Antonio Ornano in esclusiva a TvBlog: “Un comico oggi deve squarciare l’ipocrisia che ci circonda, abbiamo il privilegio di poterlo fare da un palco”
Antonio Ornano si racconta in esclusiva a TvBlog. Il noto comico è tra i protagonisti della nuova edizione di Zelig, ma anche nei teatri con il suo ultimo spettacolo dal titolo Ingrato. Una carriera ricca di opportunità con qualche sorpresa e tante aspettative.
Un palcoscenico è come un trampolino può lanciarti verso il successo oppure catapultarti nell’abisso. Quando, poi, c’è di mezzo la comicità i margini tra successo e abisso sono ancor più labili. Far ridere è una peculiarità che chiunque vorrebbe possedere, a riuscirci con estro e originalità sono davvero in pochi. I migliori, inoltre, fanno ridere, emozionare e persino riflettere. Coloro i quali che suscitano tutte queste suggestioni insieme in Italia si contano sulle dita di una mano, per questo riempiono palchi e popolano programmi tv.
Uno in particolare ha sempre accompagnato generazioni fra sorrisi spontanei e riflessioni di vario tipo. Si tratta di Antonio Ornano, il quale sta portando in giro il suo tour – nelle varie regioni italiane – dal titolo Ingrato e nel frattempo torna a Zelig tra gli artisti più attesi del panorama televisivo italiano. Come se non bastasse, il prossimo 26 ottobre 2026 sarà ospite del Festival Frequenze in Sardegna dove porterà parte del proprio spettacolo con l’aggiunta di qualche aneddoto sulle sue origini sarde e non solo.
Antonio Ornano ai microfoni di TvBlog
Un artista poliedrico in grado di mettere insieme comicità e teatralità in una combinazione efficace e particolarmente coinvolgente come dimostrano i numeri di riferimento tra pubblico e critica per determinare i suoi successi. Nonostante abbia l’agenda piena, è riuscito a raccontarsi in esclusiva a TvBlog tra aspettative e progetti con qualche piccolo spunto per il prossimo futuro. Teatro, televisione e prospettive lavorative fra un sorriso e un pizzico di sana emotività.
La forza della comicità
Antonio, la forza della sua comicità è sempre stata l’autenticità dei racconti: parte da qualcosa di vero per poi esasperarlo e suscitare un sorriso sincero in chi guarda e ascolta. È sempre difficile trovare spunti, oppure la quotidianità aiuta ancora notevolmente?
“La quotidianità garantisce sempre un ampio margine d’ispirazione: è ovvio che non è un qualcosa che arriva in automatico. Non mi è mai capitato di sedermi e in automatico arriva l’ispirazione, però quando si è particolarmente tranquilli secondo me si possono cogliere tantissimi spunti. La realtà che ci circonda, gli amici, la famiglia. Sono tutte cose utili che fanno scaturire un punto di vista: essere comici vuol dire esasperare un punto di vista. Questo ci sarà per sempre”.

Gli spunti per le esibizioni
Ormai attinge più dalla sua quotidianità o da quel che vede intorno a lei?
“Secondo me è un cinquanta e cinquanta. Continuo ad avere la mia quotidianità familiare, sono spunti nuovi quelli che affronto perchè i miei figli stanno crescendo, il rapporto con mia moglie è diverso rispetto a quello che poteva essere 15 o 20 anni fa, la mia vita subisce degli eventi che entrano a far parte dei miei spettacoli. Possono essere anche molto difficili, ma riuscendo sempre a superarli è possibile anche scherzarci sopra. Come faccio, appunto, nel mio ultimo spettacolo. Il mio punto di vista sul mondo, invece, è fonte d’ispirazione ma come vedo la società lo applico sempre a quello che vivo giorno per giorno. Le ipocrisie che affrontiamo, la mancanza di autenticità in alcuni aspetti e tante maschere che troviamo lungo il nostro cammino”.
Il nuovo spettacolo teatrale
A tal proposito, la sinossi del suo spettacolo teatrale Ingrato recita: “La sensazione è che siamo talmente impegnati a cercare di diventare quello che il mondo vorrebbe che fossimo che abbiamo dimenticato quello che siamo”. Ecco, secondo lei, chi siamo?
“Siamo un prodotto di input esterni. Rischiamo di essere una somma di quel che ci viene suggerito dagli algoritmi, rischiamo di essere uniformati agli standard omologati che la società ci mette davanti. Il ruolo del comico è smascherare questa velata ipocrisia che circonda ciascuno di noi, abbiamo il privilegio di dare voce ai nostri pensieri più torbidi. Spesso questi pensieri coincidono anche con quelli del pubblico che ci guarda, il quale però non ha la possibilità come noi di avere un palco per sfogarsi in maniera catartica. La mia comicità tende a rompere gli stereotipi e andare contro l’ipocrisia”.

Un approccio più fisico
Lei ha sempre avuto un approccio molto teatrale: a differenza di altri suoi colleghi si aiuta molto con il corpo, ogni esibizione sembra quasi di avere l’impressione di essere accanto a lei quando succedono le cose. La comicità, contrariamente al segno dei tempi in cui imperversa la stand-up, è sempre più immedesimazione visiva?
“Intanto grazie perché è un bellissimo punto di vista quello che hai colto (ride ndr). Poi posso dire che questo è il mio stile: la mia cifra che applico in ogni esibizione, ma esistono anche tanti altri colleghi che negli anni hanno utilizzato in maniera pregevole ed efficace il corpo. Comici, ma ancor prima attori: uno su tutti Dario Fo, aveva una dinamicità strepitosa. Raccontava anche con il corpo quel che stava dicendo. La mia è anche una forma di necessità-virtù perchè io non nasco come comico puro. Vengo da una formazione teatrale, come ha colto benissimo. Se io riesco a far ridere la gente, forse, è proprio grazie alla capacità che ho di dipingere immagini con le parole e l’interpretazione. Situazioni e siparietti vengono meglio se aggiungo anche l’immedesimazione fisica. Sono gli strumenti che io ho a disposizione per far ridere la gente. Oggi la stand-up comedy sta lentamente prendendo sempre più consapevolezza di questo: non solo la stasi sul palco, ma anche un vero e proprio coinvolgimento fisico e scenico. Dipende anche molto dalla tendenza del momento, la stand-up comedy oggi in Italia è molto interessante. Chi utilizza il corpo in una maniera favolosa è Luca Ravenna, lui è fermo. Quasi immobile, ma la sua capacità interpretativa è disarmante. È bellissimo da vedere, bastano pochi gesti per darti l’impressione di essere in una situazione insieme a lui. Non è automatica questa attitudine, ma sta scaturendo in molti. Una faccia o un’azione, nel mio stile, equivale a una battuta”.