Home Notizie Cinecittà, ancora un blitz della Guardia di Finanza: bilanci 2022 e 2023 nel mirino, la situazione negli studi

Cinecittà, ancora un blitz della Guardia di Finanza: bilanci 2022 e 2023 nel mirino, la situazione negli studi

La Guardia di Finanza entra negli studi di Cinecittà. Il blitz si è consumato nella mattinata di oggi, 10 marzo 2026, con l’obiettivo di acquisire i bilanci del 2022 e 2023 in seguito a una possibile inchiesta. Gli sviluppi.

10 Marzo 2026 13:06

La Guardia di Finanza entra nuovamente a Cinecittà. Le autorità competenti hanno effettuato un vero e proprio blitz nella mattinata odierna, 10 marzo 2025, con l’intenzione di acquisire i bilanci del 2022 e 2023 per un’inchiesta – che va avanti ormai da diverso tempo – relativa ai finanziamenti di alcune opere cinematografiche. I rappresentanti degli studi cinematografico televisivi si sono immediatamente mostrati a disposizione per fornire il materiale richiesto dalle autorità.

Subito dopo la visita della GDF è stato diffuso un comunicato stampa ufficiale che recita testualmente: “Questa mattina nell’ambito del filone di indagine risalente al periodo 2022/23 la Guardia di Finanza si è presentata presso la nostra sede per acquisire documentazione necessaria ad accertamenti. Cinecittà ha come sempre garantito la massima, piena e utile collaborazione”. Una nuova fase dell’indagine quindi sembra essere in pieno svolgimento e Cinecittà sta continuando a mostrare la propria disponibilità per venire a capo di ogni aspetto.

Cinecittà, la Guardia di Finanza acquisisce i bilanci 2022 e 2023

I controlli non si fermano. Le Fiamme Gialle hanno già stabilito con gli studi un vero e proprio cordone con perquisizioni e ingressi organizzati. Si sono presentate una prima volta risalente allo scorso autunno per visionare i registri contabili in merito ai finanziamenti di alcuni film. Le opere nel mirino furono: Siccità, L’immensità e Finalmente l’alba di Emanuele Crialese, Saverio Costanzo, Paolo Virzì.

Tre opere che hanno registrato anche un numero importante dal punto di vista degli incassi al botteghino, ma l’indagine della Guardia di Finanza si basa su possibili finanziamenti gonfiati. Numeri, bonifici e operazioni che potrebbero – in ambito economico – non tornare per certi aspetti che gli organi competenti stanno cercando di appurare e determinare.

I reati contestati

L’indagine nello specifico riguarderebbe le modalità con cui sarebbero stati redatti i bilanci e i libri contabili relativi all’anno 2022 e 2023. Nel mirino della Guardia di Finanza sarebbe finito l’ex AD Nicola Maccanico. Il quale ha lasciato il suo incarico nel 2024, oltre a lui figurerebbe anche il dirigente responsabile dei documenti contabili Claudio Ranocchi. Entrambi risultano indagati per reato di false comunicazioni sociali.

Le accuse nella fattispecie asseriscono che, all’interno del bilancio chiuso al 31 dicembre 2022, sarebbero stati inseriti materiali non rispondenti al vero. In altre parole: gli investigatori ritengono che nel computo economico finanziario delle attività siano stati indicati ricavi non effettivamente conseguiti per una cifra relativa a 2,4 milioni di euro. Una parte sarebbe stata classificata come ricavo del 2022 pur riferendosi all’anno successivo.

Mancherebbe inoltre una nota di credito di circa 662.000 euro relativa allo stesso esercizio. Queste operazioni, stando alle possibili ricostruzioni dei PM, avrebbero favorito un utile di circa 1,8 milioni di euro che a conti fatti non sembrerebbe esistere. Sarebbe stata, in tal senso, occultata una perdita superiore a 500mila euro.

Cosa non torna nel bilancio 2023

Il PM Giorgio Orano e il Procuratore aggiunto Giuseppe Cascini stanno inoltre indagando sulla forma e il contenuto dei bilanci con i relativi registri risalenti al 2023. All’interno dei quali ci sarebbero ulteriori ricavi non conseguiti. Anche in questo caso per una cifra superiore ai 2 milioni di euro. Nello specifico importi legati a una nota di credito emessa nei confronti di Fremantle Italy. Carteggio registrato nel 2024 ma riferito a sconti fatturati nell’annata precedente.

Si tratterebbe, dunque, di costi molto più bassi rispetto a quelli effettivamente sostenuti. Le specifiche rimanderebbero alla realizzazione di scenografie legate ad alcune produzioni cinematografiche e televisive targate The Apartment. Le indicazioni mostrate parlerebbero di utili per circa 1,3 milioni di euro, quando la perdita effettiva in realtà ammonterebbe a circa 6,7 milioni.

I controlli della Guardia di Finanza continuano in questa direzione per cercare di riordinare i pezzi di un puzzle sempre più intricato che coinvolge gli studios romani. I quali, nel frattempo, si mostrano a disposizione delle autorità continuando a lavorare sulle produzioni in corso. Aspettando un responso definitivo dell’inchiesta che potrebbe cambiare parte del sistema cinematografico televisivo italiano.