Addio a Nicola Pietrangeli, il primo mito italiano del tennis raccontato in Nicola vs Pietrangeli su RAI Play
La morte di Nicola Pietrangeli chiude una pagina irripetibile dello sport italiano. RaiPlay ne racconta l’anima nel documentario Nicola vs Pietrangeli.
Nicola Pietrangeli, leggenda assoluta del tennis italiano e primo azzurro capace di conquistare uno Slam, è morto oggi a Roma all’età di 92 anni. Considerato tra i migliori tennisti al mondo tra il 1957 e il 1964, Pietrangeli è stato anche capitano non giocatore della storica vittoria in Coppa Davis del 1976 a Santiago del Cile e al momento è anche l’unico italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale.
La sua scomparsa chiude una stagione irripetibile per lo sport azzurro: Pietrangeli non era soltanto un campione, ma un personaggio pubblico, un simbolo della Dolce Vita, un volto popolare ben oltre il campo da tennis.
Il documentario di RaiPlay: Nicola vs Pietrangeli
Per comprendere davvero la complessità, il fascino e l’eredità sportiva e umana di Nicola Pietrangeli, RaiPlay ospita una delle opere più complete mai dedicate al campione: Nicola vs Pietrangeli, regia di Antonio Centomani, 52 minuti che raccontano l’uomo oltre il mito.
Il titolo gioca sulla doppia identità: un Pietrangeli icona, vincente, elegante, dal rovescio considerato tra i più belli ed eleganti del circuito mondiale; e Nicola, l’uomo che attraversa la storia italiana tra successi, dolce vita, aneddoti, memorie familiari e testimonianze di chi lo ha conosciuto davvero, raccontando spesso anche le sue fragilità personali.
Il documentario restituisce la figura di un campione estremamente sfaccettato il primo a trasformare il tennis in un fenomeno popolare in un paese che non aveva certo la facilità di oggi nell’accedere ai contenuti. All’epoca per Pietrangeli era successo qualcosa che si ricorda solo per la Nazionale italiana di calcio e per il Giro d’Italia con gruppi d’ascolto immensi raccolto intorno ai pochi televisori di allora.
Il tennis di un’altra epoca
Le immagini d’archivio dell’Istituto Luce riportano agli anni d’oro del tennis italiano: Roland Garros, i trionfi a Roma, le trasferte epiche di Coppa Davis. Ma è nelle testimonianze — i figli, gli amici del Circolo Canottieri Roma, i dirigenti e i colleghi della Federazione — che emergono le sfumature più preziose: il carisma naturale, l’ironia sottile, l’eleganza, il modo in cui Pietrangeli sapeva abitare lo sport e la vita.
Tra gli ospiti illustri spiccano anche Rafael Nadal e altri campioni contemporanei: tutti, indipendentemente dall’epoca, riconoscono in Pietrangeli un “numero uno” culturale oltre che sportivo, uno di quei talenti che hanno aperto la strada alle generazioni successive.

La presentazione agli Internazionali d’Italia
Il documentario fu presentato in anteprima mondiale al Campo Pietrangeli del Foro Italico, una cornice che porta il suo nome dal 2006. Durante la cerimonia, il campione ricordò con ironia il momento in cui gli fu intitolato lo stadio nazionale del tennis: “E perché non il Centrale?” chiese. La risposta: “Il Centrale si può rifare, ma questo adesso è intoccabile, è un monumento nazionale”. Una frase che oggi suona profetica.
Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, Giovanni Malagò, all’epoca presidente del Coni, Paolo Lorenzi, Fabrizio Zappi e Gabriella Carlucci, testimonianza di quanto Pietrangeli abbia segnato il tennis italiano in ogni suo livello.
Nicola Pietrangeli, l’eredità di un mito
Pietrangeli è stato il primo italiano a portare il tennis nelle case, nei bar, nella cultura pop. Un vip ante litteram, un atleta con stile, ironia e personalità. Ha vinto, ha perso, ha affascinato. Ma soprattutto ha costruito una strada su cui altri — da Adriano Panatta fino a Jannik Sinner — hanno potuto camminare.
Il documentario di RaiPlay non è solo un omaggio: è un archivio vivo. È l’occasione per ricordare chi siamo stati e da quali radici arriva fino a noi il tennis italiano di oggi.