Home Interviste Francesco Benigno in esclusiva a TvBlog: “Livatino un grande esempio di serialità, Michele Placido è riuscito a valorizzare ulteriormente le mie caratteristiche”

Francesco Benigno in esclusiva a TvBlog: “Livatino un grande esempio di serialità, Michele Placido è riuscito a valorizzare ulteriormente le mie caratteristiche”

Francesco Benigno si racconta in esclusiva a TvBlog in occasione dell’uscita televisiva della miniserie Livatino – Il Giudice e i suoi assassini. L’interprete poi fornisce la prospettiva, fra possibilità e aspettative, di una florida carriera ancora in evoluzione.

30 Ottobre 2026 13:17

Francesco Benigno è un attore poliedrico che è passato alla storia per numerosi tipi di lungometraggio, i quali in parte hanno raccontato il desiderio giovanile di emergere. Anche con la rabbia e il furore di anni diversi da quelli che stiamo vivendo, ma attraverso necessità analoghe. Determinate suggestioni, poi, restano addosso come una seconda pelle e si tramandano – di generazione in generazione – al pari di una volontà collettiva (quella di costruire un mondo migliore e condiviso) che trova tramite la settima arte e non solo sfogo e sfoggio per evitare di cadere nella retorica.

Benigno oggi è un interprete sempre più convinto del proprio potenziale artistico, non solo per i feedback positivi che ha avuto in anni di carriera, ma anche perché ha saputo differenziare i propri stilemi. Quando ha capito che, come attore, aveva dato il massimo in determinati contesti, ha provato a uscire dalla propria comfort zone arrivando dietro la macchina da presa. Le esperienze come regista gli hanno non solo fatto capire in che modo continuare a vedere il mondo della settima arte, ma anche quali sfumature privilegiare in un racconto cinematografico e televisivo.

Francesco Benigno torna su Raiuno con Livatino – Il giudice e i suoi assassini

Attualmente lo rivediamo su Raiuno, grazie a Michele Placido che ha scelto di avvalersi della professionalità dell’interprete siciliano per dare lustro e risalto alla personalità di Pietro Miceli. Un carattere molto complesso, per esigenze di copione, che mette insieme rabbia e voglia di riscatto. Benigno, attraverso un progetto seriale che andrà in onda il 9 e 10 novembre 2026 su Raiuno e RaiPlay, riesce a dare corpo a questa moltitudine di sfumature per raccontare anche quello che attanaglia un certo tipo di mentalità all’interno di un panorama siciliano intriso di cicatrici e ferite ancora aperte che la comunità cerca di metabolizzare. Ciascuno alla propria maniera.

Francesco Benigno torna su Raiuno con Livatino - Il giudice e i suoi assassini
Francesco Benigno torna su Raiuno con Livatino – Il giudice e i suoi assassini (Screenshot X) – TvBlog

Queste riflessioni, portate sul piccolo schermo da un attore poliedrico come Benigno e altrettanti protagonisti di rilevanza internazionale – come Davide Coco e Ninni Bruschetta, tra gli altri -, fanno di Livatino  – Il giudice e i suoi assassini un prodotto seriale di riferimento tra biopic e cinema di genere. Ne abbiamo parlato proprio con Benigno, il quale si è raccontato in esclusiva a TvBlog per questo progetto importante senza tralasciare possibilità e aspettative per un prossimo futuro tutto da scoprire. Dentro e fuori dal set.

L’attore siciliano si racconta a TvBlog

Lei è parte del cast corale della miniserie Livatino, ma il suo personaggio Pietro Miceli è molto particolare: mette insieme rabbia e voglia di riscatto, quanto è stato difficile dare la giusta profondità a ogni sfumatura di un carattere così complesso?

“Quando Michele Placido mi ha chiamato per raccontarmi il personaggio che avrei dovuto interpretare e aveva, in qualche modo, fatto pensare a un’evoluzione caratteriale dello stesso, io ero un po’ titubante. Non volevo restituire il solito stereotipo del mafiosetto, violento e senza scrupoli, che abbiamo imparato a conoscere in diversi prodotti nel recente passato tra cinema e televisione. Parlando con lui abbiamo cercato di cambiare leggermente rotta: questa è una caratterizzazione più psicologica, non è il solito criminale cinematografico a cui siamo abituati. Ci troveremo di fronte a una maschera scenica più ragionata perchè l’intenzione non è quella di restituire esclusivamente aggressività e irruenza. Pietro Miceli è un tipo di criminale denso di sfumature nella sua drammaticità che elabora il peso e la rilevanza delle proprie azioni, anche le più scellerate, cercando di espiare – scena dopo scena – una condizione oscura che, però, lo determina. C’è una sorta di dualismo tra etica e natura molto interessante da sviluppare, mi sono messo a lavorare su questo cercando di dare profondità ulteriore al personaggio senza cadere negli stereotipi e nella banalità”.

Il racconto della criminalità tra cinema e tv

Lei, nel corso della sua carriera professionale, a livello seriale è stato protagonista di tanti progetti che hanno raccontato il mondo della criminalità organizzata, ma anche i simboli di coloro che hanno provato a ribellarsi. Oggi questo tipo di racconto, fra televisione e cinema, quanto è cambiato e in cosa?

“Io per scelta non amo buttarmi in qualunque progetto, per questo mi si vede molto poco rispetto a quello che potrei effettivamente dare. Proprio perchè – come ha detto anche lo stesso Michele Placido parlando di me – seleziono in maniera capillare i lavori che mi vengono proposti. Questo perchè, negli anni che sono mancato davanti alla macchina da presa, ho preferito dedicarmi maggiormente alla regia anche per cercare di capire come evolve un determinato tipo di racconto filmico. Un percorso simile mi è servito tantissimo per comprendere determinate sfumature. Oggi, rispetto ad alcune produzioni, si tende a raccontare un territorio come la Sicilia esclusivamente per standard. La nostra amata isola ha vissuto profondi drammi, anche attraverso pagine oscure di storia, ma per poter capire quello che abbiamo attraversato serve innanzitutto rispettare l’animo di una comunità. Anche per interpretare determinate narrazioni ci vuole autenticità. Se, invece, si ragiona per stereotipi il rischio è quello di cadere nel grottesco. Quindi il racconto di genere cambia nel momento in cui si intercetta un’effettiva volontà di sviluppare progetti originali, il pubblico di questo se ne rende conto. È il motivo per cui poi una serie come Livatino farà la differenza, c’è una sensibilità maggiore su aspetti anche delicati. Non per questo meno meritevoli di essere raccontati adeguatamente”.

Francesco Benigno tra i protagonisti della fiction Rai diretta da Michele Placido
Francesco Benigno in esclusiva ai microfoni di TvBlog (Screenshot X) – TvBlog

Gli anni Novanta e le luci della ribalta

Lei, come ha specificato più volte sul proprio profilo social, ha vissuto intensamente il periodo degli anni Novanta: “C’era un aria di cambiamento e sviluppo” per quanto riguarda il mondo dello spettacolo e del cinema. Cosa ricorda di quei tempi e cosa manca oggi rispetto ad allora?

“Ricordo le cose che sono successe tra il dramma delle stragi e lo sgomento per le morti che, con dolore, hanno segnato l’Italia e in particolare la Sicilia. Falcone e Borsellino hanno aperto una ferita a tratti incolmabile: la loro dipartita è stata la punta di un iceberg ben più ampio. Tante sono state le vittime di un orizzonte criminale che, spesso, ha rischiato di occultare tutto il resto. La nostra forza è stata proprio quella di emergere, come generazione, da tutto questo trasformando lo smarrimento che avevamo in energia positiva e talento. Oggi, forse, manca un po’ più di empatia: all’epoca c’era una comprensione maggiore dell’altro e delle necessità collettive. Oggi abbiamo più strumenti per capire le persone, ma non sempre riusciamo a metterci nei panni altrui. Io, nel mio piccolo, sto cercando di mettere la mia arte al servizio delle nuove generazioni. I giovani, tramite la recitazione, possono trovare un’alternativa importante. Le porte del futuro si aprono anche con la solidità di un palco che può catalizzare ogni energia disponibile, mi auguro di accompagnare le nuove generazioni in un percorso di maturazione collettiva. Magari riuscendo a prendere in mano un teatro per fare attività”.

La passione per la regia

Lei ha avuto anche un’esperienza dietro la macchina da presa: tornerebbe in veste di regista e per raccontare cosa?

“Sì, ho tanti progetti nel cassetto, però purtroppo non sempre è facile ottenere i finanziamenti adatti. Io sto lottando da più tre anni per ottenere un finanziamento che mi permetterebbe di raccontare la vita dei sopravvissuti delle stragi. Quei pochi che ce l’hanno fatta non vengono tenuti abbastanza in considerazione. Un’opera su di loro potrebbe essere una lente d’ingrandimento ottimale tra emancipazione collettiva e riscatto sociale, ma non sono riuscito ancora a far accogliere questo progetto. La Regione Sicilia potrebbe e dovrebbe considerare un lavoro del genere, sarebbe una maniera originale per parlare di un segmento di popolazione dimenticata. Chi è sopravvissuto alle stragi ha un mondo nel cuore e parlarne diventerebbe occasione per maturare un’opera manifesto. Si parte da un cortometraggio per poi valutare altre possibilità. Il Sindaco di Trabia ha letto il progetto e l’ha apprezzato, quindi spero di riuscire a realizzare questa iniziativa tramite i canali più consoni”.

Rimpianti e aspettative

Arrivato a questo punto della propria carriera ha qualche rimpianto?

“Io sono fiero della mia carriera e di tutto ciò che ho fatto. L’unico rimpianto forse è quello legato ad alcune scelte nel corso della vita: lavorativamente avrei potuto dare di più, ma determinati compromessi ho scelto di non farli. Sono una persona molto coerente con i miei principi e valori. Questo mi ha sempre contraddistinto e, forse, è stata più una croce che una delizia per gli altri. Nel senso che io non ho bisogno, dopo 40 anni di carriera, di andare a compromettere i miei ideali. Ho sempre avuto una sola faccia e la mia trasparenza talvolta mi ha premiato, lavorativamente, e talvolta mi ha fatto perdere occasioni importanti in grado di indirizzare ulteriormente la mia carriera. Spero nel prossimo futuro di avere grandi soddisfazioni e che la meritocrazia torni ad avere la meglio su tutto il resto”.

Il ritorno sul piccolo schermo

Tornerebbe a fare qualcosa sul piccolo schermo oltre alle serie o ai tv movie?

“Sì, certo, io ho fatto anche recentemente televisione con Paolo Bonolis all’interno di quello che era il mini-mondo di Avanti un Altro. Il mio personaggio che aveva una forte caratterizzazione siciliana tra umorismo e gag aveva avuto grande successo di pubblico. Poi, purtroppo, non sono stato riconfermato e sinceramente non capisco perchè dato che alla platea televisiva ero piaciuto. Per il resto spero di cimentarmi anche in altri progetti. Il mio focus è il cinema, infatti cercherò di portare alla ribalta questo cortometraggio sui sopravvissuti delle stragi sperando che possa sfociare anche in un progetto più ampio. Poi tutto quello che verrà, eventualmente, lo valuterò con la trasparenza e l’onestà che ho sempre avuto. Non mi precludo nulla”.