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Intervista a Stefano Massini che porta Putin sul Nove: “Un viaggio nella zona d’ombra della storia contemporanea” – Video

Dopo il successo teatrale di “Donald”, il drammaturgo fiorentino Stefano Massini approda per la prima volta in prima serata con “Io, Vladimir”, un’autobiografia immaginaria del leader russo. L’appuntamento è per mercoledì 11 marzo

10 Marzo 2026 13:47

A vent’anni esatti dall’assassinio di Anna Politkovskaja, arriva in televisione “Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin”, evento speciale in prima serata sul Nove (e in streaming su Discovery+) mercoledì 11 marzo. Una gigantografia della giornalista russa assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006 apre lo spettacolo, un omaggio a chi ha pagato con la vita la ricerca della verità sul regime putiniano.

Dal teatro alla televisione

Dopo il profetico monologo teatrale “Donald” dedicato al presidente americano Donald Trump, Stefano Massini torna a raccontare il potere contemporaneo con un nuovo affondo drammaturgico. Il progetto arriverà anche a teatro la prossima stagione in una forma rivisitata al Teatro della Pergola di Firenze, mentre è già uscito il testo “Lo zar” per Einaudi. Ma è la dimensione televisiva a rappresentare la vera novità: per la prima volta il talento narrativo del drammaturgo fiorentino approda in prima serata su un canale generalista.

Un’autobiografia immaginaria

Il dispositivo scelto è quello della confessione autobiografica. Un’autobiografia immaginaria ricostruita su eventi realmente accaduti, molti raccontati dallo stesso Putin, che punteggiano una vita dominata da una feroce autodisciplina, da una vera passione per i servizi segreti e da un’ossessione per il controllo e per la forza. Il racconto parte dalla Leningrado poverissima del dopoguerra per arrivare alla presa del potere al Cremlino nel primo giorno del nuovo millennio.

Il quadro che Massini tratteggia di Putin è preciso, efficacissimo, fedele: “Un ragazzo cresciuto nella povertà e nella miseria, che definiva un privilegio l’avere un gabinetto e un telefono in casa. Un uomo che ha fatto di tutto, senza mai chiarire quanto e dove si sia spinto, per soddisfare la sua sete di potere, un politico cresciuto nel mito del potere personale e con l’ideologia del KGB stampata nella testa a dominare ogni scelta, ogni rapporto”.

Carcere o proiettile

Stefano Massini ha lavorato enormemente sui testi e nella ricerca, su tutto quello che in Russia è vietato anche solo pensare: “Qualsiasi rappresentazione su Putin in Russia è stroncata sul nascere, chiunque si azzardi a dire la verità riceve la visita dei servizi segreti e dei militari. Nella migliore delle ipotesi c’è il carcere duro, nella peggiore un proiettile. Anna Politkovskaja, dopo essere scampata miracolosamente a un avvelenamento, è stata uccisa nel portone di casa con una pistola in dotazione proprio al KGB perché aveva deciso di tornare a casa, nonostante i figli l’avessero pregata di restare all’estero, e di non rientrare. In quello stesso androne avevano appena ammazzato per errore una sua vicina di casa che aveva l’unica colpa di assomigliarle troppo….”

Una sfida drammaturgica

La sfida umana e drammaturgica è notevole: se Trump si era autoraccontato per anni durante le stagioni di “The Apprentice”, fornendo a Massini materiale narrativo quasi pronto – a cominciare dalle sue introduzioni che trasudavano megalomania ed egocentrismo – Putin è figura assai più sfuggente. Mentre Donald Trump ha fatto della propria vita una continua narrazione, quella di Putin è incredibilmente forte, ma non si conosce, è avvolta dal mistero.

Il drammaturgo ha dovuto costruire il monologo attingendo a frammenti di un’intervista rilasciata dal leader russo agli esordi del potere e ai lavori di biografi e giornalisti russi fuggiti all’estero. Il risultato è di forza straordinaria: ma anche di enorme inquietudine.

Trump e Putin: i Franti al potere

Stefano Massini traccia un parallelismo inquietante tra Putin e Trump, definendoli entrambi dei Franti”, il bullo del libro Cuore: “Arrivano da storie completamente diverse ma oggi parlano la stessa lingua – ha spiegato a La Stampa – Putin è la personificazione della violenza molto più di Trump, che però quella violenza la ostenta. Nonostante Trump arriva da una famiglia alto borghese e abbia frequentato le migliori scuole, rappresenta un autoritarismo di basso profilo e un evidente immaginario di ricchezza. L’ostentazione è la sua chiave di lettura. Vladimir Putin usa la violenza e la coercizione in modo molto più diretto ma sotterraneo”.

Un’altra delle parole chiave che li contraddistinguono è leadership: “Putin si presenta come colui che deve svolgere una missione per il popolo russo nel tentativo di restituire alla sua gente un’identità sottratta, un ruolo imperiale e di comando. Putin dice ai russi che il loro paese domina e che loro sono dei dominatori che non devono accettare il destino altrui. La sua è una vera e propria ossessione per il potere che però fino a oggi non lo ha mai autodistrutto e con la quale ha saputo costruire quasi tutta la sua narrativa”.

Stefano Massini, Putin sul Nove
Stefano Massini, autore e protagonista di Io Vladimir, sul Nove – Credits WDB (TVBlog.it)

La zona d’ombra post-1989

Una storia lontana da noi e dalle nostre questioni nazionali? Tutt’altro… “Quello che accade in Russia è parte di tutti noi e si è sviluppato in anni in cui tutto sommato abbiamo pensato che non fossero affari nostri. Lo sono diventati molto rapidamente con una lunga zona d’ombra nata dopo la caduta del muro di Berlino, fatta di fame, e di una scia di sangue e di morti”.

Proprio quel decennio 1989-2000, spesso rimosso dalla memoria collettiva occidentale, emerge come chiave di lettura dell’ascesa putiniana: il collasso dell’URSS, i default economici, la crisi di identità di una superpotenza umiliata. In quel vuoto di potere si è inserito l’uomo del KGB ossessionato dall’ordine e dalla forza.

“Dal 1989 al 2000 in Russia succede di tutto: fame, sangue, morti, un gigantesco collasso. C’è il tentato colpo di stato del KGB e l’umiliazione russa di avere un presidente come Eltsin che si presentava ubriaco e fuori controllo agli eventi ufficiali. Putin si presentava come uno che voleva preservare ordine e dignità È un uomo dei servizi segreti ossessionato dal controllo e dall’idea della forza come strumento di governo. Lo dice lui stesso: in Russia la libertà è pericolosa”.

Il lavoro sui testi vietati in Russia

Stefano Massini ha lavorato enormemente sui testi e nella ricerca, su tutto quello che in Russia è vietato anche solo pensare: “Qualsiasi rappresentazione su Putin in Russia è stroncata sul nascere, chiunque si azzardi a dire la verità riceve la visita dei servizi segreti e dei militari. Nella migliore delle ipotesi c’è il carcere duro, nella peggiore un proiettile”.

E ancora… “Putin non si è mai raccontato davvero: non ha autobiografie, non usa i social, parla solo attraverso portavoce. In questa dialettica circa il 35% delle parole sono sue, il resto viene dalle biografie scritte da giornalisti russi scappati all’estero”.

Il drammaturgo ha attinto anche a un’intervista concessa dal leader russo agli esordi del potere a tre giornalisti nella sua dacia: “Alla domanda ‘come hai fatto a diventare quello che sei’, non ha mai risposto. Il mio è un tentativo di dare quella risposta”.

Il teatro in prima serata

“Fare una prima serata in cui un essere umano racconta senza immagini è qualcosa di profondamente umano. Il teatro ha sempre raccontato il potere. Raccontare significa chiedere allo spettatore di immaginare. E l’immaginazione è potenza, il presidio dell’umano in un’epoca minacciata dalla tecnologia è fondamentale”.

Lo speciale, diretto da Fabio Calvi e prodotto da Ruvido Produzioni per Warner Bros. Discovery, inaugura un ambizioso ciclo dedicato alla storia contemporanea che proseguirà con Walter Veltroni (anni ’60), Mario Calabresi, Benedetta Tobagi e Sara Poma (anni ’70) e Massimo Cacciari (“Gli ultimi giorni dell’umanità”). Un progetto pensato come evento in prima serata, con l’ambizione di unire racconto civile e grande intrattenimento, facendo della tv un luogo in cui la cronaca diventa materiale drammaturgico.

Il ricordo di Anna Politkovskaja

L’omaggio ad Anna Politkovskaja non è casuale. La giornalista fu assassinata il 7 ottobre 2006 nell’ascensore del suo palazzo a Mosca mentre rientrava a casa, uccisa con quattro colpi di pistola. Aveva denunciato per anni la deriva autoritaria del governo di Putin e le violazioni dei diritti umani in Cecenia, ricevendo diverse minacce di morte.

I mandanti del suo omicidio non sono mai stati identificati, sebbene molti indizi portino verso il Cremlino: “Questo spettacolo vuole anche essere un omaggio ai troppi giornalisti che hanno pagato con la vita la ricerca della verità – ha concluso il drammaturgo – il messaggio è chiaro: fare informazione di qualità, raccontare il potere senza cedimenti, costa ancora oggi un prezzo altissimo”.