Pino Strabioli in esclusiva a TvBlog: “Accendere i riflettori sulla cultura è fondamentale anche in tv, vorrei intervistare Mattarella. Un faro in questi tempi bui”
Pino Strabioli torna nel pomeriggio di Rai3 con Caffè Italia. Il noto interprete e conduttore televisivo si racconta in esclusiva a TvBlog per parlare delle novità stagionali legate alla trasmissione con qualche accenno ai progetti per il futuro.
Pino Strabioli è un riferimento in ambito teatrale, ma anche un punto di forza del piccolo schermo. Un uomo dalla florida carriera che ha gettato le basi, insieme a Costanzo e tanti altri grandi della televisione italiana, del talk show. L’obiettivo primario è sempre stato uno solo: mettere in risalto la cultura con le sue innumerevoli sfumature e sfaccettature. Oggi c’è bisogno di sottolineare qualcosa che in molti (evidentemente non abbastanza) pensavano fosse prassi.
La cultura e gli eventi sono il motore intellettivo di un Paese. Quando si parla di educazione affettiva e all’empatia si deve partire anche dallo studio dei fenomeni culturali che compongono il tessuto sociale di uno Stato. Cinema, poesia, teatro e fotografia sono esempi artistici cardine – al pari della pittura e scultura – che tratteggiano epoche storiche e accarezzano (grazie all’estro degli artisti che le hanno agevolate) l’immortalità. L’essere umano è mortale e fallibile, ma il segno che lascia può essere una traccia per il futuro. Caffè Italia, nello specifico, propone uno spartito di novità, tendenze e punti fermi in ambito culturale.
Pino Strabioli si racconta a TvBlog
La trasmissione è alla seconda stagione televisiva all’interno del Daytime di Raitre, abbiamo parlato con Pino Strabioli delle aspettative e le possibilità di un formato che tende – per sua natura – ad alzare l’asticella e garantire uno spazio di conversazione in cui partire da un tema per leggere la società, i suoi cambiamenti e le sue contraddizioni. L’appuntamento con questo salotto esclusivo che accende i riflettori sulla cultura e i suoi fenomeni più rilevanti è ogni lunedì alle ore 15.25 su Raitre. Il conduttore del format, insieme a Greta Mauro, ha affrontato in esclusiva a TvBlog diversi argomenti per gettare le basi di una stagione incoraggiante non solo in ambito televisivo.
Caffè Italia e la cultura in televisione
Caffè Italia riparte: quant’è importante tenere accesi i riflettori sulla cultura italiana oggi e perché?
“Oggi è fondamentale per far capire che la cultura è fondamentale nell’emancipazione e nell’evoluzione sociale di un Paese. La sensibilità collettiva si alimenta attraverso una consapevolezza generale della bellezza e delle possibilità artistiche che abbiamo a disposizione. Io cerco di tenere i riflettori accesi sul teatro, sui concerti, sulla lirica e su tutto ciò che trasuda arte e cultura per lasciare un messaggio importante a chi guarda. Non lo faccio da oggi, ho sempre cercato di farlo nel tempo e nel corso della mia carriera. Credo sia fondamentale perché l’avvenire passa anche attraverso l’esempio che diamo su e giù da un palcoscenico. Sia teatrale che televisivo”.

L’importanza dei luoghi simbolo tra cultura e intrattenimento
L’abbiamo vista recentemente anche alla riapertura del Teatro Valle a Roma: una battaglia vinta dopo anni di lotte anche con un’occupazione. Quanto conta ripartire dai luoghi simbolo anche nel racconto mediatico?
“Anche questa nuova stagione del Caffè avrà una rubrica dove racconto i teatri storici per far capire l’importanza e il valore che ha un teatro. Il Valle finalmente è stato riaperto, intitolato a Franca Valeri, l’occupazione è stata un momento di denuncia culturale ma ora la struttura è tornata alla città. Nelle prossime puntate racconterò La Fenice che, purtroppo, ha subìto due terribili incendi dalle parti di Venezia e poi è stato recentemente restituito alla città riuscendo a riparare danni ingenti. È molto bello vedere l’impegno profuso per salvaguardare i teatri e certi luoghi di cultura che non sono semplicemente edifici storici, ma anche e soprattutto luoghi di incontro dove le persone vanno, si emozionano e si divertono. Le rinascite confermano il patrimonio teatrale enorme di cui disponiamo. Noi, con Caffè Italia, cerchiamo di ricordarlo ogni giorno”.
Gli eventi live: i numeri delle produzioni
Voi portate alla ribalta anche argomenti piuttosto complicati, anche se necessari, legati agli addetti ai lavori delle manifestazioni culturali: che clima c’è attorno a questo mondo?
“A me ogni volta che scrive un giovane, oppure mi contatta sui social, o magari capita che facendo teatro vengano a salutarmi per chiedere anche da dove cominciare per fare questo mestiere, dico sempre che occorre partire da sè stessi, dalla formazione e dallo studio. Senza dimenticare una massiccia dose di curiosità. Il teatro, ma tutto lo spettacolo dal vivo non è soltanto quello che vediamo sul palco o in scena. C’è tutto un indotto e un sistema produttivo molto importante. La cultura è anche produzione, incasso e guadagno. Ci sono dei numeri da tener presenti. Noi – con il Caffè – abbiamo una collaborazione con un ente importantissimo che è la SIAE e leggevo un documento a tal proposito con numeri incredibili rispetto alla produzione degli spettacoli dal vivo. Il comparto legato agli eventi non va abbandonato, al contrario va coltivato e fatto crescere in ogni settore: dal cinema e l’audiovisivo allo spettacolo dal vivo. Io son più vicino a quest’ultima fattispecie, ma conta ogni tipo di formazione e affermazione”.
Il contributo dei professionisti
Lei è a contatto con tanti professionisti e professioniste del settore televisivo e cinematografico, oltre che teatrale, nota più collaborazione rispetto a certe battaglie oppure no?
“Sai, gli ideali e le prospettive vanno assolutamente coltivate. Da poco ho visto questa serie di Emanuela Fanelli (Peccato ndr) e l’ho trovata assolutamente importante, urgente e divertente. C’è tutto un movimento anche nel teatro di proposte assolutamente interessanti: esiste la fatica e la voglia di proporre cose nuove, bisogna difendere ognuno come può – nei suoi piccoli spazi – la libertà e l’onestà intellettuale. Oggi credo che questa urgenza si cominci a sentire sempre più concretamente in ogni ambito culturale”.
Alzare l’asticella
Come si fa a ripartire con una trasmissione dai valori ben precisi e da una cifra stilistica chiara cercando di alzare ulteriormente l’asticella?
“Questo proviamo a farlo con la sintonia e la collaborazione, con Greta (Mauro ndr) su questo c’è ottima sintonia. Nel momento in cui si propone un determinato linguaggio con altrettante proposte culturali, da un sovrintendente a un filosofo fino ad arrivare a un curatore di una mostra, non bisogna stare tanto a guardare gli ascolti ma darsi del tempo e abituare le persone all’offerta in atto. Noi non siamo un quotidiano, siamo un settimanale, per cui la gente ci deve – a poco a poco – scoprire. Per esempio: chi riesce a fare una divulgazione culturale intelligente e ironica è Geppi Cucciari con Splendida Cornice al momento. Quello è un programma che riesce a mescolare linguaggi. Noi facciamo un’operazione diversa che è quella di pungolare gli affezionati con stimoli e suggestioni diverse un appuntamento dopo l’altro”.
Il Presidente Mattarella
Abbiamo sentito anche Greta Mauro in questi giorni, ha detto che questa edizione sarà caratterizzata da incontri molto particolari con tanti ospiti: ce ne dice uno che ancora non ha avuto e vorrebbe avere in trasmissione?
“Sisi, dunque, se Greta ha detto che avrebbe piacere a intervistare il Papa, io rilancio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarebbe bellissimo anche soltanto parlaci per qualche istante, anche a telecamere spente. In questo momento è un faro per tutti noi, gli chiederei semplicemente di non lasciarci soli continuando a fare ciò che sta facendo egregiamente”.
Le nuove frontiere del talk show
Lei ha un po’ cambiato le carte in tavola rispetto al talk show: mette al centro la conversazione autentica senza inseguire necessariamente i ritmi spasmodici attuali. È difficile perseguire questo obiettivo?
“Sì, è più difficile rispetto al passato perchè la soglia di attenzione è calata e lo diciamo sempre con la tecnologia si brucia tutto in pochi minuti. Anche io negli anni ho fatto delle interviste che duravano mezz’ora, penso a Paolo Villaggio, penso a Carla Fracci, penso a Luca Ronconi e Mariangela Melato, ci si poteva prendere del tempo. Oggi si deve andare verso una sintesi necessaria. L’importante è non rischiare di restare troppo in superficie. Un pensiero, un concetto, va approfondito anche all’interno di una chiacchierata. È necessario del margine di analisi per mettere a fuoco ogni questione. Noi instilliamo una curiosità nel telespettatore per poi andare ad ampliare una visione iniziale nell’insieme ogni argomento trattato garantisce. Già questo è importantissimo. Gli spunti vanno portati all’attenzione della platea per poi continuare a cavalcare un determinato filone”.
La soglia dell’attenzione
A proposito di soglia dell’attenzione sempre più sottile: questa condizione cambia in base all’ambiente di riferimento, pensiamo ai tempi teatrali, quindi è ancora possibile educare le coscienze e le menti a un approccio diverso magari più ponderato?
“La mente ha bisogno di essere ri-allenata e ri-abituata a un’alternanza. Chi frequenta i teatri o chi va al cinema sa che si deve prendere del tempo e in quel margine a disposizione riesce a esplorare nuovi orizzonti. Ora non so se uno spettacolo di otto ore, come quelli meravigliosi e colossali come quelli che faceva Luca Ronconi, oggi avrebbe tutto quel pubblico che c’era nel passato. Quindi forse anche nei teatri la soglia di attenzione un pochino si è accorciata, però io vedo che l’ora e mezza di teatro ancora oggi impone l’assoluto silenzio e la concentrazione. Al netto di qualche ignorante che riesce ugualmente a far squillare il telefonino durante una performance. Non si è allenato a quest’alternanza. Questo succede, ma è sempre una questione di educazione e ri-educazione. Spegnete i telefonini, metterei degli armadietti all’entrata dei teatri e li sequestrerei per l’intera durata dello spettacolo (ride ndr). Tornando alla domanda iniziale, sì tutto è ancora possibile relativamente all’approccio e alla resa, ma i paradigmi televisivi stanno cambiando e bisogna adeguarsi. Non rassegnarsi alla velocità, ma adeguarsi a nuovi standard”.
Il prossimo futuro
Nel prossimo futuro vorrà sperimentare ancora qualcosa in televisione a livello di format?
“Nel prossimo futuro sarebbe bello se Caffè Italia diventasse un quotidiano. Lo abbiamo pensato tante volte insieme a Greta (Mauro ndr). L’importanza di coltivare un linguaggio, su questo ci sto lavorando, per consegnare anche alle nuove generazioni la memoria dei grandi. Il nostro Paese fatica talvolta a celebrare come si deve la memoria delle grandi figure culturali che ha avuto, io ho potuto – con mia grande fortuna – incrociarne più di qualcuno per cui mi piacerebbe tornare a raccontarli”.