Home Interviste Ubaldo Pantani: “Inimitabile è la mia dichiarazione d’amore ai personaggi che mi hanno reso quello che sono”

Ubaldo Pantani: “Inimitabile è la mia dichiarazione d’amore ai personaggi che mi hanno reso quello che sono”

Il comico si racconta a TVBlog alla vigilia di un nuovo spettacolo teatrale: “Il teatro è un luogo sacro, la TV ne è solo il prolungamento”. Ma sulla ‘dannazione del comico’ ammette…”Alcuni personaggi ti danno tanto, ma ti succhiano l’anima”

26 Gennaio 2026 18:49

Ubaldo Pantani torna a teatro con “Inimitabile”, uno spettacolo che rappresenta l’evoluzione di un percorso artistico iniziato diversi anni fa e che mette al centro il rapporto viscerale con i suoi personaggi più iconici. Dieci date, ma a giudicare dalle aspettative del pubblico potrebbero essere molte di più. In un’intervista esclusiva a TVBlog, il comico si racconta senza filtri, dalla genesi delle sue imitazioni più celebri fino alla “dannazione” di chi vive perennemente nell’ombra dei propri alter ego. Con l’obbligo di dover fare ridere…

Il teatro, luogo sacro

“Per me il teatro è sempre stato un luogo sacro – confessa Pantani – è comunque da qui che è partito tutto. Prima ancora che dal cinema, o dalla televisione, noi tutti cominciamo a fare teatro sin da piccoli quando cerchiamo di far ridere i nostri genitori. Adoro il teatro e la sua responsabilità e anche se il mio lavoro viene reso più immediato e dirompente dalla televisione, è in teatro che ritrovo la gioia di vedere la gente che ride”.

Suona come una condanna… il comico davanti al pubblico che urla ‘facce ride…’: “Condanna ma anche benedizione. Io non voglio altro. Spero che le persone che mi verranno a vedermi non si aspettino mie riflessioni o citazioni esistenziali. È vero… qualche libro l’ho letto – dice schernendosi – e magare qualche citazione, un po’ di riferimenti culturali li ritroveranno anche nei miei personaggi. Ma io voglio fare ridere le persone. E sono contento che la gente mi chieda ‘solo’ questo…”

Ma il palcoscenico per il comico è stato anche altro: “Un luogo dove ho buttato tutte le mie passioni che non potevo sviluppare altrove – la storia, la memoria, l’arte, la musica – cercando di lenire quella che Proietti teorizzò come la sofferenza del comico. Una sofferenza che arriva intorno ai 40 anni, quando il comico comincia a chiedersi… ‘Ma la gente capirà che sono persino intelligente? Che ho letto due libri?’ Ma io ormai di anni ne ho 54…”

Da Carlo Conti in poi

È stato proprio Carlo Conti a fargli cambiare prospettiva: “Con la sua sintesi incredibile mi ha detto: basta, smetti di fare il Premio Tenco e comincia a fare il Festivalbar. Hai tutto per fare uno spettacolo comico”. Parole che hanno spinto Pantani a mettere da parte velleità avanguardistiche e tornare all’essenza: “La comicità risponde a una sola grande legge: fa ridere o non fa ridere. Se vuoi fare avanguardia, diventa un’altra roba”.

Uno dei temi centrali di “Inimitabile” è proprio il rapporto simbiotico – a volte ingombrante se non devastante – con i personaggi che ha creato nel corso degli anni: “Li amo, devo loro molto. Perché i personaggi che la gente riconosce tanto ti danno, ma tanto ti tolgono, ti succhiano l’anima – confessa con lucidità – in fondo alla gente non frega nulla di chi sei. Tu sei quella persona lì sulla porta del camerino che aspetta il buco nella conversazione per dire ‘senti, cosa direbbe Lapo?'”.

Al punto che la realtà della vita offre spunti e aneddoti tragicomici che fanno impallidire la sceneggiatura: “Ti può capitare che uscendo da un funerale uno ti faccia le condoglianze ma poi ti chieda ‘ohi Lapo, come va?’ È successo davvero. Al funerale di mio papà”.

Una dannazione che Pantani ha imparato ad accettare con serenità: “Posso dire che sono contento. È come il cantante che fa pace con il grande successo del passato. Zucchero che canta di nuovo Donne dù dù dù. E non Dylan che non vuole più saperne di Blowin’ in the Wind”.

Ubaldo Pantani
Ubaldo Pantani, a teatro con i suoi personaggi – Credits Ufficio Stampa (TVBlog.it)

Il titolo geniale di Paolo Ruffini

“Inimitabile” porta la firma di Paolo Ruffini come produttore, ma anche come autore del titolo: “Mi vanto di essere un titolista, ne ho trovato tanti, belli, per molti programmi TV, ma questa intuizione geniale è di Paolino. Il titolo gioca su un paradosso: è possibile fare l’imitazione di se stessi? No, perché selezioneremmo gli aspetti che noi riteniamo più divertenti. L’identità ce la danno gli altri. E il teatro non lo fai da solo e nemmeno per te stesso. Si fa almeno in due”.

Niente lacrime, solo risate

Una cosa è certa: nello spettacolo non ci saranno momenti strappalacrime: “Niente penombra, con la musica in sottofondo e il piano, il ricordo di me che da bambino…. Anzi, se ci penso mi intristisco da solo. Non ballo, non canto, niente piano sotto. E non voglio a tutti i costi far sapere che ho letto dei libri – per quello esistono le conferenze stampa. Sempre che qualcuno lo scriva…”

La regola è una sola, far ridere. “Anche se nello spettacolo ci sono riferimenti colti, una persona che non li coglie deve ridere comunque. Devi parlare anche a quelle tre persone che non colgono quel riferimento, ma senza escludere gli altri. Altrimenti diventa tutto piatto”.

Persino Lapo: “Ci sarà anche lui con il suo vezzo stralunato e un po’ infantile di parlare di tutto, magari fraintendendo le cose. Perché Lapo comunque è molto educato e chiede scusa a prescindere”. E Pantani con la voce che ormai quasi tutti almeno una volta abbiamo provato a imitare noi stessi, con la testa piegata su un lato e le mani avanti fa…. “Forse non ho capito bene ma mi sembra che…”

Abbiamo capito. Ci sarà da ridere.

Ubaldo Pantani, Inimitabile a teatro

31 gennaio – Teatro Strada Nuova – Genova

21 febbraio – Teatro Ilva Ligabue – Bagnolo in Piano

05 marzo – Teatro Dehon – Bologna

13 marzo – Teatro Centro Lucia Botticino – Brescia

14 marzo – Teatro Toniolo – Mestre

21 marzo – La città del Teatro – Cascina

10 aprile – Teatro Sociale – Camogli

18 aprile – Teatro del Popolo – Colle Val D’Elsa

11 maggio – Teatro Manzoni – Milano

13 maggio – Teatro Gioiello – Torino