Maria Rita Parsi, la psicologa che combatté lo sfruttamento dei bambini in TV | La lite con Pippo Baudo, il suo impegno in codici e regolamenti
È morta a 78 anni Maria Rita Parsi, psicologa e sociologa che fu tra le prime a impegnarsi nella difesa dei bambini in televisione. Famosa per una lite furiosa con Pippo Baudo ma anche per il suo impegno chge diede vita al Codice di Autoregolamentazione TV e minori.
Aveva 78 anni. E di lei oggi molti riportano questa frase che spiega molto del suo impegno: “La TV è in grado di avere una funzione educativa. Nel bene ma soprattutto nel male. Il mio impegno punta a evitare che esperienze pessime possano diventare un insegnamento: i bambini si tutelano a prescindere, non si fa giurisprudenza sulla base di quelli che sono palesi errori sui quali – oltretutto – qualcuno vuole solo guadagnare”.
Chi era Maria Rita Parsi
Si è spenta a 78 anni Maria Rita Parsi, sociologa, psicologa e psicoterapeuta che per decenni è stata la voce più autorevole nella difesa dei diritti dei bambini nel mondo della televisione italiana. La sua morte, avvenuta domenica 2 febbraio a Roma, ha privato il panorama mediatico di una figura che ha rappresentato una forte e informatissima coscienza critica nei confronti dell’uso ma soprattutto dell’abuso dell’immagine dei minori sullo schermo.
Il rapporto di Maria Rita Parsi con la televisione è stato duplice e complesso. Da un lato, la psicologa ne ha fatto uno strumento di divulgazione: ospite abituale di trasmissioni come Storie Italiane di Eleonora Daniele, dove era considerata “persona di famiglia”, Maria Rita Parsi ha saputo tradurre in un linguaggio accessibile concetti complessi della psicologia dell’infanzia. Ha anche condotto per anni una trasmissione su Junior TV, e nel 1986 ha collaborato alla sceneggiatura della serie Professione Vacanze, il cui protagonista Jerry Calà era stato suo paziente.
“Quando l’esperienza negativa deve diventare tutela”
Ma è sul fronte della tutela che il suo contributo al mondo televisivo è stato più incisivo e rivoluzionario. Dal 2003 al 2006, Maria Rita Parsi è stata membro del Comitato di applicazione del Codice di Autoregolamentazione TV e minori presso il Ministero delle Comunicazioni, un organismo che di fatto ha plasmato le regole sulla presenza dei bambini nei programmi televisivi italiani.
Un aspetto fondamentale che ha visto l’Italia precorrere termini e tempi proprio grazie al suo impegno. Il suo lavoro in questo comitato ha contribuito a definire standard di protezione che ancora oggi regolano la partecipazione dei minori alle trasmissioni, dalle fasce orarie protette ai limiti sulla pubblicità rivolta ai più piccoli.
Aveva spesso collaborato con Fabrizio Frizzi del quale aveva detto… “Qualsiasi conduttre dovrebbe passare dalla TV dei ragazzi, Fabrizio ha fatto di quella esperienza un tesoro e lui è davvero diventato un esempio di come la TV può essere divulgazione e intrattenimento per i più piccoli…”
Si occupò di cartoni animati e film, di stile di conduzione ma anche di contenuti a cominciare dal wrestling che proprio durante il suo lavoro in commissione fu oggetto di sue osservazioni: “La TV può essere educativa e diseducativa. Non sono contraria a programmi che consentano a un padre di spiegare al figlio le cose della vita. Ma il padre deve essere presente e non accendere la TV come fosse una baby sitter…” disse nel corso di un Forum sulla TV nel 2006.

Lite furiosa con Pippo Baudo
La sua battaglia più nota resta lo scontro televisivo con Pippo Baudo nel 2004, durante la trasmissione Novecento. In quell’occasione, la Parsi criticò duramente la scelta del conduttore di portare al Festival di Sanremo Alina Deidda, appena dodicenne, la più giovane concorrente nella storia della manifestazione: “I bambini hanno bisogno di passaggi emotivi, hanno bisogno di tempo e molto spesso la società dello spettacolo non li fa crescere, li consuma. E stasera mi pare che abbiamo consumato”, disse con fermezza la psicoterapeuta.
Baudo reagì bruscamente invitandola ad andarsene e definendo le sue parole “antidemocratiche e incivili”. Parsi abbandonò il collegamento, ma quella lite in diretta rappresentò un momento spartiacque nel dibattito pubblico sull’opportunità di esporre bambini così piccoli alle pressioni del mondo dello spettacolo. Un tema che anticipava di anni le discussioni sulla partecipazione di minori ai reality show e ai talent televisivi.
“Proibire non è la soluzione: le cose si spiegano”
L’approccio di Maria Rita Parsi non era mai censorio o proibizionista, ma orientato alla tutela del benessere psicologico dei più piccoli. Come membro di comitati di autoregolamentazione pubblicitaria e televisiva, ha sempre sostenuto che la televisione potesse e dovesse essere uno strumento educativo, a patto di rispettare i tempi di crescita emotiva dei bambini e di non trasformarli in oggetti di intrattenimento.
La sua visione trovava radici nella psicoanimazione, la metodologia da lei elaborata che metteva al centro l’ascolto dei bisogni reali dei minori. Nel 1992 ha fondato l’Associazione Movimento per, con e dei bambini (dal 2005 Fondazione Movimento Bambino Onlus), che ancora oggi opera per la diffusione della cultura dell’infanzia e contro ogni forma di abuso e maltrattamento.
Premi, riconoscimenti e lavoro
A livello internazionale, nel 2012 fu eletta al Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo a Ginevra, l’organismo che vigila sul rispetto della Convenzione internazionale sui diritti dei minori. Dal 2020 era esperta dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, e dal 2021 componente del Gruppo di lavoro sulla Child Guarantee del Ministero del Lavoro.
Autrice di oltre cento pubblicazioni tra cui “Le mani sui bambini”, “S.O.S. Pedofilia” e “Maladolescenza”, Maria Rita Parsi ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio Paolo Borsellino, dal Premio Hemingway al Premio Eccellenza Donna.
I funerali si svolgeranno sabato 7 febbraio alle 11 nella chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma. La camera ardente sarà allestita oggi, giovedì 5, domani nella stessa chiesa.
I funerali
Il mondo della televisione perde una figura che ha saputo unire competenza professionale e passione civile, trasformando la propria presenza mediatica in uno strumento di tutela per i più vulnerabili. La sua lezione resta attuale: i bambini non sono piccoli adulti da esibire, ma persone con diritti specifici che il mondo dello spettacolo ha il dovere di rispettare.