Disney, Le Follie dell’Imperatore compie un quarto di secolo: i retroscena che lo hanno fatto diventare un cult
Le Follie dell’Imperatore compie un quarto di secolo: il 40° classico Disney festeggia 25 anni dall’uscita, ma non è sempre stato considerato un cult. Il progetto ha avuto difficoltà enormi dal punto di vista produttivo: tutti i retroscena.
Le Follie dell’Imperatore compie 25 anni dalla sua uscita. La Disney ha vissuto diverse fasi nel corso dell’attività di produzione cinematografica. Animazione, per tanto tempo, ha voluto dire accuratezza, classicità e garbo. È ancora così, ma in un passato remoto queste peculiarità sembrava averle soltanto l’azienda di Burbank. Un tratto distintivo rimasto fedele alle origini che, però, ha visto sviluppare una nutrita concorrenza soprattutto a cavallo del Duemila. Da fine anni Novanta ai primi 10 anni del nuovo millennio c’è stato un boom del genere: i cartoni animati hanno iniziato ad accelerare la propria messa in opera, specialmente al cinema.
Le tecniche nuove, mescolate a tecnologia e avanguardia, hanno messo Disney in condizione di doversi adeguare e migliorare. Una trasformazione graduale che ha portato numerosi cambiamenti non solo dal punto di vista industriale. Le Follie dell’Imperatore è il 40° classico della Disney: vuol dire che possiede ancora i valori della “vecchia scuola” (quella che porta a Mulan e a Fantasia, per intenderci) strizzando l’occhio al futuro.
Le Follie dell’Imperatore, un disastro annunciato
Proprio questa duplice chiave di lettura ha portato a qualche difficoltà iniziale: il film d’animazione non ha trovato immediatamente il favore di pubblico e addetti ai lavori. Ci sono state evidenti rimostranze, per non parlare degli ostacoli dal punto di vista produttivo. Inizialmente l’opera avrebbe dovuto intitolarsi Kingdom of The Sun ed era intesa come un musical: un contenitore specifico in grado di mescolare canzoni Disney e animazioni di ottima fattura.

Il progetto, a livello musicale, venne addirittura affidato a Sting. Il compositore aveva il compito di curare, oltre alle canzoni, persino le armonie all’interno dei vari cambi scena. Tutti quei “tappetini” musicali che troviamo anche in sede di montaggio nei passaggi più significativi tra una parte e l’altra del girato. A dirigere questa macchina immensa venne chiamato Roger Allers, l’uomo che aveva già curato la direzione de Il Re Leone. L’intenzione di tutti era quella di ricreare qualcosa di magico, in pieno stile anni ’90, con la dinamicità del nuovo millennio.
Sting abbandona il progetto
Tra il dire e il fare, spesso, c’è di mezzo il mercato. Le produzioni al botteghino iniziarono a scendere e gli incassi non stavano dando i risultati sperati: la follia non era soltanto dell’imperatore, ma di tutta l’impresa. Gli addetti ai lavori cominciarono a pensare che, con gli utili al ribasso e ancora tanti punti interrogativi da risolvere, mettersi a progettare un’altra opera fosse pretenzioso. Sting e Allers, inizialmente allettati dal progetto, decisero di uscire di scena. Così, nelle mani di Disney, c’era un’opera incompiuta con tanti aggiustamenti da fare. Il rischio (concreto) era quello di restare con una “cattedrale nel deserto”, ovvero un progetto dal potenziale enorme rimasto in soffitta soltanto perché le assi portanti non hanno retto la pressione.
Allora, per non buttare all’aria il lavoro fatto, quello che doveva essere un musical venne riadattato in una brillante commedia satirica: una virata essenziale per cercare di salvare il salvabile. Nessuno pensava che l’opera avrebbe riscosso un successo come quello che poi è riuscita a ottenere. La produzione voleva soltanto rientrare di parte dei soldi spesi per avere meno rimorsi possibile in agenda.
La rinascita dell’opera
Il personaggio di Kuzco, nella versione italiana doppiato dal comico Luca Bizzarri, diventa quindi un personaggio sarcastico e cinico. Via la maschera del principe tipicamente eroico. Comicità visiva, battute taglienti e humor irriverente. Una vera alternativa ai classici musical che poneva l’animazione in una prospettiva diversa.
Il debutto cinematografico fu nettamente al di sotto delle aspettative, questo ha preoccupato non poco la Disney, ma l’opera ha attraversato una seconda età dell’oro – diventando un grande classico – grazie al passaparola ottenuto con i VHS e i DVD. Le Follie dell’Imperatore cominciò a vendere oltre ogni previsione, in casa volevano averlo tutti. Piaceva a grandi e piccini, al punto che determinate trame con altrettanti espedienti influenzarono anche produzioni successive. Sempre targate Disney.
Il riscatto dopo un quarto di secolo
Le vendite in ascesa del prodotto hanno portato alla produzione serrata di sequel, spin-off e merchandising dedicati. Ancora oggi Le Follie dell’Imperatore viene considerato uno spartiacque. Proprio perché, da quel film d’animazione, comincia la “nuova” era della Disney. Parte tutto da un fallimento annunciato: lo stesso Sting, tempo dopo, è tornato sull’argomento e ha detto di essere molto sorpreso e dispiaciuto di come è andata a finire con il progetto.
Tradotto: non avrebbe mai pensato che una sua uscita di scena potesse portare a un successo di questo tipo. Le Follie dell’Imperatore era destinato a morire in culla, eppure ha trovato una nuova vita. 25 anni dopo la sua uscita in sala, con una gioventù che lo fa essere un evergreen nonostante l’usura del tempo, Kuzco è il perfetto esempio di come sia possibile reinventarsi nonostante le avversità. È sufficiente avere un pizzico di follia.