20 anni senza Paolo Torrisi: chi era la voce di Goku in DragonBall e perché ha cambiato l’animazione italiana
Paolo Torrisi moriva il 7 dicembre del 2005. Vent’anni dopo la sua voce risuona ancora negli appassionati di doppiaggio risentendo Goku in DragonBall: perchè il suo lavoro resta davvero un’eredità da coltivare.
La voce di un’icona è quello che più resta in generale rispetto alla sua celebrità. A insegnarcelo sono stati i grandi del mestiere, prima seriamente e poi in maniera più scanzonata. Oggi Luca Ward, uno dei doppiatori più apprezzati del panorama italiano (anche a livello internazionale), scherza sul fatto che la sua voce abbia formato, influenzato e persino ispirato generazioni di ragazzi. Bambini cresciuti con Il Gladiatore e non solo.
Ecco perché l’eterna diatriba, relativa a film o cartoni animati, se siano meglio in versione originale oppure doppiati, lascia il tempo che trova quando siamo di fronte a esempi di personalità che a un attore o attrice non l’hanno soltanto doppiata. L’hanno caratterizzata con espressioni idiomatiche che vanno oltre la semplice resa. Questo è successo anche con Maurizio Torresan, per tutti Paolo Torrisi. La voce, tra gli altri, anche di Goku in DragonBall.
Paolo Torrisi, l’eredità di Goku
Il personaggio, all’interno della celebre saga di animazione, diviene adulto e cambia la timbrica vocale. Torresan è riuscito a renderlo intramontabile: non solo quando si nota il cambiamento fisico del personaggio, accompagnato da una voce più bassa e mai cacofonica, ma anche non appena il combattente – perchè questo era e resta Goku – si trovava a compiere sforzi sovrumani. Torrisi (o Torresan a seconda se viene chiamato con lo pseudonimo oppure no) riusciva a rendere ogni sforzo dei personaggi unico. Nel caso specifico di Goku, quando si carica – nelle varie trasformazioni da SuperSayan –, esercita un vero e proprio mantra.

Una sorta di cantilena che accompagna la trasformazione del personaggio. Le onde energetiche sono diventate un must da imitare per chiunque sia stato bambino o adolescente tra metà anni Novanta e inizio del 2000, Torrisi ha definito le singole atmosfere e suggestioni entro cui Goku si trovava a vivere cambiando con il passare del tempo.
Il doppiaggio in DragonBall
La svolta arriva quando – nella serie animata – Goku ha a che fare con i propri consanguinei: parenti che prendono il suo stesso DNA, anche per quel che riguarda l’attitudine al combattimento e ai poteri, e la voce dev’essere somigliante. Quindi i colleghi di Torrisi studiano le sfumature che il doppiatore aveva dato a Goku per ricalcare quel sentiero. Il doppiatore e direttore del doppiaggio della saga ha creato un precedente a cui chiunque voglia avvicinarsi all’universo manga e anime (televisivamente parlando) deve adeguarsi.
Paolo Torrisi ha italianizzato la cultura orientale in termini di animazione tv. Ecco perché, a vent’anni dalla sua morte, avvenuta nel 2005 a causa di un cancro, colleghi ed estimatori lo ricordano ancora con grande affetto. Oltre alla componente umana ed emotivamente arricchente, c’è l’aspetto professionale. Il doppiaggio di Torrisi, in relazione all’action nei cartoni animati, è stato un vero e proprio spartiacque. Lo confermano anche i simboli del doppiaggio attuale.
La gestione delle pause
Tra i quali è impossibile non ricordare Massimo Lopez che ha preso il posto, per quanto riguarda la versione italiana, di Tonino Accolla all’interno dei Simpson. Pur trattandosi di un genere diverso rispetto a DragonBall, Lopez riconosce a Torresan la gestione delle pause – che porta a determinati respiri – in grado di tratteggiare un personaggio nelle sue diverse fasi emozionali e dialettiche. Ogni suggestione ha la sua corrispondenza vocale. Un teorema che, grazie a Torrisi, resta tecnicamente valido oltre che sempre attuale.