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La Rai e i Mondiali senza l’Italia: come si vendono 102 partite di un paese che non c’è

Dall’11 giugno al 19 luglio la Rai trasmetterà in esclusiva la Coppa del Mondo 2026 da Canada, Messico e Stati Uniti. È il torneo più grande della storia del calcio: 48 squadre, 102 partite. L’Italia non si è qualificata, eliminata dalla Bosnia. Per la Rai è un investimento pesante su un evento che il pubblico italiano guarderà a singhiozzo e malvolentieri

23 Aprile 2026 10:40

C’è un numero che racconta meglio di tutti la dimensione del problema: 102. Sono le partite totali dei Mondiali di calcio 2026, il torneo più grande nella storia della Coppa del Mondo.

La Rai e i Mondiali

Per la prima volta il formato è a 48 squadre divise in 12 gironi, con un turno di eliminazione diretta aggiuntivo rispetto alle edizioni precedenti — in Qatar erano state 64. La Rai ha i diritti in esclusiva, le trasmetterà tutte su Rai 1 e Rai 2 dall’11 giugno al 19 luglio. Anche se l’Italia non c’è.

La nazionale è stata eliminata dalla Bosnia nelle qualificazioni. Non è la prima volta — l’Italia aveva già saltato il Mondiale 2018 in Russia e nel 2022 in Qatar — ma mai era accaduto di essere assenti dai Mondiali per tre edizioni di fila. Il tutto in una crisi internazionale di risultati che fa eco con le coppe europee, mai disastrose come quest’anno per i nostri club e con una economia nazionale che dovrebbe rappresentare la terza industria italiana per prodotto lordo e che è in una fase di contrazione preoccupante.

Il 2026 è un annus horribilis: la combinazione con la portata questa edizione, così ricca e partecipativa, con l’investimento che la Rai ha fatto per acquistare i diritti rende la questione più acuta del solito.

Il problema degli ascolti senza la nazionale

La storia televisiva dei Mondiali in Italia si divide in due categorie molto nette: le edizioni con gli azzurri e le edizioni senza. Quando l’Italia gioca, le partite della nazionale diventano eventi nazionali trasversali — smettono di essere sport e diventano rito collettivo. Quando l’Italia non c’è, il Mondiale è un programma sportivo interessante che segue la logica normale degli ascolti: la fase a gironi tiene, gli ottavi crescono, i quarti e le semifinali con squadre forti funzionano, la finale è sempre seguita. Ma niente di paragonabile al picco di un Italia-Germania o di una finale azzurra.

Nel 2022, in Qatar, l’Italia non c’era. Le finali e le partite più importanti avevano comunque raccolto numeri significativi, ma la media generale del torneo era sensibilmente inferiore alle edizioni con la nazionale. Il 2026 parte dalla stessa premessa, aggravata dalla necessità di coprire 102 partite invece di 64.

Per la Rai, che ha costruito il palinsesto estivo intorno ai Mondiali come asse portante, questo significa 38 partite in più da trasmettere rispetto al Qatar, in una fascia oraria che per il pubblico italiano sarà prevalentemente notturna — le partite americane partono di sera negli USA, il che significa tarda notte o notte fonda in Italia.

Rai, Sede viale Mazzini
La sede di viale Mazzini con il Cavallo in bronzo di Francesco Messina – Credits Rai (TVBlog.it)

Come si costruisce una narrazione senza protagonista

La sfida editoriale è reale. La Rai dovrà vendere un torneo senza un punto di identificazione nazionale, costruendo l’interesse attorno ad altre narrative: i favoriti come Brasile, Argentina, Francia e Inghilterra, le storie dei singoli calciatori, magari quelli che giocano in Serie A, i derby continentali, il contesto americano con gli stadi e le città ospitanti — Los Angeles, New York, Dallas, Miami.

È un lavoro che la televisione americana ha imparato a fare da decenni per ogni sport che non ha una squadra nazionale dominante. Per la Rai questo contesto è molto meno familiare. La copertura sportiva italiana è storicamente costruita attorno alla nazionale: le telecronache, i commenti, il modo in cui si racconta il calcio presuppongono quasi sempre un noi.

Oltretutto gli italiani hanno una spiccata attitudine: seguire l’Italia e macinare ascolti solo se gli Azzurri vanno bene. Quando la squadra non convince l’audience crolla. Figuriamoci se nemmeno c’è.

Il palinsesto dei Mondiali

Rai 2 affiancherà con approfondimenti e magazine, coprendo parallelamente gli altri eventi sportivi dell’estate — Tour de France, Europei di nuoto e atletica, volley. Il palinsesto è denso. La vera incognita è quanta parte del pubblico generalista seguirà il Mondiale nella sua interezza, e quanta si sintonizzerà soltanto quando ci sarà una partita con due squadre riconoscibili.

La finale il 19 luglio a East Rutherford, New York, sarà ovviamente uno degli eventi core del palinsesto estivo perché le finali dei Mondiali funzionano sempre. Il percorso per arrivarci, 102 partite senza l’Italia, è la sfida vera, con un investimento economico che per la Rai rischia di diventare un bagno di sangue.