Intervista esclusiva ad Alessandro Jacchia, produttore di Albatross: "Soddisfatti dei risultati del Bene e il Male. Ha centrato il pubblico di Raiuno, anche se avremmo preferito una collocazione diversa. Marano? Affermazioni leggere"

TvBlog Awards 2009

Alessandro Jacchia - AlbatrossIn occasione della messa in onda de Il bene e il male (il lunedì alle 21:10 su Raiuno) abbiamo rivolto alcune domande in esclusiva al produttore Alessandro Jacchia di Albatross che ha detto la sua sulla collocazione del lunedì della serie e ci ha anticipato i nuovi progetti in arrivo nei prossimi mesi.

Albatross nasce nel 2002 e annovera tra i suoi successi fiction come 'L'uomo sbagliato', 'L'uomo che sognava con le aquile', 'La terza verità'. Qual è la sua filosofia?

"Abbiamo cercato fin dall'inizio di sintetizzare il nostro pensiero nella volontà di raccontare l'Italia che vorremmo. Raccontare dei problemi sociali non risolti, rivestendoli di una forma che quindi varia di progetto in progetto nel senso della struttura, della durata, del genere: abbiamo realizzato commedie, drama, film d'epoca, thriller e ci stiamo cimentando sulle serie. Il nostro primo proposito è quello di intrattenere poichè siamo società audiovisiva che si dedica appunto a prodotti di intrattenimento, riuscendo a parlare di argomenti cercando di portarli all'attenzione del pubblico e facendoli sentire in qualche modo anche po' anche loro. 'L'uomo sbagliato' è il classico esempio del 'potrebbe accadere anche a te': vai in edicola e ti arrestano per spaccio, così come 'L'uomo che sognava con le aquile' apparteneva al mondo dei problemi che ci riguardano e tutto nacque per una questione personale quando dovetti far sentire gli stessi sapori a mia figlia quando tornavamo nei luoghi della mia infanzia. Di volta in volta insomma siamo andati ad affrontare varie tematiche, cerchiamo sempre nel nostro bisogno di emergere di non andare nel miele dove vanno tutti, ma affrontare una strada meno frequentata e non per questo meno divertente".

Lo scandalo della Banca RomanaHa parlato de 'L'uomo sbagliato' con Beppe Fiorello e ora sta girando una nuova miniserie con lo stesso protagonista, 'Lo scandalo della banca romana'...

"Siamo alla terza settimana di riprese. Il cast è con Beppe ma ci sono anche un grande attore francese, Vincent Perez, un grande del passato come Lando Buzzanca, una giovanotta di belle speranze come Andrea Osvart e soprattutto uno dei migliori registi sulla piazza che è Stefano Reali".

Ci può anticipare qualcosa di questo nuovo progetto?

"E' una storia forte che racconta di un problema importante accaduto oltre 100 anni fa che coinvolse il mondo imprenditoriale, politico, bancario del Paese, spazzando via un'intera generazione: uno schema che rese tutti colpevoli e nessuno responsabilizzabile. Oggi abbiamo vissuto una situazione simile con Wall Street e qualche anno fa con Tangentopoli; noi abbiamo scelto di mettere a punto la scrittura di questo progetto quattro anni fa quindi senza forma di opportunismo perchè ci sembrava una strada interessante per raccontare una questione che si ripete sempre. L'abbiamo costruito come un thriller contemporaneo che potrebbe essere rapportato ai giorni nostri. Non ci sono riferimenti diretti agli anni recenti ma sono certo che il pubblico rimarrà stupito dal vedere come il potere-denaro e la gestione dell'opinione pubblica percorrano gli stessi binari anche a distanza di secoli. Dovrebbe andare in onda nel prossimo autunno su Raiuno".


la Terza veritàTornando ai prodotti passati, 'La terza verità' ha sperimentato il serial thriller. Come mai ha voluto distaccarsi dal solito clichè delle fiction nostrane dal solito finale perbenista?

"La fiction nasce come quasi tutti i nostri prodotti da una mia idea. Riguardo a quella storia ci tengo a raccontare un aneddoto simpatico: un certo giorno di gennaio arrivammo con il regista e la sceneggiatura ad ascoltare le osservazioni della nostra committenza e ci infervorammo parecchio poichè dopo averci approvato la sceneggiatura ci chiesero di apportare dei cambiamenti. Nacque così la versione che avete visto in tv e che ha riscontrato il grande consenso di pubblico".

Negli anni '90, quando lavorava per la Lux, ha lavorato come producer per diverse coproduzioni internazionali. Come è lavorare per produzioni che coinvolgono più partner, stranieri inclusi, che magari hanno esigenze diverse o per lo meno non sempre concordanti al 100%? Come si svolge il lavoro di “sintesi” tra i diversi partners?

"Con un sorriso sulle labbra e grande faccia tosta nel senso che questo percorso di sintesi in alcuni rari casi è favorito dalla definizione in testa di produttore delegato che fa sì che uno dei partner sia superiore in termine di facoltà di decisione rispetto agli altri che diventano partner finanziari. Nella norma delle co-produzioni internazionali ci si trova a dover affrontare degli argomenti 'alti' verso un certo evento storico o contemporaneo. Un esempio classico fu la miniserie 'Carlo Magno' dove si vedeva il racconto dell'uomo che ebbe per primo la visione dell'Europa visto però a seconda dei Paesi da varie sfaccettature: per i francesi Carlo Magno è l'eroe di Roncisvalle che fermò i Saraceni, per i tedeschi è il re che mise insieme i Franchi e i Germanici e fermò le avanzate delle orde Sassoni e per gli italiani era l'Imperatore consacrato a San Pietro dal Papa. Ogni volta occorre trovare una soluzione di mediazione, è un percorso affascinante e di grande coinvolgimento. Ho avuto tra l'altro il privilegio nella mia carriera di far partecipare in una co-produzione la Paramount International per la prima volta con 'Sciusciu' di Lino Banfi, che ebbe un buon riscontro di pubblico".

Il Bene e il MaleParliamo dei prodotti che sono in onda, Il Bene e il Male che va in onda in una collocazione come quella de lunedì in contrapposizione con il Grande Fratello e X Factor. Siete soddisfatti dei risultati in relazione agli obiettivi che vi eravate prefissati?

"Siamo straordinariamente soddisfatti del prodotto, stupefatti del risultato di audience positivo giacchè a noi era stato chiesto di realizzare una fiction che avesse un'originalità, che fosse allo stesso tempo portatore di un genere e di una capacità di penetrazione nel pubblico tradizionale di Raiuno. Il genere lo abbiamo centrato, abbiamo realizzato un poliziesco diverso dai soliti e con questo prodotto abbiamo inaugurato un modello strutturale di racconto che ci vede tracciare dei passi originali. Inoltre con grande stupore abbiamo visto che sia nella prima e nella seconda serata l'ascolto è stato di 5 milioni di telespettatori che sono dai 50 anni in su di città piccole e medie di province di centro sud e scolarità medio bassa per una prevalenza femminile quindi in linea perfetta con la tipologia di pubblico della rete. Abbiamo una permanenza superiore al 50% mentre sono del tutto assenti i giovani, quelli di una classe sociale media e medio-alta e del nord. Non è facile, ma il risultato ci conforta soprattutto sul pubblico tradizionale di Raiuno che si pensava non si sarebbe presentato all'appuntamento."

Avrà sentito quello che aveva dichiarato Antonio Marano, secondo il quale la collocazione di X Factor al lunedì era servita per dare un vantaggio alla fiction di Raiuno. Cosa risponde in tal senso?

"Sulla collocazione di X Factor mi è difficile dare un parere, è una scelta strategica dell'azienda che ha portato il talent a contrapporsi al Grande Fratello per evitare una crescita spropositata di quest'ultimo. Che X Factor andasse ad aiutare Il Bene e il Male mi sembra una di quelle affermazioni leggere a cui ogni tanto ci ha abituato Marano. Il Bene e il Male era destinato ad allargare il target di una rete seduta su un bacino di pubblico di età avanzata ed è stato collocato di lunedì in una serata complicata. Certo, mi avrebbe fatto piacere andare al martedì contro Ris o al giovedì contro Scherzi a Parte. Per quale motivo un prodotto innovativo come il nostro è stato piazzato al lunedì contro due reality?"

Alcuni lettori di TvBlog vedendo "Il Bene e il Male" hanno avuto la sensazione che la storia forse avrebbe retto meglio anche senza gli inserti sulle vite private dei protagonisti. E' stata una scelta degli autori di far vedere questo lato dei personaggi o è stata la rete a chiederlo, per "ammorbidire" la trama?

"E' stata una scelta nostra. Dove finisce per un individuo la vita professionale e la vita privata? In fondo le scelte che facciamo sono un misto di spinte, di ragioni e di pulsioni. Quando decidiamo nel lavoro di accettare un incarico sgradito, lo facciamo perchè siamo degli zimbelli che non hanno la forza di dire di no o forse perchè c'è pagare la retta di scuola di nostro figlio? A nostro parere questa serie ha come caratteristica il cercare di esprimere un concetto: le figure (commissario, giudice, poliziotta) sono portate per propria natura a farci vedere delle persone che se nella loro attività professionale si comportano in un certo modo, nella propria vita privata possano essere soggetti a grandi confusioni emotive. Un magistrato che è profondamente corrotto, un poliziotto che agisce in autonomia e talvolta rompe le legge a fin di bene, come si comporterà nella vita privata? Per questa serie ci tengo a dire che abbiamo avuto gratificazioni dal pubblico e dai membri delle forze dell'Ordine".

Korè I segreti dell'isolaUn altro nuovo prodotto in arrivo è 'Korè – I segreti dell'isola' che andrà in onda a fine febbraio su Canale 5. Quale lavoro è stato fatto per adattarla ai gusti italiani? Su cosa avete agito: sulla caratterizzazione dei personaggi? Sulle scelte registiche? Sulla trama?

"Abbiamo fatto un percorso di identificazione di quelli che potevano essere quegli elementi prettamente italiani che avrebbero potuto trovare un'identità all'interno della narrazione. Abbiamo introdotto usi, costumi, leggende e ambientato la storia in una immaginaria isola piccola della Sicilia, appunto Korè. Abbiamo adattato alla cultura nostra un racconto che sostanzialmente dice che in una piccola isola abbandonata in mezzo al mare esiste un gruppo di persone che si conosce da centinaia di anni e che cela tra loro un grande mistero che arriva dal passato. La prima serie è di 4 puntate e stiamo scrivendo la seconda di 6".

Tra i progetti in arrivo, ce ne può segnalare qualcuno?

"Ce ne sono parecchi in cantiere. Uno di questi è 'L'avventura del Perla', miniserie in due parti, che racconta l'avventura di un gruppo di ragazzi che cercando di adempiere ad una missione impossibile riesce a fare gruppo e diventare uomini. E' un film che avrebbe voluto fare Howard Hawks e che invece dirigerà Stefano Reali per Raiuno. E' il racconto del sommergibile Perla che nel 1941 fece l'incredibile prodezza di circumnavigare l'Africa arrivando alle bocche del mediterraneo superando incredibili ostacoli. Una grande storia d'avventura".

E poi c'è il grande ritorno di Terence Hill con L'uomo che cavalcava nel buio che può essere definito una sorta di sequel de L'uomo che sognava con le aquile...

"Solo ideale, è un'altra maschera che abbiamo sviluppato per Terence. E' un prodotto che parla della capacità di affrontare gli ostacoli. La storia di un mentore che non vuol fare il mentore, la storia di un gruppo di persone che hanno smarrito l'identità e di una ragazzina che ha voglia di affrontare il mondo dell'equitazione ma che si trova tutti contro. La famiglia ha subito infatti un lutto grave e sarà costretta a confrontarsi con il ritorno di Terence, estromesso dall'attività agonistica per aver provocato la morte di un uomo anni prima per doping. Sarà un'occasione per parlare di sport e non solo e andrà in onda a febbraio-marzo su Raiuno".

[Sito ufficiale Albatross]

La ringrazio della sua disponibilità. (Share) L'uomo che insegnava a vincere

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