Home Notizie Il vincitore di Masterchef 15, Matteo Canzi: “Oggi sono una persona diversa. Voglio valorizzare la cucina della Brianza” – Intervista

Il vincitore di Masterchef 15, Matteo Canzi: “Oggi sono una persona diversa. Voglio valorizzare la cucina della Brianza” – Intervista

Il vincitore della quindicesima edizione di Masterchef Matteo Canzi, racconta l’esperienza che lo ha cambiato: la crisi dopo un errore sul pane, la rinascita con il pescegatto e il risotto che gli ha portato la vittoria in finale. E i progetti: l’Alma, la gavetta, un ristorante tutto suo

23 Marzo 2026 13:12

Tutti lo chiamano semplicemente Teo. Matteo Canzi, 24 anni, lecchese, laurea triennale in Economia e una magistrale in Digital Marketing lasciata a metà per inseguire il suo sogno tra i fornelli, ha vinto la quindicesima edizione di MasterChef Italia con un menu che parlava della sua terra. Adesso che i riflettori si sono spenti, ha le idee chiare su dove vuole andare — e la chiarezza, in lui, non suona mai come arroganza.

“Più Clark Kent che Superman” per dirla usando le sue stesse parole.

Masterchef, un’esperienza che cambia

Definire MasterChef un’esperienza televisiva sarebbe riduttivo: “È stata un’esperienza assoluta, direi totalizzante – racconta Teo – all’inizio non sapevo che cosa aspettarmi. Credo di avere realizzato di essere diventato una persona diversa rispetto a quando ho iniziato questa avventura, sia dal punto di vista emotivo che in cucina. È stato un percorso molto formativo non solo per il modo che ho di approcciare la cucina, ma anche per quello che ho imparato da me stesso.”

Un percorso che non è stato nemmeno lineare. Canzi è entrato nel programma sicuro di sé, forse addirittura quasi con troppa disinvoltura e ha rischiato l’eliminazione sbagliando a fare il pane: “Quell’episodio mi ha demolito psicologicamente. Ma è servito. Per un po’ mi sono messo in sordina.”

La svolta è arrivata fuori dagli studi, durante un’esterna nel ristorante tristellato di Perbellini a Verona: “Pensavo di andare nel panico e invece mi sono sentito calmo, centrato, pur lavorando a ritmi serrati.”

Le seconde chance e il risotto della finale

Da lì in poi è stata tutta un’altra storia: “La sensazione più piena che provo è quella di una consapevolezza che ho raggiunto solo dopo che mi è stata concessa una seconda chance, mi sono reso conto di avere avuto una grande occasione, ma solo dopo aver ammesso a me stesso che potevo rialzarmi dopo aver affrontato errori e cadute. Credo che le seconde chance siano sempre fondamentali nella vita. E per me questa, comunque, lo è stata.”

Nella finale, Canzi ha scelto di rischiare portando un risotto, piatto storicamente insidioso nelle cucine di gara, soprattutto quando ci si misura con l’ansia di un menù completo da realizzare in un periodo limitato di tempo e in una sfida che non ammette alcuna incertezza.

Una scelta identitaria: “Rappresenta la mia zona, ci tenevo molto. Preferisco il riso alla pasta: richiede attenzione, rispetto, e con gli anni sono riuscito davvero a trattarlo con la dovuta cura, considerando tostatura, mantecatura, ogni passaggio di preparazione. Ero consapevole del rischio di portare un risotto che spesso è stato un piatto killer ma il fatto di averlo saputo combinare con il pesce è stato un motivo di enorme soddisfazione.”

Anche in finale ha tenuto all’equità: ha proposto a Carlotta, sua avversaria nell’insolito testa a testa finale, di coordinarsi sull’uscita dei piatti: “Credo molto nel fair play nella vita. Preferisco dimostrare di valere sapendo che anche gli altri sono nelle condizioni di dare il massimo.”

L’educazione al miglioramento — e il coraggio di lasciarsi andare

C’è un filo che attraversa tutta la storia di Canzi, il perfezionismo: “L’educazione che ho ricevuto mi ha sempre portato al miglioramento, a quel perfezionismo che può essere anche un po’ pericoloso. MasterChef in questo mi ha aiutato a lasciarmi andare.”

Una crescita che non riguarda solo le tecniche ma anche l’istinto: “Negli anni, fin da quando ho cominciato a cucinare, ho cercato di crescere. Al punto che alla lunga ho tolto le ricette e ho provato a improvvisare, a fare del mio seguendo l’ispirazione e il momento giusto.”

I genitori sono rimasti sorpresi dal suo percorso anche se la cucina non sembrava essere in testa alle priorità di famiglia. Matteo racconta che i suoi non fossero contrari alla cucina in senso assoluto. Tuttavia.,.. “Mi hanno chiesto di stare attento. C’era un percorso già avviato, uno studio di commercialista, un’attività professionale. Ma mi sono immaginato dopo quarant’anni a fare quella vita, e forse questo mi ha fatto dire che non sarebbe stata la vita che avrei voluto. Quando sono in cucina mi sento davvero appagato e pienamente felice.”

Matteo Canzi
Matteo Canzi, vincitore della 15esima edizione di Masterchef – Credits SKY (TVBlog.it)

Il sogno: valorizzare la cucina della Brianza

Il progetto a lungo termine ha una radice geografica precisa: “Sono molto legato al mio territorio: non solo Lecco e il lago, ma tutta la provincia lungo l’Adda, la Brianza, ed è il focus di uno studio che sto facendo, tutto molto evidente anche nel libro di cucina che ho presentato grazie alla vittoria con Masterchef. È tutto molto difficile, tutto va studiato e standardizzato: pesce di acqua dolce, pesce di lago, erbe… mi piacerebbe molto valorizzare questa cucina che è ben presente nelle nostre tradizioni ma che fino a oggi non è mai stata contestualizzata in modo preciso.”

Prima di arrivarci, però, c’è un percorso da costruire con serietà: “L’Alma è la parte della vittoria che mi interessa di più: mi iscriverò nell’arco di qualche mese. Poi farò gavetta. So che molte persone si sono scottate e fatte male. Ci vorrà del tempo e cercherò di preservarmi.”

Il premio, gli obiettivi e il sogno di Matteo Canzi

Sui 100mila euro del premio: “Ho una laurea in Economia, cercherò di farli fruttare in qualche modo. A spenderli ci penserò in un secondo momento.”

Quanto all’ipotesi di lavorare con Cannavacciuolo, che in settimana aveva alimentato molte indiscrezioni, Canzi è netto: “Non ho iniziato a lavorare da Cannavacciuolo e nemmeno mi sembra il caso, per ora. Sarebbe come imparare subito la perfezione, quando invece mi rendo conto che ho ancora tante cose da imparare prima. Ma sarei contento un giorno di ospitarlo in un mio ristorante.”

Meglio un ristorante che un profilo Instagram: “Sarei stupido a non cavalcare la spinta dei social, ma non mi vedo come influencer. La mia priorità è diventare un cuoco professionista.”