Il patto del Biagio Agnes: Scotti e De Martino chiedono la tregua sugli orari della TV
Gerry Scotti e Stefano De Martino uniti ai Premi Biagio Agnes: l’appello contro la “dittatura” dell’access prime time che fa slittare le prime serate televisive.
Il meccanismo è ormai consolidato, ma il punto di rottura sembra vicino. Quando i due volti più redditizi del palinsesto serale decidono di utilizzare una platea istituzionale come quella dei Premi Biagio Agnes per lanciare un segnale d’allarme editoriale, significa che il problema non è più liquidabile come una semplice lamentela da social network. Gerry Scotti e Stefano De Martino, i generali della spietata guerra dell’access prime time tra pacchi e ruote della fortuna, hanno chiesto una tregua unilaterale ai propri editori.
Il loro appello a chiudere i programmi entro le 21:30 fotografa perfettamente un paradosso tutto italiano. Mentre nel resto d’Europa la prima serata rappresenta il piatto forte che si consuma a ridosso dei telegiornali, in Italia è diventata un miraggio che si sposta sempre più in avanti. Questo slittamento trasforma la fascia oraria post-TG in un moloch insaziabile, capace di cannibalizzare sia lo share che i budget delle produzioni successive.
L’appello di De Martino e Gerry Scotti
Per comprendere le ragioni di questa dilatazione perpetua, è necessario guardare alle rigide logiche dei bilanci pubblicitari. La fascia oraria che si estende dalle 20:40 alle 21:40 registra la massima densità di pubblico televisivo attivo. Allungare a dismisura i game show commerciali all’interno di questo segmento permette alle reti di blindare lo share medio giornaliero, ma questo espediente contabile genera un costo culturale e industriale altissimo per l’intero sistema televisivo.
A fare le spese di questa strategia è innanzitutto il pubblico generalista, storicamente più maturo, che fatica a seguire narrazioni che si protraggono ben oltre la mezzanotte. Di conseguenza, i prodotti più costosi e complessi come le fiction e i film, pur richiedendo investimenti infinitamente superiori a un quiz in studio, si trovano a partire davanti a una platea già parzialmente sfinita o spinta a migrare verso le piattaforme di streaming on-demand. Questa dinamica finisce per azzerare anche la seconda serata, un tempo fucina di sperimentazione e oggi tecnicamente estinta a causa di orari ormai confinati nella notte fonda.
Il caso emblematico del ritorno de I Cesaroni, indicato apertamente da attori e addetti ai lavori come vittima di una programmazione bulimica, rappresenta solo la punta dell’iceberg. Se persino chi beneficia direttamente di questo sistema avverte l’esigenza di porre un argine, significa che la corda è stata tesa oltre il limite consentito. Resta da capire se Rai e Mediaset preferiranno continuare a rincorrere il decimo di punto percentuale immediato o se avranno il coraggio industriale di ricostruire un palinsesto a misura d’uomo.