Che Fuori Tempo Che Fa | 14 novembre 2015 | Le #ParolePerParigi tra ‘str0nzi’ e manieristi

Che Fuori Tempo Che Fa cambia in corsa la puntata di stasera e la dedica a Parigi. Tutti gli interventi della serata su Blogo.

  • 19.55

    Pochi minuti prima della puntata speciale di Che Fuori Tempo Che Fa.

  • 20.10

    E’ iniziato da poco Sconosciuti: mi sa che si parte con qualche minuto di ritardo.

  • 20.16

    CFTCF deve ancora iniziare: qualche minuto in più immagino aiuti a organizzare una puntata messa su in tutta fretta per seguire gli eventi parigini.

  • 20.25

    Finito Sconosciuti. Un po’ di spot e poi in studio, stasera bardato con la Tour Eiffel.

  • 20.30

    Si parte con il video dei pargini che ieri hanno lasciato lo Stade de France cantando La Marsigliese.

  • 20.32

    Mi scuso per stasera. Ma noi questa sera avremmo dovuto fare CTCF, ma i miei amici ospiti non se la sono sentita e li ringrazio per la loro sensibilità. Abbiamo anche pensato di non andare in onda, ma abbiamo pensato che non fosse giusto. Avremmo dovuto fare una puntata allegra e invece i fatti di Parigi ci hanno spinto a questo, anche se io mi sento impreparato”: un lungo monologo di Fazio, toccato dalla strage di Parigi.

  • 20.34

    “Ogni persona è un racconto complesso” dice Fazio.

  • 20.35

    “Per noi è impossibile capire chi pensa che la vita umana non valga nulla davanti a un’idea…Nessun atto terroristico ci farà credere che valga più di un’idea, perdi più folle e sbagliata”: voce rotta per Fazio.

  • 20.37

    Entra in studio Gramellini. Si inizia questo viaggio tra le Parole per Parigi. E si inizia da quella del ministro Gentiloni.

  • 20.38

    La parola scelta da Gentiloni è Bataclan, luogo simbolo degli attentati del 13 novembre 2015.

  • 20.40

    “Non possiamo rinunciare ai valori che i terroristi vogliono colpire. Stiamo prendendo misure di sicurezza senza limitare la nostra libertà. Loro vogliono farci perdere queste abitudini… noi non ci rinunciamo” dice Gentiloni.

  • 20.41″

    “Capisco che la gente sia diffidente, ma dobbiamo sapere che alzare muri è un’illusione. Secondo: dobbiamo combattere, estirpare il terrorismo, soprattutto in Iraq e in Siria dove è diventato uno stato, ma non dobbiamo sacrificare il nostro principio e la nostra libertà. La stessa Francia lo sta facendo con moderazione”. Non è facile. Lo ammette anche il ministro.

  • 20.44

    Da Parigi il corrispondente romano di Libération Eric Jozsef. Aveva pensato a una parola, ma arrivato a Rue Voltaire ha deciso che non era il caso: aveva pensato a Repubblica, facendo anche riferimento alla Piazza da cui era partita la marcia a febbraio e anche il quartiere in cui tutto è successo ieri. Ma quando è arrivato a Parigi ha sentito tutta la responsabilità emotiva e politica di questa parola, detta spesso con leggerezza. Ma alla fine se ne parla, della Repubblica e delle parole d’ordine della Francia: liberté, fraternité, egalité.

  • 20.45

    Gramellini dice che è stato difficile far sbollire la rabbia, Fazio ricorda come le strade di Parigi siano anche sue… Bon, ma se fosse successo a Berlino la partecipazione emotiva sarebbe stata minore? No, vero?

  • 20.49

    Eric racconta di una città viva, che lotta contro il terrorismo di chi li vuole chiudere in casa. La resistenza passa anche attraverso i negozianti che hanno deciso di restare aperti fino alle 20.00 e di non chiudere all’imbrunire, per paura.

  • 20.51

    “Ho incontrato tanti musulmani affranti in queste ore, in lacrime. Per me questa è una speranza. Un’atmosfera diversa qui a Parigi dal dopo Charlie Hebdo: allora si cercarono alibi politici e sociali, oggi non si può”.

  • 20.53

    Si va a Torino con Paolo Giordano, che sceglie come parola Tempio. Ma prima un po’ di pubblicità, introdotta da uno ‘sprazzo’ di Marsigliese.

  • 20.55

    Efficace l’idea della Tour Eiffel come elemento grafico costruito a mo’ di mappa ‘concettuale’.

  • 20.57

    “E’ un quarto d’ora che stiamo qui, ma siamo troppo mosci. Non se lo meritano questi stronzi!” Gramellini vuole cambiare ritmo e non vuole ‘piegarsi’ alla volontà ‘luttuosa’ dei terroristi. La veglia funebre non gli piace.

  • 21.00

    Peccato che Paolo Giordano non segua l’indicazione di Gramellini e vada con tempi alquanto lugubri. Il Tempio cui fa riferimento è anche la Mole Antonelliana, che però stasera non si vede per nebbia. Il riferimento primo è alla ritualità della vita sociale, violata nei suoi templi, come il Bataclan o i ristoranti.

  • 21.03

    Gramellini sceglie immagini e non parole: c’è quella di Davide Martello, l’uomo che ha trasportato il suo piano con la bici e ha suonato Imagine davanti al Bataclan.

  • 21.04

    C’è anche l’uomo salvato dal suo cellulare. Il telefono, si sa, allunga la vita…

  • 21.06

    Da Berlino Marc Augé: la sua parola è Bistrot. “Un simbolo di libertà e di piacere: non bisogna rifiutare il piacere, condiviso o in solitudine. Hanno colpito proprio tutto quello che è piacere e gioia di vivere per la nostra cultura”…

  • 21.09

    Fazio sottolinea proprio come il bistrot in fondo rappresenti la ‘normalità’ di Parigi. Ma normalità è un concetto difficile, dice Augé. “Sono sicuro che domani, dopodomani, i parigini riempiranno ancora i bistrot”.

  • 21.12

    “Stiamo facendo terapia di gruppo con tutti questi programmi” dice Fazio.

  • 21.12

    Si passa al filosofo Nuccio Ordine: la sua parola è Patria.

  • 21.13

    “Io come tanti giovani abbiamo vissuto a Parigi negli anni della formazione. E studiando Giordano Bruno che diceva “al vero filosofo ogni terreno è Patria””. Vabbè, il principio è “siamo tutti parigini”.

  • 21.14

    No, vi prego, la lezione su Giordano Bruno no. Un intervento leccato e preparato, senza anima. Ridatemi Eric Josefz…

  • 21.15

    BRAVO FAZIO! Gliel’hai detto di recuperare gli appunti e di non buttare gli occhi in basso. “Prenda in mano gli appunti. Si capisce che l’intervento è scritto”. Bravo, mille punti.

  • 21.17

    Ma vogliamo parlare della scusa del Prof: “No, è che c’ho le luci che mi arrivano sugli occhi”… seeeeeee, vabbè! La tristezza!

  • 21.18

    In collegamento da Milano (ma non in studio) Geppi Cucciari, che ha alle sue spalle la torre Rai colorata bianco rosso e blu.

  • 21.20

    Approvo la scelta di Geppi Cucciari che sceglie #ThinkforParis, spuntato contro il retorico #PrayforParis. Pensare è meglio. Sempre. “Non dobbiamo diventare degli stronzi razzisti altrimenti diventeremmo peggio di chi ha sparato…” dice Geppi.

  • 21.22

    A Place de la République il prof. Marc Mézard che ha scelto la parola Gioventù, primo obiettivo degli attentati di ieri.

  • 21.26

    Pubblicità.

  • 21.30

    Sergio Rubini e Fabrizio Bentivoglio sono in studio: dovevano presentare “Dobbiamo parlare” a CFTCF. Fazio lo consiglia, anche perché c’è un Bentivoglio romanaccio che stupisce.

  • 21.32

    Leggio, parole, estratti dai Passages di Benjamin e di Festa Mobile di Hemingway. “Roba leggerina” dice Fazio. Beh, se ci ironizza lui…

  • 21.36

    Bella la lettura a due voci. Impietosa per Rubini al cospetto di Bentivoglio, a essere onesti.

  • 21.40

    Simona Molinari in studio. Fazio racconta che quando gli hanno detto che dovevano andare in onda comunque ha chiamato un po’ di amici: qualcuno non se l’ha sentita, lei invece ha detto sì, chiamata due ore prima di andare in onda.

  • 21.41

    Simona Molinari canta Et maintenant di Bécaud. Direi davvero una gran bella scelta.

  • 21.46

    Chiude Gramellini, che sceglie come parole Coraggio. Fino a un momento prima di andare in onda doveva essere ‘Silenzio’ e restare 4 minuti zitto. Invece si riflette sul ‘perché’ di tutto questo, in nome di cosa: di un Dio?

  • 21.47

    “La reazione è quello di andare lì e spaccare tutto. Un giornale oggi ha titolato Bastardi Islamici. La reazione anche un po’ di pancia si può capire, ma non serve…” Ok, devo aver capito male e almeno per due motivi: il primo è che è stato citato quel titolo – dicendo anche che è stato usato da un giornale, peraltro -; il secondo è che subito dopo è stata usata la parola ‘comprensibile’. Ora, io posso capire la logica dell’omogeneizzato e del cucchiaino, della posizione somministrata piano per non far strozzare il neonato dall’altra parte dello schermo, ma tutto ha un limite.

  • 21.51

    E per chiudere, Fazio ‘riaccende’ virtualmente la Torre Eiffel con l’aiuto di Forzano.

  • 21.53

    Tra una citazione di Woody Allen (“Il fatto che esista Parigi e che qualcuno possa scegliere di non viverci resta un mistero) e una dichiarazione d’amore per Parigi, Fazio chiude con una delle cose che per lui, fin da piccolo, ‘sono’ Parigi: la scena di Aristogatti in cui si canta “Tutti quanti voglion fare Jazz”.

“Fabio, siamo qui da 15 minuti ma siamo mosci. Basta con questo tono…. questi stronzi non lo meritano!”

Così Gramellini cerca lo ‘scatto’, il cambio di tono e ritmo di #ParolePerParigi, lo speciale messo su in poche ore per sostituire la puntata di Che Fuori Tempo Che Fa che doveva essere allegra, glamour, in una parola leggera, ma che è stata smontata dopo gli attentati a Parigi. Da quel che dice Fazio nel corso della serata, pare quasi che fosse stata ventilata l’ipotesi di una cancellazione, ma che poi la rete abbia spinto perché si andasse in onda. Da qui la necessità di rivedere ospiti e narrazione, trasformata così nell’altro grande classico dell’autorialità ‘faziana’, che si muove tra il dialogo e il racconto corale, tra la declamazione e la costruzione ‘ipertestuale’ che passa attraverso parole-ombrello (o simulacro) lungo le quali dipanare la propria riflessione.

E si gioca proprio con quest’ultima formula. L’escamotage della parola è efficace. Lo dimostrano i tweet che piovono sul profilo del programma con l’hashtag #ParoleperParigi. In puntata, invece, l’escamotage funziona almeno per i primi due interventi, incluso quello del ministro Gentiloni, forse perché non mi aspettavo niente da molto diverso da quello che è venuto fuori. Dà il suo meglio col giornalista di Libération, che fa sentire con la sua emozione e la sua partecipazione di cronista e di parigino tutta la forza della parola “République“.

Aprés lui, le déluge.
Si cade nella spremuta di meningi, nel manierismo asettico e respingente che emerge dagli interventi dello scrittore Paolo Giordano, volendo anche nella lettura di Rubini e Bentivoglio, di cui va apprezzata la voglia di esserci e di mettersi in gioco, ma con scelte che sottolineano più la voglia di ricercatezza (Hemingway e Benjamin) che il coinvolgimento del pubblico, sia pure di quello culturalmente alto tipico del programma.

Ma ‘l’apice’ si tocca con l’intervento del filosofo Nuccio Ordine (qui il video), con la sua lezioncina scritta su Giordano Bruno talmente smaccata da spingere lo stesso Fazio a ‘svelare il trucco’. “Prenda in mano gli appunti, si vede che sta leggendo“, dice Fazio. Un momento imbarazzante, sia per il prof sia per il racconto. Capisco che Fazio abbia dovuto dar fondo alla sua agendina per contattare in poche ore un parterre di ospiti adeguato, ma forse qualche numero farebbe bene a depennarlo (o a usarlo solo per diletto personale).

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Solo Geppi Cucciari prova a dare il senso di quello che per Gramellini doveva essere il programma: un omaggio alla Parigi ferita, tra riflessione e voglia di reagire. L’impressione, invece, è quella che sia stata concepita come una sorta di veglia funebre, con tanti amici chiamati a fare una Laudatio Funebris per lenire il dolore di una strage, ma soprattutto il dolore personale di Fazio, da sempre legato alla capitale francese. Lo capisco, perfettamente. Ma il tasso di autoreferenzialità – scandito dal prologo iniziale e dall’omaggio finale agli Aristogatti – ha finito per dare la sensazione di una seduta di autoaiuto. A uso personale, però, più che collettivo.

Fazio ha, però, assolutamente ragione quando afferma che “stiamo facendo terapia di gruppo con tutti questi programmi“, riferendosi anche al fiume di dirette no-stop che hanno (incredibilmente) invaso anche i palinsesti generalisti del weekend (ancor più eccezionale). Un modo per elaborare il lutto, per digerire l’impossibile, gestire l’impreparazione alla vita, almeno nel migliore dei casi. Ma #ParolePerParigi sembra davvero studiato per lenire un dolore intimo, personale, talmente profondo da portarmi, malevolmente, a pensare che se la strage fosse accaduta altrove, il racconto si sarebbe dipanato per ben altre strade. Illazioni, supposizioni, impressioni, senza dubbio. Ma il dubbio mi ha purtroppo toccato.

Bataclan, Tempio, Repubblica, Bistrot, Gioventù, Patria, #thinkforparis, Coraggio: queste le parole venute fuori dal programma, condite da una (bella) esibizione di Simona Molinari (penso il momento migliore insieme all’intervento da Parigi di Eric Josefz) e dalla (banale) raccolta di immagini proposta da Gramellini, che ha sfoderato il pianoforte apparso al Bataclan al miracolo del cellulare che ha salvato un uomo allo stadio. Colore, insomma. Sul finale, poi, quel riferimento fatto da Gramellini al titolo apparso oggi in rassegna stampa (no, la parola ‘giorn…’ proprio non mi vien fuori…), insieme alla celebrazione della “dura lotta dello Stato al terrorismo negli anni ’70“, la complessiva costruzione narrativa sulla parola ‘Coraggio’ mi hanno perplesso almeno quanto quello “stronzi” indirizzato ai terroristi che ha tutto il sapore dell’invettiva retorica puramente colloquiale, utile a recuperare quella ‘pancia’ che si cerca sempre di evitare ma che poi resta un ottimo artificio acchiappa-consensi. E applausi.

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Tra la testa e la pancia, però, ci può essere un pizzico di anima. Non il ‘cuore’ abusato (e calpestato) per audience. Proprio l’anima, quella impalpabile ma che dà sostanza. Lo hanno saputo fare Eric Jozsef e la Cucciari, Simona Molinari con una semplice canzone e Marc Mezard con quel suo richiamo alla gioventù obiettivo del terrorismo.

Ecco, forse la parola che è mancata stasera era Semplicità. La sottrazione è sempre stata una delle arti di CTCF: resiste nella regia, si è un po’ persa nella narrazione. Stasera ci voleva. Tutta.

Che Fuori Tempo Che Fa diretta 14 novembre 2015

Che Fuori Tempo Che Fa | 14 novembre 2015 | #ParoleperParigi | Anticipazioni

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Che Fuori Tempo Che Fa di stasera, sabato 14 novembre, si trasforma in #ParoleperParigi per raccontare quanto è successo ieri (e sta accadendo oggi) a Parigi. Una serata particolare, come annuncia il profilo Twitter del programma.

#paroleperparigi prende il posto di #chefuoritempochefa. La trasmissione di questa sera si occuperà di quanto successo a Parigi.

Cambia, quindi, tutto il parterre di ospiti. Fabio Fazio e Massimo Gramellini, in diretta, saranno in collegamento con il Ministro degli Esteri On. Paolo Gentiloni, mentre da Parigi interverranno il giornalista di Libération Eric Jozsef e il Direttore dell’École Normale Supérieure Marc Mézard; collegamento da Berlino con l’antropologo Marc Augè, mentre a Torino c’è lo scrittore Paolo Giordano; collegamenti anche con il filosofo Nuccio Ordine e con Geppi Cucciari, già ospite prevista della serata, reduce del gruppo originale di ospiti con Sergio Rubini e Fabrizio Bentivoglio, che saranno in studio. Saltano, quindi, le ospitate di Marco Mengoni, Amanda Lear, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Fabio Volo e anche il controcanto leggero di Nino Frassica. Intanto Marco Mengoni ha lasciato ad Alda Merini il ‘compito’ di esprimere le sue emozioni.

“Alle volte il silenzio dice quello che il tuo cuore non avrebbe mai il coraggio di dire. Alda Merini”

Che Fuori Tempo Che Fa | 14 novembre 2015 | Anticipazioni e ospiti

Appuntamento questa sera, alle 20.10, in diretta su Rai Tre, con il consueto appuntamento settimanale di Che Fuori Tempo che fa, condotto da Fabio Fazio. Come ogni sabato alle 20.10, il conduttore, insieme a Massimo Gramellini, analizza l’attualità con ospiti in studio e in collegamento.

Che fuori tempo che fa, 14 novembre 2015: Anticipazioni

A partire dalle 20.10, in diretta su Rai Tre, andrà in onda la nuova puntata di Che Fuori tempo che fa. Il conduttore, Fabio Fazio, insieme al collega Massimo Gramellini, intervisterà un nutrito gruppo di ospiti per parlare, anche, degli avvenimenti più importanti della settimana, tra cultura, intrattenimento e attualità. Noi di Blogo, ovviamente, seguiremo la puntata con il nostro puntuale liveblogging.

Che Fuori Tempo Che Fa, 14 novembre 2015, Ospiti

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A Che fuori tempo che, in studio la pittrice – per 15 anni musa del grande Salvador Dalì – ma anche cantante – con 15 milioni di dischi venduti nel mondo – e attrice, le vite di Amanda Lear sono sicuramente molteplici, incredibili e coinvolgenti; Marco Mengoni, torna per proporre – in video – Ti ho voluto veramente bene, il primo singolo di lancio del nuovo album di inediti, Le cose che non ho, in uscita il prossimo 4 dicembre. Maria Pia Calzone è la moglie di Fabrizio Bentivoglio mentre Isabella Ragonese convive con Sergio Rubini e sono i protagonisti – ma Rubini è anche co-sceneggiatore e regista – di Dobbiamo parlare, nelle sale dal 19 novembre. Il controcanto comico della serata è affidato all’inedito trio composto da Geppi Cucciari, Nino Frassica e Fabio Volo.

Che Fuori Tempo Che Fa, 14 novembre 2015: | Diretta

Che Fuori Tempo Che Fa si può seguire dalle 20.10 su Rai 3 in diretta e in streaming sul sito della Rai. Successivamente, sul sito Rai.tv, verrà caricata la puntata integrale.

Che Fuori Tempo Che Fa, 14 novembre 2015: | Second Screen

Su Twitter è possibile commentare con l’hashtag ufficiale #Chefuoritempochefa.

Noi di Blogo vi diamo appuntamento alle 20.10 circa per seguire, insieme a voi, la puntata, minuto per minuto. A più tardi!

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