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Travaglio-Berlusconi, 13 anni fa “la pulizia della sedia” più famosa del piccolo schermo: quando la politica era ancora un evento televisivo

13 anni fa il confronto Travaglio-Berlusconi da Santoro che ha segnato un’epoca televisiva. Un appuntamento tv che ha ottenuto il 33,57% di Share: l’ultimo atto di un passato (recente) in cui la politica era anche un evento sul piccolo schermo.

25 Gennaio 2026 14:02

“Non sapete nemmeno scherzare”, detto con quel sorriso beffardo di chi ha avuto e aveva la situazione in pugno. Gli applausi del pubblico e le risate di sottofondo. Un vero e proprio show che Silvio Berlusconi, compianto ex Premier, ha fatto il 10 gennaio 2013. Il contesto era quello di Servizio Pubblico, trasmissione di Michele Santoro.

Cronista che, negli anni, ha sempre condotto battaglie politiche e mediatiche contro l’ex Presidente del Consiglio. Per capire la situazione, bisogna tornare ai tempi di un’Italia diversa: un Paese dove la satira, quella vera, poteva diventare un peso e le inchieste giornalistiche (se ben congegnate) non arrivavano a causare attentati come accaduto nel passato recente al Direttore di Report Sigfrido Ranucci, ma potevano condurre a un’estromissione definitiva dai contesti mediatici e televisivi.

Travaglio-Berlusconi, il confronto che ha fatto la storia (recente) del piccolo schermo

Santoro, Biagi, Luttazzi – nello specifico – sono stati al centro di quello che le cronache hanno definito “Editto bulgaro”: una nota dichiarazione di Silvio Berlusconi avvenuta nel 2002, nel corso di una visita istituzionale a Sofia. L’allora Presidente del Consiglio “denunciò” un ‘uso criminoso’ del mezzo televisivo da parte di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi auspicandone l’allontanamento – poi avvenuto – dalla Rai. Il motivo? Aver fatto luce su vicende che sarebbero emerse successivamente come il conflitto di interessi e le altre vicende giudiziarie che avrebbero poi coinvolto Berlusconi stesso.

Tre persone fecero rivoltare un Paese intero. Si parlava di “censura” e ci furono anche diverse manifestazioni di piazza. I famosi “girotondi”, che a sentirli nominare oggi sembrerebbero il centro di un futuro distopico. Erano invece realtà e, da quel momento, Santoro (insieme a Biagi e Luttazzi) lascia il servizio pubblico per andare altrove.

L’editto bulgaro e il passaggio a La7

Passano gli anni e il cronista si risistema, professionalmente, a La7: cambia trasmissione, ma non approccio. Santoro torna alla ribalta più forte, sul piano mediatico, di prima in un contesto che gli permette di agire e indagare proprio come faceva un tempo non troppo lontano all’interno della televisione di Stato.

Una sorta di rivalsa vuole che Santoro, insieme al suo gruppo di autori, chiami la nuova trasmissione di dibattito e inchiesta con un nome preciso: “Servizio Pubblico”, smacco alla Rai in nome dell’affronto subito all’inizio del 2000. Questo porta, con tempo, modalità e frecciatine di vario genere, al 2013 quando Santoro – dopo tanti anni – decide di affrontare il dibattito dell’anno. Un confronto dialettico, avvenuto il 10 gennaio di 13 anni fa, con Silvio Berlusconi.

Berlusconi incontra Santoro in prima serata

L’uomo che gli aveva reso, da un certo punto di vista, la carriera più difficile e gli aveva persino fornito qualche motivo di risentimento. I due, dopo l’ormai noto “Editto bulgaro”, non si erano mai parlati faccia a faccia. Era arrivato il momento, anche perché Berlusconi – nel 2013 – stava affrontando una complicata campagna elettorale e aveva bisogno di un confronto serrato che gli permettesse di cavalcare appeal e mediaticità.

Berlusconi Travaglio e la sedia pulita
Berlusconi, Travaglio e la sedia pulita (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Quindi scelse di farsi spazio a casa del “nemico giurato”: parole affatto casuali, perché l’atmosfera in quegli anni era proprio questa. Santoro e Berlusconi televisivamente erano come poli opposti che, invece di attrarsi, si odiavano. Il giorno del confronto, quel 10 gennaio di 13 anni fa, si racconta che i due si strinsero cordialmente la mano prima di cominciare la trasmissione. Format dove il cronista e conduttore non era solo: aveva, al proprio fianco, il collega e giornalista – oggi Direttore de Il Fatto Quotidiano (che si chiama così proprio in onore a Enzo Biagi) – Marco Travaglio.

La sedia di Travaglio

Arriviamo, dunque, alla parte più celebre (e mediaticamente rilevante) di quel confronto: Berlusconi risponde colpo su colpo alle domande di Santoro, anche concedendo qualche fuoriprogramma inatteso. La liturgia dei fogli bianchi, agitati dal Cav come se avesse preparato chissà quale discorso, ha trovato ulteriore forza e lustro in quella puntata. Si giunge, dunque, al momento più teso della trasmissione: Berlusconi attacca Travaglio per le inchieste che aveva fatto ai danni della propria figura. “Lei si tiene qui – riferito a Santoro – un cronista che ha 10 condanne per diffamazione”.

Santoro, a questo punto, risponde: “Se Travaglio è un diffamatore, allora Sallusti cos’è? Jack lo squartatore. Lei si fa imbeccare certe cose dai suoi scribacchini”. L’ex Presidente del Consiglio non ci sta: si alza, non porge la mano a Santoro, va da Travaglio che (alzandosi dalla propria sedia) prova a rispondere all’ex Premier. Allora Berlusconi, approfittando del momento, si siede dove prima c’era l’attuale Direttore del Fatto Quotidiano spolverando la sedia. Segno ironico (ma neanche tanto) di sdegno e poca fiducia.

Record di ascolti e fine di un’epoca

Partono gli applausi del pubblico, le risate di sottofondo, l’incredulità dei presenti. Berlusconi aveva scritto – con la complicità di Travaglio e Santoro – un’altra pagina di storia politico-televisiva. Infatti, il conduttore della trasmissione di La7 disse: “Bravo, bravo, facendo così vincerà sicuramente le elezioni. Ci è riuscito parecchie volte in questo modo”. Un vero e proprio tumulto che ha scatenato l’interesse collettivo: quel momento tv è stato visto da milioni di persone ottenendo il 33,57% di Share. Numeri da capogiro.

Dopo 13 anni, quel confronto televisivo è ancora ricordato non solo per quanto accaduto, ma anche perchè rappresenta l’ultimo atto di un’epoca in cui la politica era ancora interesse comune. I talk show politici erano attesi quasi quanto una puntata del Festival di Sanremo, come hanno confermato le percentuali.

L’eredità del talk show

Da quella data in poi, non ci sarebbe più stato (in televisione) un ascolto tale rispetto a un talkshow politico. Attualmente certi formati televisivi funzionano, ma non coinvolgono davvero. Anche per questo il siparietto tra Santoro, Travaglio e Berlusconi è storia della televisione. Incarna un qualcosa che, forse, non tornerà più: l’interesse concreto, vivo e fervente per il dibattito politico sul piccolo schermo.