Home Gossip Chi era Annamaria Palermo, la madre di Myrta Merlino: tra genialità, ferite private e storia del Novecento

Chi era Annamaria Palermo, la madre di Myrta Merlino: tra genialità, ferite private e storia del Novecento

Myrta Merlino racconta la madre Annamaria Palermo nel libro La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale, uscito il 29 settembre 2026 per La nave di Teseo.

28 Ottobre 2026 15:36

Da una storia di famiglia, privata e piena di nodi, prende forma anche un pezzo di Novecento: Napoli, Parigi, la Cina, New York. Non è solo il ritratto di una studiosa fuori dal comune. E non è neppure soltanto il racconto di un rapporto madre-figlia segnato da strappi, silenzi e ferite. La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale è un memoir in cui la giornalista e conduttrice Myrta Merlino rimette insieme affetto, rabbia, memoria e domande rimaste aperte per anni.

Il memoir: una madre al centro di una vita e di un’epoca

Con La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale, Myrta Merlino sceglie il memoir per raccontare una figura familiare complessa: Annamaria Palermo, morta nel 2017. Ma il libro, pubblicato da La nave di Teseo, non resta chiuso dentro casa.

Parte da una vicenda privata e subito si allarga: la Napoli del dopoguerra, il clima del Sessantotto, la scoperta della Cina di Mao, poi l’America degli anni Ottanta, con New York come luogo di promessa e di frattura. Merlino non fa un santino della madre. La guarda nella sua intelligenza, nella sua libertà, nelle sue fughe, nelle sue assenze.

Il sottotitolo parla di una “mamma geniale”, ma quella genialità non viene mai separata dal prezzo pagato da chi le stava accanto. Anche dentro la famiglia.

Annamaria Palermo, dalla Napoli del dopoguerra alla sinologia

Annamaria Palermo, nata nel 1943 a Cesa, in provincia di Caserta, è stata una delle figure legate allo studio della lingua e cultura cinese in Italia. Il suo percorso comincia all’Università Orientale di Napoli e prosegue a Parigi, dove approfondisce la letteratura cinese del Novecento. La passione per la sinologia arriva presto, in un’Italia ancora lontana dalla Cina e dai suoi linguaggi, e la porta poi a insegnare proprio all’Orientale.

Chi era Annamaria Palermo
Chi era Annamaria Palermo, la madre di Myrta Merlino (TvBlog.it)

Nel libro, quella Napoli è insieme casa, memoria e luogo di studio. Merlino restituisce la madre come una donna brillante, insofferente alle gabbie, capace di attraversare mondi diversi quando per molte coetanee il confine della vita possibile era ancora molto più stretto. Una madre ammirata. E difficile. Sullo sfondo scorrono le trasformazioni di un Paese che cambia: università, militanze, viaggi, emancipazione femminile, ambizioni professionali. Tutto entra nel racconto, ma senza perdere mai il filo più intimo.

Madre e figlia, tra adorazione, distanza e tradimenti

Il punto più scoperto del libro resta il rapporto tra madre e figlia, fatto di adorazione, distanza e ferite rimaste aperte a lungo. Myrta Merlino racconta l’infanzia di una bambina che cercava normalità in una famiglia sentita come “complicata, irregolare e poco comprensibile”. Una bambina che finiva per idealizzare i nonni mai conosciuti, Giulio e Giulia, trasformandoli in presenze quasi perfette. È uno dei passaggi più rivelatori del memoir: dice il bisogno di ordine, di protezione, di un posto sicuro, mentre la vita adulta intorno sembrava sfuggire.

La giornalista non nasconde i tradimenti emotivi, le mancanze, la sensazione di non essere stata difesa. Eppure non scrive contro la madre. Scrive dentro quella relazione, con una fedeltà dura, a tratti dolorosa, cercando di tenere insieme la bambina ferita e la donna adulta. La madre geniale non viene assolta né condannata. Viene guardata da vicino.

New York, la ferita che pesa sulla maternità

Tra gli episodi più duri c’è quello di New York, ricordato da Myrta Merlino anche in un’intervista al Corriere della Sera. Nel 1981, a dodici anni, andò a trovare la madre negli Stati Uniti e si ritrovò spaesata davanti a un mondo adulto che non capiva. Merlino ha raccontato una sera in discoteca: la madre in pista, un uomo che le riservò attenzioni non gradite e lei, ragazzina, in cerca di protezione. La risposta fu qualcosa come: “divertiti, balla”. “Mi sono sentita sola e indifesa”, ha ammesso. Quella scena diventa una chiave del libro, perché spiega una rottura durata anni e, insieme, il modo in cui la giornalista ha poi vissuto la propria maternità.

Madre dei gemelli Giulio e Pietro Tucci, nati nel 1997, e di Caterina Arcuri, nata nel 2004, Merlino ha spiegato di aver spesso messo i figli davanti alle occasioni professionali, evitando trasferte troppo lunghe. Non per rinunciare alla carriera: da Napoli si trasferì a Roma quando i gemelli avevano un anno, scelta allora criticata in famiglia. Ma per non ripetere quella solitudine. Qui la memoria non chiude i conti. Li rende leggibili.