Only Fun, intervista ai Panpers: “Belen? Ci spiace per gli invidiosi, è simpatica anche senza tacchi. Sanremo farebbe paura ma sarebbe una grande sfida”
TvBlog incontra i Panpers, di nuovo protagonisti dello show Only Fun, in onda ogni giovedì sul Nove e a cui partecipa anche Belen Rodriguez.
Andrea Pisani e Luca Peracino sono i Panpers, il duo comico che negli anni ha dimostrato che “squadra che vince non si cambia, al massimo si evolve“. Only Fun – Comico Show è tornato con una nuova edizione e vede di nuovo tra i protagonisti i due comici e la showgirl argentina Belen Rodriguez. Il programma va in onda ogni giovedì in prima serata sul Nove e in anteprima streaming su Discovery+.
In questa intervista a TvBlog, hanno raccontato le tappe più importanti della loro carriera, dimostrando ancora una volta di essere dei veri professionisti della risata ma soprattutto due amici che, nonostante il tempo che passa, non hanno mai perso la voglia di giocare insieme.
Se tornaste indietro a quel provino di Colorado del 2009, qual è la cosa che vi faceva più paura e che oggi, sul palco di Only Fun, vi fa invece sorridere?
Dopo tutti questi anni, si vanno a ridimensionare le paure. All’epoca era per noi un’occasione così grande che ci sembrava la più importante della nostra vita, ma ad oggi possiamo dire che, se non fosse andato bene, magari saremmo riusciti a fare altro da qualche altra parte. A quell’età, in quel contesto e con tutti gli altri comici di fianco, la paura era tanta e, contestualizzandola all’epoca, era comunque una cosa molto grossa. Nei provini abbiamo però sempre avuto molta fortuna, perché nella comicità c’è della magia nera: non è detto che un pezzo funzioni sempre. Noi abbiamo invece fatto due o tre provini veri, che ci sono andati molto bene. Siamo stati fortunati.
All’inizio avete riscontrato difficoltà sull’essere un duo? Come avete instaurato il lavoro di squadra sia sopra che fuori il palco?
Noi siamo sempre stati un duo, anche quando non facevamo i comici. Al liceo facevamo le gare di battute con i nostri compagni che ci facevano da giudici; abbiamo scritto un libro su questo. Quando abbiamo deciso di fare cabaret, ci siamo già presentati in questo modo.
Vi siete mai detti: “Se entro i 30 anni non svoltiamo, andiamo a fare un lavoro serio”?
Un ultimatum del genere probabilmente no, ma ci sono stati diversi step. Quando abbiamo iniziato a provare questo lavoro, abbiamo sicuramente messo in conto che avremmo potuto non farlo mai e che non ci avremmo provato per sempre. Grazie alla fortuna, non ci abbiamo provato tanto prima di riuscirci. Mi ricordo però il primo concorso di cabaret, la prima serata a pagamento e tutti gli altri step. Quando siamo andati a Colorado il primo anno, ci siamo detti che ne sarebbe valsa la pena a prescindere da come sarebbe andato. Volevamo fare almeno una puntata in tv con un nostro pezzo e ci eravamo riusciti. Un ultimatum temporale non ce lo siamo dati, anche perché non abbiamo mai avuto molta voglia di lavorare. Noi l’abbiamo comunque vissuta seriamente, abbiamo provato a fare l’università per avere delle vite normali oltre a questa, ma non ci siamo riusciti. Abbiamo quindi deciso di fare dei lavori riempitivi che non ci piacevano e che ci permettevano di metterci tutta l’anima per intraprendere la strada della comicità.
Ormai siete i veterani del palco di Only Fun. Qual è la sfida più grande che affrontate nel mantenere il programma “fresco” ogni anno senza perdere quel clima da festa tra amici?
La sfida è quello che arrovella gli autori, perché il segreto è proprio creare un programma semplice con un grande spazio per i comici. Ogni innovazione non deve quindi stonare. La “festa tra amici” non è in realtà una sfida, perché è proprio quello che avviene: sul palco ci divertiamo, c’è un bellissimo clima. Quello ci riesce naturalmente e viene da sé; la vera sfida è appunto trovare grandi innovazioni, ma riusciamo ad affrontarla bene. In questa edizione abbiamo dei super ospiti e di questo siamo molto contenti.
Il vostro punto di forza è proprio l’improvvisazione. Chi è tra voi due quello che tiene il timone quando le cose sul palco prendono una piega inaspettata?
Essere in tre (noi e Belen Rodriguez) è una fortuna, perché essere più teste ci permette di pensare a come riempire un buco quando arriva quel buco. Non è una cosa da poco, perché si gioca spesso sulle velocità, e il fatto di essere in più persone ci rende più facile il fatto che a qualcuno venga sempre in mente qualcosa da dire. Penso che siamo abbastanza equivalenti; negli anni abbiamo sviluppato una capacità di improvvisare che si è sviluppata soprattutto nei live.

Questo è stato grazie alla gavetta fatta nei locali, nei teatri mezzi vuoti, negli eventi di piazza. Ci sono state delle occasioni in cui abbiamo “tirato fuori il pelo“, perché il pezzo di repertorio non lo pensava nessuno e bisognava in qualche modo rompere questa parete e parlare con la gente, diventando più coinvolgenti. Dopo 20 anni di queste esperienze, ne abbiamo raccolto i frutti. A noi piace molto improvvisare, perché dona al pubblico il sapore di esclusività ed estemporaneità.
Alle persone resta l’idea che non ci sia una vera e propria scaletta ma che sia fatto tutto con estrema naturalezza…
Per questa edizione di Only Fun, ce lo stanno dicendo in tanti. Molti ci fanno presente la bellezza dei nostri scambi, proprio perché sembra tutto naturale. Il merito è di tutti, anche degli autori che, insieme a noi, sviluppano dei dialoghi molto colloquiali. Quando il pubblico capisce che una battuta è scritta, funziona peggio. È ovvio che è scritta, ma tutto sta nel modo in cui la si serve alle persone.
Oggi si parla molto del “politicamente corretto“. Only Fun però sembra uno spazio molto libero. Come riuscite a far ridere di tutto senza finire nel mirino delle polemiche?
Noi facciamo semplicemente attenzione. Se dici una cosa, sai già a cosa puoi andare incontro; la svista è molto rara. Sapendo che ci rivolgiamo a un pubblico che non è solo il nostro, decidiamo cosa dire senza snaturarci. Ogni tanto, comunque, osiamo: questa tendenza a commentare tutto o ad indignarsi per le cose l’abbiamo spesso utilizzata a nostro favore. Se c’è un approccio intelligente e lucido, si è anche in grado di toccare un argomento pur restando sulla superficie. Al distratto può sembrare una provocazione o una scorrettezza, ma è semplicemente una battuta su quel tema. Non è che non si possono fare battute sugli argomenti, ma non si possono dare per scontato alcune cose, perché intrinsecamente hanno un’offesa. Noi tocchiamo spesso dei temi per far “scannare” un po’ di gente, ma l’importante è sapere di avere la ragione. Una volta che non hai offeso nessuno ma hai semplicemente fatto una battuta su un tema, se un sacco di gente si scanna non è un nostro problema. Se vogliamo avere un’identità, bisogna accettare di lasciare qualche cadavere indietro che non ci segue.
La comicità è soprattutto intelligenza, ed è questo elemento che il pubblico percepisce…
È come la pasta aglio olio e peperoncino. Sembra facile da fare, ma farla buona è difficile. Devi sapere cucinare.
Cosa porta invece Belén sul palco di Only Fun? Qual è la sua dote comica nascosta che il pubblico ha imparato a conoscere?
Sicuramente il fatto di essere in un ambiente comico fa sì che venga fuori quella sua parte autoironica. Mi spiace per chi è invidioso, ma oltre ad essere Belen, è simpatica, anche senza tacchi.
In che modo la sua personalità si sposa con il vostro stile comico così spontaneo?
Siamo molto complici tra di noi e questo alla gente piace. Noi abbiamo fatto da spettatori per 20 anni nel pubblico di Zelig e la complicità di Incontrada – Bisio ha fatto la storia della tv. Sono amici, complici, sembrano amanti. Noi non cerchiamo di replicare quella formula ma di ripeterne il concetto, provando a dare la sensazione di essere tre “amichetti“.
Famose sono diventate le vostre parodie dei brani sanremesi. C’è mai stata una trattativa reale per Sanremo o siete voi che preferite la libertà di Only Fun rispetto ai paletti dell’Ariston?
Il Festival è un grosso traguardo e farebbe molta paura, ma dire che non ci piacerebbe è impossibile. Vorremmo farlo sicuramente, sarebbe una grande sfida.
Futuri progetti da raccontarci?
Tra una settimana debuttiamo con il nostro nuovo spettacolo Terapia di Coppia e ne siamo molto felici: lo abbiamo scritto negli ultimi mesi e ci rappresenta molto. In più riparte Comedy Match sul Nove. Il nostro lavoro va sempre bene, non dobbiamo dare scontato il fatto che le cose che vanno avanti siano ovvie. Il nostro mestiere è precario, è un grafico che sale e scende, e per noi essere in un momento in cui è costante da tanti anni e a grandi livelli, è bellissimo. Questa è già una grande notizia.