Due uomini e mezzo, la serie con Charlie Sheen è uno spaccato di vita tra risate e scomodi retroscena
Due uomini e mezzo resta un grande classico seriale. L’importanza di questa serie, oltre alla scrittura di Chuck Lorre, risiede nella duplice natura di Charlie Sheen. Genio e sregolatezza tra autenticità e scomodi retroscena.
Due uomini e mezzo è la croce di Charlie Sheen, ma anche una profonda delizia che fin quando è stato possibile lo ha fatto scoprire ulteriormente al grande pubblico. Una celebrità poliedrica, ma anche profondamente popolare. Sembrava essere l’uomo perfetto, persino nelle sue contraddizioni.
Quell’autenticità, tuttavia, si paga e l’interprete ha pagato un prezzo altissimo. Non solo in termini di celebrità, ma proprio rispetto alla credibilità prima acquisita e poi persa drasticamente. La serie, nello specifico, inizia i primi anni del Duemila: precisamente nel 2003. I protagonisti sono Charlie Harper e Alan Harper, due fratelli interpretati rispettivamente da Charlie Sheen e Jon Cryer. La trama vuole che Alan venga lasciato dalla moglie Judit e quest’ultimo, non sapendo dove andare, si rifugia a casa del fratello Charlie (facoltoso musicista che si guadagna da vivere scrivendo jingle pubblicitari) con il figlio piccolo di nome Jake Harper.
La doppia faccia di Charlie Sheen
Questa convivenza forzata alimenta divertenti equivoci, anche perchè – e qui veniamo alla credibilità di Charlie Sheen – uno dei due fratelli non rinuncia al suo tenore di vita da single. Fatto di belle serate, rapporti occasionali e sbronze particolarmente intense. Dall’altra parte, Alan cerca di dare un’educazione al giovane figlio in mezzo al caos costante e ai capovolgimenti di fronte che i diversi legami familiari (forzati e non) animano. La serie, attualmente in programmazione su PrimeVideo, è durata 12 stagioni. Fino al 2015. Ricevendo diversi riconoscimenti dalla critica e dal pubblico.

Gli ultimi capitoli del prodotto, tuttavia, vedono l’uscita di scena forzata da parte di Charlie Sheen. I motivi di questo allontanamento sono riconducibili alla condotta della star. La quale, parallelamente al successo di Due uomini e mezzo, ha vissuto un momento complicato e altamente rischioso per la propria carriera e incolumità. Nello specifico, l’attore viene arrestato nel 2009 con l’accusa di violenza domestica.
Le controversie con la produzione
Episodio che ha compromesso per un certo periodo la carriera dell’interprete statunitense. Oltre alle accuse di violenza domestica, Sheen ha avuto problemi di alcol e dipendenze di vario genere. Questioni che ha promesso di risolvere, ma con i propositi riesce a farci poco. Soprattutto quando la produzione – visto quello che l’attore stava passando – sceglie di sospendere l’ottava stagione. Una decisione che fa infuriare Sheen, il quale – spinto anche da una frustrazione pregressa – attacca senza mezzi termini Chuck Lorre.
Le accuse al produttore e ideatore della serie sono di natura antisemita. Gesto che non viene accolto bene dalla WBD che, nel marzo 2011, licenzia l’interprete americano con effetto immediato. Il progetto Due uomini e mezzo non tramonta, anzi riparte: al posto di Sheen c’è un nuovo interprete. Ashton Kutcher che veste i panni di Walden Schimdt, informatico dal patrimonio consistente che condivide con Charlie la passione per le donne.
Ashton Kutcher e l’eredità di un successo
Charlie Harper viene fatto morire nella serie e il personaggio viene cancellato in maniera definitiva per le ultime stagioni dopo i fasti del passato. Si narra che Warner Bros Discovery abbia chiamato Sheen per consentirgli di fare un’ultima apparizione in maniera tale da congedare il personaggio degnamente almeno agli occhi del pubblico. L’attore, in preda a orgoglio e profonda amarezza, declina l’invito. Infatti l’ultima scena di Charlie Harper (non essendoci più Sheen a impersonificarlo) viene girata da una controfigura di spalle.
L’attore, tempo dopo, si è scusato con Lorre e la produzione. Un’ammenda tardiva che non ha cambiato le cose in scena, ma è servita a risolvere dei contenziosi aperti. Anche a livello legale. Charlie Sheen, infatti, ha dovuto compiere dei passi indietro per evitare pesanti ripercussioni. Archiviata quella situazione, pesante a livello professionale e personale, l’interprete ha raccontato tutto all’interno del documentario Aka Charlie Sheen, visibile su Netflix.
I punti di forza della serie
Due uomini e mezzo, dunque, è una storia dentro l’altra: quella che riguarda il protagonista Charlie Harper, alle prese con suo fratello Alan e il nipote Jake, e l’altra che coinvolge Sheen nel suo privato. Al punto da arrivare a compromettere anche i legami più autentici. Una situazione spiacevole nata da un successo senza precedenti. La serie, infatti, non ha mai perso la propria vis comica e la capacità di intrattenere il pubblico. Nemmeno durante i momenti più bui della parabola storico-professionale di Charlie Sheen.
Vedere questa serie vuol dire misurarsi con autenticità e follia divise in parti uguali: scrittura graffiante ed espedienti comici profondamente divertenti. Persino con l’aggiunta di guest star internazionali. Sean Penn in prima linea, Due uomini e mezzo l’ha mostrato (anche se per poco) in una veste inedita che ha divertito i fan.
L’impronta di Chuck Lorre
Il prodotto mescola realtà, riflessioni e colpi di scena in una ricetta che mette al centro di tutto l’equilibrio interpretativo. Quello che Sheen riusciva a mantenere soltanto fin quando la luce rossa era accesa, non appena i titoli di coda passavano cominciava la sua personalissima Odissea. Disavventura che ha coinvolto anche uno dei titoli seriali più riusciti del passato recente. Insieme a The Big Bang Theory che porta sempre la firma di Chuck Lorre.