Maccio Capatonda, da scommessa della Gialappa’s a cavallo vincente di Verdone e De Sica: la comicità nonsense torna protagonista
Maccio Capatonda è una certezza nel panorama televisivo e cinematografico attuale. Marcello Macchia è nato come una “scommessa” con la Gialappa’s Band e oggi diventa pilastro della comicità surreale.
Nei primi anni Duemila a credere in Marcello Macchia fu la Gialappa’s Band che, all’interno del programma Mai Dire Grande Fratello e Figli, assegna al regista e intrattenitore lo “speciale cinema”. Una sua peculiarità, infatti, resta quella di storpiare i trailer: renderli assurdamente divertenti con una comicità degli eccessi che prende spunto dai fasti di Nino Frassica e non solo. Quello che, sotto un’altra veste, avrebbe fatto tempo dopo Valerio Lundini.
Il linguaggio inerente al teatro dell’assurdo fa ridere in maniera smodata, ma occorre capirlo. Non è una comicità per tutti, ma può arrivare a chiunque. Un genere non elitario, ma profondamente complesso da digerire perchè richiedere – anche in chi guarda – un grado di immedesimazione piuttosto alto.
Maccio Capatonda, da La febbra a SconfortZone
Quanto basta per domandarsi: “Ma scherza o fa sul serio?”. Questo con Maccio Capatonda (nome d’arte di Marcello Macchia) avviene una volta sì e l’altra pure. Nel senso che i suoi contenuti, che siano trailer alterati o video di sketch specifici, tendono sempre ad alzare l’asticella. Questo bagaglio culturale che Maccio si porta dietro è definito “comicità nonsense”. Fa ridere perché è talmente surreale da sembrare vera. Ci ha creduto, appunto, in primis la Gialappa’s Band, erano i tempi de “La febbra”; “La febbra 2”; “La casa senza bagno”; “Il divano scomodo”.

Tutti trailer o pezzi di vita vissuta portati all’estremo. L’opinione pubblica si rende conto che Maccio Capatonda è questo, ma sa essere anche molto altro e i produttori decidono di scommettere su di lui anche come regista. Lo ha detto, con una certa soddisfazione, il comico tra il serio e il faceto nel corso di una lunga intervista rilasciata a Daria Bignardi quando conduceva “Le invasioni barbariche”. Macchia, che si è presentato senza filtri, ha raccontato che da piccolo solitamente ripeteva: “Io voglio fare il registro”. Voleva dire regista, ma il senso e le potenzialità già c’erano.
Ascesa di un talento
Intorno al 2013 se ne rendono conto anche gli altri: arriva sul piccolo schermo Mario, una serie che esprime tutto ciò che Maccio aveva e ha dentro. Tre anni più tardi tocca a Mariottide: altra creatura mediatica di un universo in espansione. Subito dopo c’è The Generi, poi Maccioverse e SconfortZone.
Tessere di un mosaico che dimostrano come un certo tipo di intrattenimento non sia morto: Maccio ha saputo tirar fuori qualcosa che era soltanto sopito. Non da solo, chiaramente. La collaborazione di Herbert Ballerina, per tutti Luigi Luciano, negli anni, è stata fondamentale. Da esempi inediti di comicità, i film e le serie di Maccio (perchè è impossibile non annoverare nell’insieme anche Italiano Medio, Omicidio all’Italiana e Il Migliore dei Mondi) diventano certezze televisive e cinematografiche.
Riferimento della comicità surreale
Arriviamo, quindi, a oggi quando Marcello Macchia non è più una sorpresa ma un riferimento del settore. Ne sono arrivati altri, come Valerio Lundini, ma Maccio Capatonda è quello che ha piazzato metaforicamente la bandierina entro certi confini e i termini di paragone si alzano ulteriormente. Ecco perché poi Macchia ha vissuto quella che in gergo tecnico si definisce “l’uccisione dei suoi idoli”: non ne poteva più dei suoi personaggi più riusciti, dei trailer e di un repertorio che sentiva suo ma gli stava anche idealmente consumando tutto il resto.
La serie SconfortZone parla proprio di questo e di come è riuscito a superare una crisi creativa attraverso la ricerca ulteriore di valori. Perchè anche far sorridere nasconde rischi e persino qualche ansia. Una trappola emotiva da cui occorre divincolarsi. Dopo un periodo di riflessione Maccio ce l’ha fatta e ha incassato persino il favore dei grandi.
La consacrazione con Verdone e De Sica
Quei mostri sacri che lui guardava da lontano e ora, invece, ci lavora insieme. Da Carlo Verdone – che l’ha voluto a tutti i costi in Vita da Carlo – a Christian De Sica con cui condivide l’ultimo film – diretto da Eros Puglielli – Agata Christian. Maccio è diventato, forse lo è sempre stato, grande con tutto quello che significa. La ribalta di un certo tipo di comicità è arrivata anche grazie a lui.