Mariella Nava a Radio2: “Giorgia? Mi piacerebbe scrivere per lei. La canzone che avrei voluto firmare? ‘Poster’ di Baglioni”
Mariella Nava si racconta a Chiamami Radio2: dal clamoroso debutto con Gianni Morandi nel 1985 al forte impegno a teatro contro i femminicidi
C’è una coerenza rara, quasi geometrica, nel percorso artistico di Mariella Nava. Chi ieri si è sintonizzato su Chiamami Radio2 per ascoltare la sua chiacchierata con Federica Elmi e Agostino Penna non ha assistito alla semplice sfilata di aneddoti di una grande della nostra canzone, ma ha potuto seguire le tracce di un vero e proprio “imprinting”.
Quello di una penna da sempre devota alla collettività, al sociale, alle dinamiche profonde degli affetti umani. Un filo rosso che unisce la cameretta di una diciottenne a Taranto nel 1985 ai palcoscenici teatrali più complessi di oggi.
L’incontro con Morandi: quando il talento viaggiava per posta
Il viaggio della Nava non poteva che partire dalle origini, da quell’archeologia discografica che oggi, nell’era delle playlist algoritmiche e dei DM su Instagram, sembra appartenere a un altro pianeta.
È il 1985 e Mariella, non ancora maggiorenne, scrive una canzone di notte, al ritorno da un’uscita con amici finita un po’ più tardi del previsto. Un pezzo intimo, custodito in un cassetto in attesa di una “credibilità” anagrafica che sentiva di non avere ancora.
La svolta arriva con un atto di sana incoscienza giovanile, intercettando il desiderio di Gianni Morandi di ascoltare nuove voci: “Avevo spedito a lui una cassettina con una lettera, un nome e un numero di telefono”, racconta la cantautrice. “Quello di famiglia, di tutti. Infatti rispose mia mamma… Disse: ‘Mariella, ti cercano’. Io, ignara di tutto, vado a rispondere e dall’altra parte sento: ‘Pronto, sono Gianni Morandi‘. Era proprio lui!”.
La sentenza di Morandi fu immediata e profetica, costringendo una ragazza timida a fare i conti con il proprio destino: “Non ci credevo troppo, ma poi ci ho dovuto credere“.

Dal privato al sociale: lo specchio deformato della maternità
Quel riconoscimento precoce ha dato il via a una carriera fondata sull’empatia. Non stupisce, allora, che quella stessa sensibilità che Morandi intercettò su un nastro al cromo si sia tradotta oggi in un impegno civile durissimo e necessario.
Da qualche anno, infatti, la Nava porta nei teatri italiani, insieme a Daniela Poggi, “Figlio, non sei più Giglio“, un atto unico a due voci (scritto da Stefania Porrino su idea della stessa Poggi) che affronta il dramma del femminicidio da una prospettiva speculare e devastante: il dolore della madre del colpevole.
Qui la logica narrativa della Nava si fa stringente. Il focus si sposta dal privato al collettivo, analizzando il tradimento supremo: “Abbiamo avuto voglia di guardare dall’altra parte, perché si tratta sempre di una donna. Una mamma è tradita due volte in quanto donna, e si sente partecipe di quel femminicidio in quanto madre che ha generato quel figlio”.
Lo spettacolo, che toccherà Bibbiena il 1° luglio e Forlì il 13 luglio prima di riprendere la tournée in autunno, seziona il percorso di una vita: dal concepimento all’amore del nutrimento, fino alla tragica presa di coscienza in cui la madre realizza che il proprio figlio “non è più giglio, è morto”. È il sociale che entra nell’arte senza sconti, confermando la Nava come un’intellettuale prestata alla forma-canzone.

Tra presente e futuro: l’affinità con Baglioni e l’equazione Giorgia
Questo viscerale legame con le storie “di peso” e con l’analisi della realtà crea il gancio perfetto per le confessioni più intime della cantautrice sulla grande musica italiana. Se c’è un brano nel pantheon della nostra canzone che Mariella Nava sente vicino alla propria corda emotiva, al punto da dichiarare che avrebbe voluto scriverlo lei, quello è “Poster” di Claudio Baglioni.
E il cerchio si chiude perfettamente: Poster non è un semplice pezzo pop, è un racconto cinematografico fatto di attese in una stazione, di solitudini, di sguardi sulla periferia umana e di sogni di fuga. È l’essenza stessa di quel realismo sociale che la Nava ha sempre frequentato.
Una sensibilità che l’autrice proietta naturalmente verso il futuro. Quando si parla di grandi interpreti, la Nava non ha dubbi su chi le manchi per completare un palmarès che già vanta firme per i più grandi della musica italiana: “Mi piacerebbe moltissimo scrivere qualcosa per la bellissima voce di Giorgia“.
Un binomio che sulla carta si preannuncia straordinario: l’architettura melodica elegante della Nava che incontra le sfumature e le escursioni vocali di una delle nostre più grandi cantanti. Perché per un’autrice così, la musica è un dialogo continuo tra le storie di ieri e le voci di domani.