoggio di conoscenza del telecronista. È decisamente più interessato a conoscere l’evoluzione dell’azione. C’è invece l’esigenza, come dicevo prima, di aggiungere elementi legati alle caratteristiche della squadra e dei singoli calciatori che possano far comprendere meglio lo sviluppo della partita.

Hai un modello di riferimento?

La grande scuola Rai, con Martellini-Pizzul. Ovviamente, secondo le esigenze della televisione moderna.

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Qual è la migliore seconda voce con cui hai lavorato?

Diciamo che mi trovo molto, molto bene con Walter Zenga.

I Mondiali in Brasile nel 2014 li hai commentati da solo. Successivamente sei stato affiancato da Stefano Bizzotto, tuo collega. Adesso sei con una voce tecnica. Quale formula ti piace di più?

Sì, io ho sperimentato tutte le formule: da solo, con il supporto del bordocampo molto più ricco come successo per alcune partite di Coppa Italia, con un collega come seconda voce, con un commento tecnico tradizionale, da Trapattoni a Zenga. La formula che funziona di più è quella che prevede una voce giornalistica e un commento tecnico rappresentato da un ex calciatore o da allenatore.

Veniamo a Trapattoni. In qualche momento ti sei sentito in imbarazzo o in difficoltà per il suo modo di fare telecronaca?

Il suo era semplicemente un modo diverso di fare il commento tecnico. Non era un commento tecnico tradizionale. Lui esprimeva tutta la sua personalità e tutta la sua esperienza in maniera differente; era un sistema originale di fare la telecronaca. Sono io che devo adeguarmi al partner di telecronaca e quindi modificare il mio modo di fare telecronaca a seconda delle caratteristiche di chi ho vicino; è semplicemente un problema di adattamento. Quello del Trap è un modo di fare la seconda voce con delle caratteristiche sue proprie che hanno un loro fascino.

C’è una seconda voce della concorrenza che apprezzi particolarmente?

Luca Marchegiani (di Sky, Ndr).

I telecronisti Rai sono penalizzati dai diritti tv?

Non mi sento assolutamente penalizzato.

È però vero che i telecronisti Sky e Premium sono più allenati di quelli Rai.

Io personalmente non mi sento assolutamente penalizzato. Anche perché noi per ogni giornata di campionato facciamo delle telecronache che vanno in onda in differita su Rai Sport 1. Quindi l’allenamento c’è. Non è una diretta, ma è come se lo fosse: facciamo la telecronaca dal primo al novantesimo minuto e questa telecronaca viene presa e, para para, viene trasmessa su Rai Sport 1 in differita.

C’è stata una tua telecronaca disastrosa a causa di difficoltà tecniche o per alcuni tuoi errori?

Ho avuto una difficoltà in Malta-Italia dell’ottobre 2014 perché avevo poca voce. Non è venuta bene.

In Cina per la Supercoppa italiana c’eri tu.

Sì. Lì ci furono problemi tecnici. La regia cinese era completamente fuori dai canoni delle riprese televisive di una partita. In quei casi bisogna essere capaci di gestire la situazione e di tappare le falle. La situazione era indipendente dalle nostre responsabilità.

Ti capita ancora oggi di fare telecronache da studio, da tubo come si dice in gergo?

Molto raramente.

Nelle tue telecronache qual è la percentuale monitor/campo?

95% campo, 5% monitor.

Tra i tuoi colleghi c’è chi ha parlato di “postazioni drammatiche” in alcuni stadi.

Non mi è mai capitato. ‘Drammatiche’ è un aggettivo eccessivo. Ci sono postazioni migliori e postazioni peggiori. La postazione di Napoli non è particolarmente vicina al terreno di gioco soprattutto quando facciamo le telecronache in differita di cui ti parlavo prima. In quel caso noi siamo nel cosiddetto dirigibile, una postazione molto, molto lontana dal terreno di gioco.

La più forte emozione calcistica vissuta in telecronaca.

Italia-Olanda Under 21, semifinale dei campionati Europei del 2013. Gol di Borini, vittoria 1-0 dell’Italia sull’Olanda abbondantemente favorita.

Abitualmente risenti le tue telecronache?

Sì, qualche volta. Per migliorare.

Veniamo agli Europei che iniziano oggi. Il telecronista della Nazionale viaggia con gli Azzurri?

Mercoledì 8 giugno sono partito da Roma, mentre la Nazionale da Milano. Io e Zenga seguiremo percorsi differenti rispetto agli Azzurri perché dovremo coprire e fare le telecronache anche di altre gare. Ci ricongiungeremo al gruppo della Nazionale alla vigilia di ogni partita.

È la tua più importante avventura professionale?

Sì, decisamente.

Senti la responsabilità? Come vivrai l’attenzione mediatica nei tuoi confronti? Da lunedì tutti gli italiani saranno pronti a cogliere un tuo errore in telecronaca e a scriverlo su Twitter…

Grazie a Dio tra le mie caratteristiche c’è quella di rimanere sempre abbastanza freddo. Io non sono sui social network, né Facebook, né Twitter, né Instagram. Niente. Penso di essere poco condizionato da questo punto di vista. La responsabilità è grande nei confronti dei telespettatori e della Rai. Sono onorato di questa responsabilità. Ma non è soltanto una responsabilità, c’è anche il piacere di poter raccontare il Campionato europeo per la Rai.

Per quale squadra di calcio tifa Alberto Rimedio?

Non ti posso rispondere.

Questa è una notizia: non dici ‘non sono tifoso’, come fanno altri tuoi colleghi.

Io sono tifoso come tutti quelli che sono stati appassionati di calcio da ragazzini. Qualcuno dice di essere tifoso di fantomatiche squadre straniere, io preferisco non dirlo, tanto la maggioranza delle persone lo sa (ride, Ndr).

In effetti sul web vieni considerato tifoso della Roma…

Ho giocato a livello giovanile con la Roma e con la Sampdoria.

Ti è stata rimproverata una eccessiva enfasi durante alcune partite di Coppa Italia della Roma. Ti saresti esaltato un po’ troppo per i gol della formazione giallorossa…

Questo non è un problema. Ho ricevuto critiche da tifosi della Roma perché sostenevano che fossi della Fiorentina. Dai tifosi dell’Inter perché una volta ero della Roma, un’altra volta del Napoli. Come altri miei colleghi, sono stato additato tifoso di quella o di quell’altra squadra a seconda delle situazioni. Onestamente non mi crea particolari problemi: se dovessi preoccuparmi di tutte le valutazioni che vengono fatte vivrei abbastanza male. Cerco di essere freddo e di farmi scivolare le cose addosso. So di dover migliorare su tanti aspetti, mi concentro sul mio lavoro. Andrebbe però sottolineata una cosa.

Quale?

Che uno non mette a rischio la propria carriera per fare il tifoso dell’una o dell’altra squadra. Sarebbe una follia. Uno cerca di fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile. Ci sono delle volte in cui il lavoro non viene fatto in maniera adeguata, perché è una giornata storta, perché la telecronaca non va bene, ma sempre nella massima buona fede.

L’obiezione potrebbe essere: nessuno mette a rischio la propria carriera volontariamente, ma magari talvolta non si riesce a controllare il tifo.

Sarebbe molto sciocco fare una telecronaca a favore dell’una o dell’altra squadra mettendo a rischio la propria carriera. Si può fare un parallelo con l’arbitro. Non può esserci un arbitraggio fatto scientemente a favore dell’una o dell’altra squadra perché l’arbitro magari da bambino era tifoso di una delle due squadre. Mi sembra una follia.

Ai Mondiali del 2014, in Brasile, nel corso di Francia-Honduras commettesti almeno due errori vistosi evidentemente dovuti al fatto che fossi solo in telecronaca e – immagino – non avessi nessun coordinatore a supporto in cuffia. Un banale tiro impreciso di Matuidi finito fuori fu trasformato da te in un gol annullato.

Purtroppo può capitare di sbagliare, in casi come questo il fatto di avere una seconda voce può aiutare ad evitare gli errori. Se l’altro errore a cui ti riferisci è il gol di Benzema assegnato con la prima applicazione della tecnologia… quello non fu un errore. La Fifa mandò sui maxischermi e sui nostri monitor di ritorno le immagini del pallone che in un primo momento non era entrato; entrò in rete solo dopo aver attraversato tutta la linea di porta e aver toccato l’altro palo. Le immagini che testimoniavano ciò furono mandate in onda soltanto in un secondo momento. Questo determinò che non soltanto io dicessi che il pallone non era entrato, ma che lo dicessero anche tutti i tifosi allo stadio. E i giocatori dell’Honduras, guardando i maxischermi, protestarono con l’arbitro. Tant’è che dopo questa situazione la Fifa ha disposto che le immagini della goal-line technology devono essere solo quelle riferite all’attraversamento del pallone sulla linea di porta e non le immagini precedenti perché possono indurre alla confusione tutti.

Scrivendo su Google il tuo nome vien fuori anche una vecchia polemica – gennaio 2012 – con Ballarò, allora condotto da Floris. Il talk sforò e ’90° minuto serie B’ su Rai3 iniziò con ritardo. In video la definisti una “gravissima mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti di Rai Sport”.

Erano le 23.30, il ritardo della trasmissione precedente provocò inevitabilmente una serie di difficoltà come l’obbligo di restringere la durata del nostro programma e l’attesa alla quale costringevamo i telespettatori e i nostri colleghi allo stadio. D’accordo con il curatore del programma abbiamo manifestato pubblicamente l’esigenza che un simile sforamento non succedesse più, anche perché in precedenza si era già verificato.

Chiudiamo con il tuo pronostico sugli Europei.

Quarti di finale per l’Italia. Vince la Francia.