Milano Cortina 2026, Olimpiade all’ultimo respiro: ma non tutto è pronto e la città non sembra entusiasta
A dieci giorni dalla cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026, alcuni cantieri sono ancora aperti, altri non potranno essere completati, i trasporti sono in affanno e Milano fatica a sentire propri i Giochi tra strade chiuse, difficoltà e costi notevolmente più alti del previsto.
Mancano dieci giorni esatti alla cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026, prevista per il 6 febbraio allo stadio di San Siro, ma l’entusiasmo che dovrebbe pervadere la città ospitante sembra latitare. Milano si presenta all’appuntamento olimpico con il fiato corto: cantieri ancora aperti, opere incomplete, trasporti in affanno e una popolazione che fatica a percepire questi Giochi come propri. Le Olimpiadi hanno un retroscena evidente: quello di un gigantesco cantiere…
I numeri impietosi dei cantieri
I dati della Corte dei Conti e di Simico, la società responsabile delle infrastrutture olimpiche, parlano chiaro: a meno di due settimane dall’inizio dei Giochi solo un’opera su sei risulta completata. Su 98 interventi previsti nel piano olimpico, 16 opere sono ancora in ritardo, con alcuni cantieri che chiuderanno letteralmente il giorno prima delle competizioni. Altri probabilmente verranno completati solo dopo le Olimpiadi.
Il primo stanziamento pubblico per Milano Cortina risale al 2019, con la legge di bilancio 2020 che autorizzava finanziamenti per 50 milioni nel 2020, 180 milioni nel 2021 e 190 milioni all’anno dal 2022 al 2025. Al momento il valore economico complessivo sarebbe di 3,4 miliardi di euro (dati Simico), con la Corte dei Conti che ha lanciato severi moniti sulla necessità di aggiornare i cronoprogrammi e di “prevedere un utilizzo sostenibile degli impianti sportivi, al fine di ridurre la spesa per gli enti pubblici”.
L’Arena di Santa Giulia: inaugurata all’ultimo minuto
L’esempio più eclatante dei ritardi è l’Arena di Santa Giulia, il gioiello da 16.000 posti progettato da David Chipperfield che ospiterà le competizioni di hockey su ghiaccio. Inaugurata in sordina nel weekend del 9-11 gennaio con le semifinali e finali di Coppa Italia e IHL Serie A, che ha aperto i battenti a meno di un mese dall’inizio delle Olimpiadi.
Ma intorno all’Arena le gru sono ancora ben evidenti e gli operai stanno sistemando diverse cose a rotta di collo.
Il New York Times ha dedicato un lungo reportage alla vicenda, ricordando che nelle precedenti edizioni olimpiche di Pechino 2022 e PyeongChang 2018 gli organizzatori avevano ospitato le partite di prova con un anno di anticipo. “A meno di un mese dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano, l’arena che ospiterà uno degli eventi più importanti dei Giochi è ancora un cantiere aperto – hanno scritto i giornalisti americani, descrivendo l’Italia come il Paese in cui “la corsa all’ultimo minuto è considerata una caratteristica nazionale”.
La pista col buco
Durante la prima partita tra Varese e Caldaro disputata il 9 gennaio si è già verificato un problema tecnico: un vero e proprio buco nel ghiaccio della pista. Il match è stato interrotto per circa cinque minuti e per risolvere la situazione si è dovuto ricorrere anche a una sorta di annaffiatoio, il tutto in diretta tra l’ilarità generale. Un episodio che ha confermato le perplessità sulla preparazione dell’impianto, considerando che il ghiaccio per l’hockey richiede settimane di preparazione con centinaia di lastre sottili raffreddate strato dopo strato.
Le nazionali più forti, quelle che concorreranno per l’oro – Stati Uniti e Canada – pare abbiano già presentato riserve sulle condizioni del ghiaccio di Santa Giulia.
Trasporti: il vero tallone d’Achille
Se le infrastrutture sportive stanno in qualche modo arrivando al traguardo, sia pure all’ultimo respiro, il vero tallone d’Achille di Milano Cortina 2026 sono i trasporti. Trenord ha annunciato un potenziamento straordinario con 120 corse giornaliere aggiuntive per un totale di 2.500 treni in circolazione, con il collegamento Milano-Valtellina operativo dalle 4.20 del mattino fino alle 3 di notte. Il tutto in un’area urbana che dal punto di vista ferroviario è più che congestionato. Il collegamento tra Lecco e Tirano si sviluppa su un unico binario di 170 chilometri, una strozzatura che non lascia margini di manovra. In un sistema già afflitto da ritardi cronici e soppressioni frequenti, l’aggiunta di 120 corse rischia di trasformarsi in un effetto domino: basta un treno in ritardo per paralizzare l’intera linea.
A complicare ulteriormente il quadro, la decisione di Trenord di bloccare le ferie del personale durante tutto il periodo dei Giochi ha già innescato la reazione dell’Orsa, il sindacato dei macchinisti, che ha proclamato lo sciopero.
Sul fronte stradale la situazione non è migliore. La rete verso la Valtellina poggia quasi interamente sulla statale 38, arteria notoriamente congestionata. E qui arriva la doccia fredda: alcuni interventi strategici come lo svincolo del Trippi e quello della Sassella non saranno completati in tempo per i Giochi, con uno slittamento previsto non prima del 2027.
La circonvallazione, arteria fondamentale per Milano, che ospita le linee pubbliche e diverse connessioni con la metropolitana è in piena crisi.

I costi esplosi: dalla pista da bob alle varianti stradali
Il capitolo costi è quello che ha generato le polemiche più feroci. La pista da bob “Eugenio Monti” di Cortina, simbolo dei problemi organizzativi, è passata da un preventivo iniziale di 61 milioni a un costo finale di 131,7 milioni di euro. La cifra comprende 118,4 milioni per la nuova pista, 3,8 per lo strip out della vecchia, 2,1 per un memoriale storico, 2,6 per la Cabina S e 4,8 milioni per una Guest House per atleti.
Ancora più vistoso il caso della variante di Cortina, suddivisa in tre lotti, il cui costo è passato dai 270 milioni di euro del 2020 agli attuali 677 milioni, con un fabbisogno finanziario di 363 milioni ancora non stanziati. Dovrebbe essere la soluzione ai problemi di traffico di Cortina, ma i lavori non inizieranno prima del secondo semestre 2026, quando le Olimpiadi saranno già finite.
La variante di Longarone, con un costo di 481 milioni di euro, è appena entrata nella fase di gara per individuare un costruttore. Ma i cantieri non si apriranno prima del secondo semestre 2026 per un tratto di strada atteso da 34 anni, visto che la prima convenzione tra Regione Veneto e Anas risale al 1995.
Milano poco olimpica
Ma il problema più grande è forse un altro: Milano non sembra aver abbracciato davvero questi Giochi. Nonostante le ricerche nazionali parlino di un 77% di italiani orgogliosi che le Olimpiadi si tengano in Italia, con il 57% che si dichiara entusiasta (percentuale che sale al 69% considerando l’Italia nel complesso), a Milano l’atmosfera è ben diversa.
La città ha vissuto i preparativi più come un disagio che come un’opportunità, tra cantieri infiniti, traffico paralizzato e polemiche continue sui costi lievitati. Secondo una ricerca di SocialCom Italia che ha analizzato oltre 54.000 conversazioni online, il 93% dei commenti a livello nazionale esprime sentimento positivo, ma le regioni ospitanti Lombardia e Veneto mostrano entusiasmo concentrato soprattutto sulle aree montane, non su Milano.
I milanesi guardano con distacco a un evento che percepiscono come distante, nonostante San Siro ospiti la cerimonia d’apertura e l’Arena di Santa Giulia le gare di hockey. La vendita dei biglietti procede bene a livello nazionale (oltre 300mila biglietti venduti nei primi sei giorni di apertura della biglietteria), ma l’interesse della popolazione milanese è davvero molto tiepido.
L’appuntamento è per il 6 febbraio a San Siro. Milano, volente o nolente, sarà comunque sotto i riflettori del mondo. Resta da capire se la città riuscirà a trasformare questo appuntamento in un’opportunità di rilancio o se i Giochi passeranno lasciando solo il conto da pagare.