Home Retroscena Gangs of New York, il colossal tormentato di Scorsese tra Cinecittà, metodo Day-Lewis e scontri con Weinstein

Gangs of New York, il colossal tormentato di Scorsese tra Cinecittà, metodo Day-Lewis e scontri con Weinstein

Gangs of New York arrivò nei cinema nel 2002 con un cast stellare e una regia che avrebbe fatto la storia. Alcuni segreti però sono ancora ad oggi conosciuti da pochissimi.

12 Ottobre 2026 14:29

Martin Scorsese portò Gangs of New York al cinema nel 2002, dopo un percorso lungo, faticoso e pieno di inciampi tra Roma, Cinecittà e gli Stati Uniti.

Voleva raccontare la nascita feroce della New York moderna: bande rivali, immigrazione irlandese, politica di strada, sangue e potere nell’Ottocento.

Con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis e Cameron Diaz, il film arrivò in sala dopo rinvii, scontri produttivi e un montaggio molto discusso. Ancora oggi resta uno dei titoli più ambiziosi, e più tormentati, della carriera di Scorsese.

Dagli anni Settanta al set: il film che Scorsese inseguì per trent’anni

L’idea di Gangs of New York girava nella testa di Martin Scorsese già dagli anni Settanta.

All’inizio il regista immaginava un film sulla New York delle origini criminali con Robert De Niro in un ruolo centrale. Quel posto, molti anni dopo, sarebbe finito a Leonardo DiCaprio. La storia prendeva le mosse da The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld, il libro pubblicato nel 1928 da Herbert Asbury sulle bande del quartiere dei Five Points nel XIX secolo. Non era, però, una ricostruzione storica in senso stretto. Scorsese cercava un grande affresco di strada: fango, coltelli, politica e violenza urbana.

Il personaggio rimasto più impresso è William “Bill il Macellaio” Cutting, affidato a Daniel Day-Lewis. La sua figura si ispira a William Poole, detto Bill the Butcher, realmente esistito e legato ai Bowery Boys. Il film, però, si prende le sue libertà. Poole morì nel 1855, prima dei fatti principali raccontati da Scorsese, che si muovono sullo sfondo dei Draft Riots del 1863. Il regista lo sapeva bene. Gli interessava il mito, più della cronaca pura.

Five Points ricostruita a Roma: la Manhattan di Dante Ferretti a Cinecittà

Una parte decisiva della potenza visiva di Gangs of New York nacque a Cinecittà. Qui lo scenografo Dante Ferretti ricostruì un intero pezzo della Manhattan ottocentesca, lungo circa un miglio: strade piene di fango, botteghe, facciate di legno, pontili, vicoli e scorci pensati per restituire il caos dei Five Points. Non era un set qualunque. Era una città nella città, attraversata ogni giorno da comparse, tecnici, cavalli, fumo artificiale e macchine da presa.

Per ritrovare l’aria dell’epoca, Ferretti guardò anche ai dipinti e alle testimonianze visive attribuite a George Catlin, cercando un equilibrio tra documenti e immaginazione cinematografica. La stessa attenzione finì sulle voci. Il coach dialettale Tim Monich studiò ballate, poesie e fonti linguistiche del periodo per ricostruire accenti e slang. DiCaprio, nel ruolo di Amsterdam Vallon, dovette trovare una parlata credibile, a metà tra inflessioni irlandesi e americano dell’Ottocento. Una lingua inventata, certo, ma con radici riconoscibili.

Cast Gangs of New York
Gangs of New York, il cast e molto altro (TvBlog.it) Foto da Instagram @livefromthegazebo

Sul set romano passarono anche volti allora lontani dalla fama. Tra le comparse c’era Marcello Fonte, anni dopo premiato a Cannes per Dogman di Matteo Garrone. Ha raccontato di aver nascosto una macchina fotografica, nonostante il divieto, per farsi immortalare con DiCaprio. A scattare, secondo il suo ricordo, fu proprio Daniel Day-Lewis. Un dettaglio minimo. Ma molto da set italiano.

Daniel Day-Lewis oltre il metodo: coltelli, macelleria e un personaggio mai lasciato davvero

Convincere Daniel Day-Lewis a interpretare Bill Cutting non fu semplice. In quel periodo l’attore si era allontanato dal cinema e viveva a Firenze, dove lavorava come apprendista calzolaio nella bottega della famiglia Bemer. Scorsese insistette a lungo, secondo varie ricostruzioni, e un ruolo importante lo ebbe anche la moglie dell’attore, che lo spinse a tornare davanti alla macchina da presa. Ne uscì una delle prove più celebri della sua carriera, premiata con una candidatura all’Oscar.

Come spesso accadeva con Day-Lewis, la preparazione andò ben oltre le normali prove. Per usare i coltelli con naturalezza, l’attore si esercitò in una macelleria londinese, quella di John Dell, studiando gesti, postura e movimenti da banco. Durante le riprese rimase nel personaggio quasi senza pause. Si racconta anche che, colpito da una polmonite, all’inizio fosse restio a prendere medicinali moderni, perché poco coerenti con l’epoca di Bill. Una scelta pericolosa, poi corretta.

Anche il rapporto fisico con la scena fu durissimo. In un combattimento, Leonardo DiCaprio gli ruppe accidentalmente il naso, ma Day-Lewis continuò a recitare. Tra le immagini più ricordate del film c’è Bill il Macellaio che lancia un coltello contro un ritratto di Abramo Lincoln. Dieci anni dopo, nel 2013, Day-Lewis avrebbe vinto il suo terzo Oscar proprio interpretando Lincoln nel film di Steven Spielberg. Una coincidenza curiosa, quasi una rima nella sua carriera.

Budget, montaggio e Oscar mancati: la battaglia dietro Gangs of New York

La produzione di Gangs of New York fu attraversata da tensioni continue, soprattutto tra Martin Scorsese e il produttore Harvey Weinstein, allora alla guida della Miramax. Il budget iniziale, indicato attorno ai 97 milioni di dollari, superò poi i cento milioni. Da lì arrivarono pressioni sul montaggio e sulla durata finale. Weinstein avrebbe voluto, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, un film più concentrato sulla storia d’amore tra Amsterdam Vallon e Jenny Everdeane, il personaggio di Cameron Diaz. Scorsese puntava invece a un racconto politico, sporco, corale.

Il materiale girato era molto più ampio rispetto alla versione uscita in sala. Il regista avrebbe avuto scene sufficienti per un film vicino alle quattro ore, ma al pubblico arrivò una versione di circa due ore e quaranta minuti. Non fu l’unico ostacolo. Il film era sostanzialmente pronto già nel 2001, ma gli attentati dell’11 settembre portarono al rinvio dell’uscita e ad altre riprese. Raccontare New York, in quel momento, voleva dire farlo con un peso diverso.

Al botteghino Gangs of New York incassò meno di 200 milioni di dollari nel mondo: una cifra alta, ma difficile da leggere davanti a costi così pesanti. Agli Oscar ottenne dieci candidature, tra cui miglior film, regia, attore protagonista per Day-Lewis, scenografia e costumi. Non vinse nulla. Rimase a mani vuote, ma non ne uscì ridimensionato. Con il tempo è diventato un passaggio chiave nel cinema di Scorsese: imperfetto, enorme, pieno di attriti. E forse proprio per questo ancora vivo.