Home Netflix BTS, il ritorno: a milioni per un trionfo su Netflix e un album acclamato. Il caso delle piazze vuote

BTS, il ritorno: a milioni per un trionfo su Netflix e un album acclamato. Il caso delle piazze vuote

La superband coreana dei BTS torna dopo quasi quattro anni di assenza con il concerto sulla Gwanghwamun Square di Seoul, 18,4 milioni di spettatori su Netflix e un album che la critica internazionale promuove quasi all’unanimità. Ma attorno all’evento c’è anche una storia più complicata da raccontare.

25 Marzo 2026 13:14

I dati sono davvero impressionanti. Oltre 18,4 milioni di persone li hanno guardati su Netflix per il grande concerto del ritorno. Da una parte un esercito di fan globali: dall’altra sette artisti che hanno dato vita a una performance televisivamente e artisticamente perfetta, inattaccabile, ma davveo poco comunicativa. Tre parole in tutto, quasti quattro: “Hello, Seoul. We’re back.”

BTS, il ritorno dopo quattro anni

Era dal settembre 2022 che i sette membri del gruppo — RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jung Kook — non si esibivano insieme. Nel mezzo, il lungo servizio militare obbligatorio in Corea del Sud, le carriere soliste, che hanno porato a quattro anni di silenzio da parte del gruppo. Il ritorno era tra gli eventi più attesi della musica pop mondiale degli ultimi anni. E per misurarne la portata, i numeri bastano da soli.

Il concerto al Gwanghwamun Square di Seoul — la piazza storica di fronte al palazzo reale di Gyeongbokgung — è stato trasmesso in diretta su Netflix in oltre 190 paesi. Solo nelle prime 24 ore di programmazione ha totalizzato 18,4 milioni di spettatori globali, piazzandosi al primo posto in 24 paesi e nella top 10 in 80. Era il titolo non in lingua inglese più visto della settimana sulla piattaforma, il terzo in assoluto in qualsiasi lingua.

BTS, il nuovo album Arirang

Il giorno precedente il concerto, l’album del ritorno, Arirang aveva già fatto registrare 110 milioni di stream su Spotify in un solo giorno — il debutto più ascoltato del 2026 sulla piattaforma fino a quel momento, nonché il record storico per un album K-pop.

Netflix ha anche annunciato per venerdì prossimo, 27 marzo un documentario di approfondimento “BTS: The Return”, che racconta la gestazione dell’album dietro le quinte.

Il tour mondiale — 82 date in 34 città tra il 2026 e il 2027 — ha già registrato il sold out in Corea del Sud, Nord America ed Europa.

Il caso della piazza vuota

Eppure attorno a questo trionfo si è aperto immediatamente un dibattito che merita attenzione. Le autorità di Seoul si erano preparate ad accogliere fino a 260.000 persone nella zona del Gwanghwamun. Erano stati dispiegati circa 7.000 agenti di polizia, unità SWAT con sistemi anti-drone, barriere in acciaio, metal detector, zone a densità controllata e stazioni della metropolitana chiuse o aggirate. Il livello di allerta terrorismo era stato alzato in alcune aree della città. Un’operazione di sicurezza imponente, paragonata dalle autorità stesse alle misure adottate durante i Mondiali di calcio del 2002.

La guerra dei numeri

Doveva essere il più grande raduno di massa sudcoreano da decenni. E invece i numeri della presenza fisica dei fan della band raccontano una storia diversa, anche contraddittoria a seconda di chi la racconta. Il governo metropolitano di Seoul ha stimato 48.000 presenti, contando basandosi sulle connessioni ai network di telecomunicazione domestici nell’area del Gwanghwamun — una metodologia che escludeva i fan stranieri con SIM card di altri paesi, che secondo alcune stime rappresentavano comunque 40-50% del pubblico.

Il ministero degli Interni ha parlato di 62.000 persone, la polizia di 80.000, Hybe — la società che gestisce il gruppo — di 104.000, calcolando i dati di biglietteria e telecomunicazioni in modo aggregato. Solo 22.000 persone avevano un biglietto per l’area principale del concerto; le altre avrebbero dovuto seguire l’evento sui maxi schermi installati nelle vie circostanti.

Il risultato pratico è stato paradossale: le misure di sicurezza, pensate per gestire un’eventuale marea umana, hanno di fatto scoraggiato il pubblico. I controlli agli ingressi, le chiusure delle stazioni, le code lunghissime e i blocchi continui della circolazione hanno convinto molti a rinunciare o ad abbandonare la zona prima ancora di trovare un posto da cui vedere qualcosa.

Diversi commercianti della zona hanno raccontato persino un fatturato inferiore rispetto a un normale sabato di passeggio. Le previsioni che parlavano di ventimila euro di incasso sono andate deluse. Chi ha tenuto aperto ha venduto meno che di consueto, perché la polizia impediva alla gente di fermarsi davanti alle vetrine. Incasso medio inferiore ai 500 euro a negozio, secondo la stima dell’associazione commercianti della capitale.

Netflix e il nuovo modello del live globale

Al di là delle polemiche logistiche, l’evento ha confermato con forza una tendenza che la televisione e il mondo dello streaming stanno osservando con grande attenzione: il live event globale come prodotto autonomo, capace di generare audience enormi indipendentemente dalla presenza fisica.

Netflix aveva già sperimentato questo modello con il match di boxe tra Mike Tyson e Jake Paul nel 2024, che aveva attirato oltre 108 milioni di spettatori. Il concerto dei BTS ha dimensioni certamente diverse e più di nicchia ma si tratta di un evento musicale, con una durata di settanta minuti, in una lingua diversa dall’inglese, rivolto a un pubblico di settore rispetto a un incontro di boxe. E comunque anche in questo contesto, il risultato è straordinario.

BTS
I BTS in un momento del loro concerto a Seoul – Credits HYBE (TVBlog.it)

Il modello è chiaro: Netflix si avvia sempre di più a diventare piattaforma globale forse anche considerando un futuro nello sport di massa. Il concerto dei BTS è stato il primo live music event globale della piattaforma, il primo live in Corea del Sud. Dopo questo, sarà difficile immaginare che altri artisti di quel calibro non vogliano replicare la formula.

L’album: la critica internazionale promuove

Sul piano artistico, Arirang — il quinto album in studio del gruppo, il primo di materiale inedito dal 2020 — ha ricevuto una accoglienza critica quasi unanimemente positiva. Su Metacritic raccoglie sette recensioni positive su otto, con punteggi attorno al 90 su 100 da Rolling Stone e AllMusic. Il titolo richiama la celebre canzone folk coreana, un’antica melodia di resistenza e nostalgia che ha attraversato secoli di storia del paese, diventata simbolo di identità nazionale durante l’occupazione giapponese. I BTS la campionano nell’opener del disco, “Body to Body”, intrecciandola con percussioni tradizionali e ritmi hip-hop in quello che i critici hanno unanimemente indicato come uno dei passaggi più potenti del progetto.

Rolling Stone ha parlato di un ritorno ai valori hip-hop delle origini, sottolineando come il gruppo abbia evitato la tentazione di replicare i singoli disco-pop patinati che li avevano consacrati in lingua inglese — “Dynamite”, “Butter”, “Permission to Dance” — per cercare qualcosa di più rischioso e personale.

Il Korea Herald ha notato come l’album sembri rivolgersi a un pubblico americano adulto, con produzioni firmate da Diplo, Ryan Tedder, Kevin Parker dei Tame Impala, Flume e JPEGMAFIA. NME ha esaltato la prima metà del disco, densa di hip-hop, come una reintroduzione potente e convincente. Consequence of Sound ha messo il dito su una delle letture più interessanti: i quattro anni di carriere soliste hanno dato a ciascuno dei sette una voce più definita, e Arirang è il primo tentativo di rimettere quelle sette identità distinte nello stesso disco. Con risultati non sempre uniformi — la seconda metà è giudicata meno compatta della prima — ma con una sostanza artistica che va ben oltre il semplice evento commerciale.

BTS, un miliardo di dollari in vista

Sul piano economico, il ritorno dei BTS è uno degli eventi finanziari più attesi del settore musicale mondiale. Secondo le stime di Billboard, il gruppo e la sua etichetta Hybe potrebbero generare oltre un miliardo di dollari nei prossimi dodici mesi, tra concerti, merchandising, licenze, vendite fisiche e streaming.

Hybe è un colosso fortemente dipendente dai BTS —i quattro anni di pausa del gruppo hanno pesato significativamente sui bilanci dell’azienda — e il mercato lo sa bene. Le azioni della società erano salite vertiginosamente nei mesi precedenti il ritorno, per poi scendere del 15% il lunedì successivo al concerto, quando la presenza fisica più bassa del previsto ha alimentato qualche preoccupazione tra gli investitori. Una reazione probabilmente eccessiva rispetto alla realtà complessiva dell’evento, ma indicativa di quanto le attese fossero alte.

BTS in tour, dove suoneranno

Il tour mondiale parte il 9 aprile da Goyang, in Corea del Sud, e si concluderà nel marzo del prossimo anno. Ottantadue date, trentaquattro città, Asia, Nord America, Europa e America Latina. I biglietti sono già esauriti nei mercati principali.

Per quanto riguarda l’Europa, le date confermate sono Madrid il 26 e 27 giugno, Bruxelles il 1 e 2 luglio, Londra il 6 e 7 luglio, Monaco l’11 e 12 luglio e Parigi il 17 e 18 luglio. L’Italia non è inclusa nel tour — una lacuna che non mancherà di far discutere i fan italiani, che per ora dovranno accontentarsi dei live viewing nei cinema, già programmati l’11 e il 18 aprile con la trasmissione del concerto di Tokyo.

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