Home Notizie Tutti “imitano” Sanremo: lo show musicale torna di moda sul piccolo schermo tra innovazione e nostalgia

Tutti “imitano” Sanremo: lo show musicale torna di moda sul piccolo schermo tra innovazione e nostalgia

Festival di Sanremo e non solo. La kermesse canora si avvicina, ma il piccolo schermo ritrova lo show musicale in ogni sua forma. Stanno tornando eventi sulle orme di quel che accade al Teatro Ariston.

28 Gennaio 2026 15:52

Tutti lo cantano, come afferma Carlo Conti, ma cercano anche di imitarlo. Atteso, discusso e persino divisivo: Sanremo è Sanremo ancora oggi, con tutto quello che comporta. 5 serate in cui la musica italiana si condensa all’interno di un teatro, l’Ariston, con grande attenzione persino all’altra componente imprescindibile della kermesse: il glamour.

Chi c’è? Come veste? Quanto prende? Le tipiche domande che l’opinione pubblica inizia a fare in relazione ai protagonisti. Cantanti, conduttori, ospiti. Persino sosia. A Sanremo, non da oggi, per 5 giorni all’anno (una settimana, contando anche gli speciali) c’è di tutto. Un frullatore di emozioni tra media e artisti, si parla di ogni cosa e ancor più si critica.

La riscossa degli show musicali

Tutti pronti a dare giudizi in un senso o nell’altro, non solo sulle canzoni. Il Festival è l’ultima occasione di evento condiviso, peraltro finisce anche in Eurovisione, per un Paese alla ricerca di certezze e simboli. La kermesse canora rappresenta, nonostante tutto, la tradizione che si rinnova. Per questo, a partire da fine gennaio, ogni anno, non si parla d’altro: un’attesa che monta come la panna su un dolce bramato dopo una settimana di preparazione.

Sanremo richiede più tempo, ma il risultato non cambia. La stretta attualità ha confermato che Carlo Conti, nel 2027, non sarà il Direttore Artistico della kermesse. Il conduttore toscano passa la mano, prima però deve concludere questa edizione. Non sarà facile perchè le premesse parlano di una soddisfazione parziale da parte del pubblico televisivo: le scelte del Direttore Artistico non hanno convinto, fin qui, la maggioranza degli italiani. Si teme un effetto boomerang. Sensazione che è più di una semplice ipotesi, perchè di Sanremo c’è bisogno ma oggi non è tanto il nome che fa la differenza. Quanto la tipologia di formato.

Il Festival e le sue “copie”

Un altro Festival della canzone italiana non si può fare, per storia e tradizione, ma se le aziende si rendono conto che il pubblico ha voglia di show a trazione musicale, allora corrono ai ripari. Non si tratta di talent, quelli abbondano e offrono una valida alternativa alla classicità, ma veri e propri spettacoli – con una conduzione sferzante – che vedano l’alternarsi di artisti rinomati sul palco. Rai, in termini di selezione personale, volendo usare questo termine, ha scelto nomi diversi per il cast dei big. Qualcuno si aspettava ben altro, allora i competitor hanno scelto di imitare Sanremo (non a febbraio, ma poco importa se c’è l’idea di fondo) altrove.

Fedez protagonista al Festival di Sanremo
Fedez tra i big del Festival di Sanremo (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Chiedere a Nove: Warner Bros Discovery ha fatto, con Amadeus, diversi Festival dal vivo ripresi proprio dall’emittente con discreti ascolti. Successivamente, appena l’appeal dell’ex Direttore Artistico di Sanremo è calato, la mano è passata a qualcun altro. Senza, tuttavia, tradire l’esigenza collettiva di un evento musicalmente rilevante e condiviso. Fabio Fazio, infatti, ha proposto una serata speciale di Che Tempo Che Fa in cui artisti di un certo peso (da Mengoni ad Annalisa) hanno ricordato la celebre artista recentemente scomparsa per mezzo di canzoni intramontabili.

Cosa resta dopo Sanremo?

Gli eventi in stile Sanremo, Nove docet, si possono replicare e Canale 5 prende esempio. Una prima volta con Una Nessuna Centomila, concerto evento in favore della tutela delle donne vittime di violenza, che ha visto alternarsi artiste e artisti acclamati dalla folla. Nomi attesi che sono persino riusciti a ribadire l’importanza di una società civile fondata su rispetto ed empatia. La seconda volta che Cologno Monzese ha cercato di imitare Sanremo vede protagonista Paolo Bonolis: il conduttore romano, che il Festival della Canzone Italiana l’ha già condotto e diretto artisticamente, prova a fare lo stesso con un format simile alla “confezione” sanremese. Tanti grandi nomi della musica nazionale si alterneranno su diversi palchi sempre coadiuvati dal conduttore intento a fare il maestro di cerimonia. Giorgia, Annalisa, Fiorella Mannoia, Fedez.

Sanremo si può fare anche altrove, dunque? La risposta è sì. L’altro interrogativo è come: se il Festival della Canzone Italiana non si muove da Raiuno, però, offre un cast ridimensionato rispetto al passato, da altre parti non si pongono il problema. Mettono mano al portafogli e chiamano artiste e artisti contesi, dimostrando che lo show musicale non è morto. Neppure l’appeal che si porta dietro. Il Festival di Sanremo è sempre al Teatro Ariston, ma iniziano a replicarsi simili paradigmi anche da altre parti.

Come cambia la concorrenza

Questo vuol dire due cose: la prima è che il pubblico ha voglia di eventi musicali di questo genere, l’offerta tv si adegua sempre a una domanda. La seconda è che se Sanremo si può replicare, in forma verosimile, anche in altri contesti, gli sponsor cominceranno a guardarsi intorno. Monito non indifferente per la Rai, la quale ha fatto scuola. Ora, però, la competizione è aumentata e la concorrenza – inevitabilmente – cresce. Una settimana a febbraio, tra buona musica e indiscrezioni, alla platea televisiva non basta più.