HomeIntervisteFrancesco Apolloni, intervista a TvBlog: “L’appartamento Sold Out è un dramedy che trasuda autenticità. Come salvare il cinema? Maggiori controlli e più chiarezza”
Francesco Apolloni, intervista a TvBlog: “L’appartamento Sold Out è un dramedy che trasuda autenticità. Come salvare il cinema? Maggiori controlli e più chiarezza”
Francesco Apolloni, regista e interprete, dirige “L’appartamento sold out”. Serie di 8 episodi che mostra una Roma diversa dal solito, lontano da stereotipi, per favorire condivisione e integrazione sociale attraverso un dramedy schietto e senza filtri.
Prosegue la rivoluzione digitale dalle parti di Viale Mazzini. Il Digital First è una risorsa da valorizzare, quindi la Rai confeziona prodotti particolarmente richiesti e li mette a disposizione degli utenti su piattaforma. Lo sta facendo già da qualche anno, ma la stagione 2025-2026, da questo punto di vista, vedrà un’ulteriore accelerata. Dall’intrattenimento, con la stagione de Il Collegio promossa esclusivamente in digitale con risultati incoraggianti, alla satira irriverente con MiniMarket (progetto comico che strizza l’occhio alla commedia americana con Filippo Laganà e Kevin Spacey).
Spazio anche al cinema passando attraverso un concetto ampio come la serialità: a tal proposito Francesco Apolloni, regista e interprete, ha diretto insieme a Giulio Manfredonia “L’appartamento sold out”. Un dramedy suddiviso in otto episodi, disponibile su RaiPlay a partire dal prossimo 28 novembre 2025. Il cast è ricco e prevede la presenza di Giorgio Pasotti, Liliana Fiorelli, Mohamed Zouaui, Nina Sciarappa e Beatrice Sandri come protagonisti di una trama piena di passione, sentimento e capovolgimenti di fronte.
Francesco Apolloni e Giulio Manfredonia approdano su RaiPlay
A causa di una truffa, legata al subentro in una casa popolare dopo la morte del legittimo assegnatario, tre coppie (una tunisina, una indiana di seconda generazione e una italiana radical chic) si trovano a dover condividere lo stesso appartamento a Centocelle (Roma). Si scatenano conflitti, pericolosi intrecci amorosi, desideri di emancipazione…Malgrado questo, troveranno un fragile equilibrio che verrà messo in crisi dall’arrivo di un ospite del tutto inatteso.
Francesco Apolloni sul set de L’appartamento Sold Out (Per gentile concessione dell’ufficio stampa) – TvBlog
La serie è prodotta da Settimio Colangelo, in collaborazione con Rai Fiction e Aporos Group. TvBlog ha incontrato il regista Apolloni in esclusiva per affrontare gli aspetti principali legati a un prodotto innovativo come “L’appartamento sold out”, con l’occasione argomentazioni come il futuro del cinema italiano e le prospettive legate a un settore pieno di potenzialità sono emerse all’interno di una chiacchierata profonda e ricca di spunti. In attesa di capire quale sarà l’avvenire della serie. Il regista romano, nello specifico, non chiude la porta a un eventuale nuovo capitolo. L’ultima parola, tuttavia, spetta al pubblico.
L’appartamento sold out, una convivenza forzata contro gli stereotipi di genere e provenienza
L’appartamento sold out riporta alla luce una dinamica che abbiamo vissuto in tanti, ma in troppi (a distanza di 5 anni) sembrano aver dimenticato: quello della convivenza forzata fra persone e caratteri diversi. Girare questa serie quanto è stato stimolante, sapendo che determinati meccanismi (anche caratteriali) devono essere sviluppati su un lungo percorso di 8 episodi?
“Questo è stato molto stimolante perchè la materia poteva essere trattata o come un film o come una serie, partendo dall’idea in cui tre coppie diverse: una italiana, una indiana e l’altra araba subiscono una truffa su un appartamento e sono costrette a convivere tutte e tre a Centocelle. Quindi abbiamo “spalmato” questa convivenza forzata in otto puntate, la storia ha talmente tanto da dire e da raccontare che potremmo realizzare altre otto puntate. Spero, francamente, sia possibile. Auspico che la fiction piaccia e abbia un gradimento di pubblico, così da poter continuare a raccontare determinate cose. Noi del gruppo di lavoro siamo molto contenti e un nuovo capitolo non è previsto, ma potrebbe essere possibile. L’appartamento sold out racconta delle tematiche molto vere, i personaggi sono molto credibili. È un dramedy che narra verità anche scomode con ironia”.
Una scena de L’appartamento Sold Out (Per gentile concessione dell’ufficio stampa) – TvBlog
La forza della periferia
Questa serie mette in luce anche un altro aspetto: quello relativo all’Odissea, abitativa e non solo, delle case popolari. Tornando a girare in certi luoghi che atmosfera ha notato, c’è ancora questa sensazione di oblio e trascuratezza rispetto al concetto dell’abitare per i meno abbienti?
“Assolutamente sì. Io sono nato e cresciuto in periferia, negli anni ’70 tra la Magliana e Viale Marconi. La periferia è cambiata, è diventata uno spaccato multiculturale. In questi quartieri, ma non solo, negli ambienti meno centrali di Roma dove i prezzi sono ancora umani e non totalmente folli, immigrati e studenti possono convivere creando un mix di tradizioni, usanze e particolarità che rende tutto più vero e genuino. Solo in periferia oggi avviene la trasformazione della cultura e la mutazione del linguaggio di un Paese. Sono sempre un po’ trascurate, avrebbero bisogno di maggiore attenzione. Noi con L’appartamento sold out abbiamo girato al Quarticciolo, Centocelle, zone caldissime che avrebbero veramente bisogno di maggior sostegno da parte del Comune che comunque prova ad avere un occhio di riguardo per certe zone periferiche. Purtroppo, però, a volte, non è sufficiente. R0ma non è una città facile da governare, ma la periferia deve rimanere un grande spunto di ispirazione. Non solo per noi registi. Ha ragione Verdone quando dice che nelle periferie c’è la gente più vera”.
L’importanza dell’integrazione sociale: la differenza come ricchezza
L’appartamento sold out evidenzia anche un altro argomento importante: l’imprescindibilità dell’integrazione sociale. Anche i più cinici, dopo aver guardato questa serie, dovranno ammettere (forse) che non c’è futuro senza apertura mentale. In questo prodotto cadono, con leggerezza e originalità, anche moltissimi stereotipi sulla diversità…
“Sono contento che si sia colto questo aspetto di quanto la differenza, tra persone, caratteri e provenienza, possa essere considerata una ricchezza. Io la penso assolutamente così e ho cercato di metterlo in un prodotto come L’appartamento sold out che vuole anche abbattere un certo tipo di luoghi comuni. Nel rispetto degli esseri umani e delle regole generali la diversità va vissuta come ricchezza: una città come Roma sta diventando come le grandi metropoli europee, dove c’è una multiculturalità fatta anche da diverse etnie che convivono in armonia anche scambiandosi esperienze di vita che possono diventare spunto di condivisione. Questa prerogativa dei nostri tempi è molto bella, l’aumentare di colori diversi, saperi e sapori differenti arricchisce un territorio che ha ancora molto da dire. La periferia, dal punto di vista dell’integrazione sociale, è un esempio da seguire”.
Un sodalizio inaspettato alla regia
Una domanda tecnica: il suo modo di fare regia punta molto a mettere in luce l’altalena emozionale che vivono i personaggi, si veda Addio al Nubilato e Addio al Nubilato 2 – L’Isola che non c’è, dove emergono proprio costanti cambiamenti di registro e stati d’animo. In questo nuovo progetto è stato possibile incidere rispetto a determinate sfumature caratteriali di ciascun personaggio oppure – avendo a che fare con una co-regia – l’arte del compromesso tra lei e Giulio Manfredonia ha prevalso?
“Giulio Manfredonia è un gradissimo regista. Lavorare insieme a lui è stata una vera e propria comunione d’intenti. Non ci sono stati compromessi di sorta, perchè abbiamo una visione molto simile delle cose. È raro nel nostro lavoro, abbiamo condiviso tutto quanto ed entrambi abbiamo messo a servizio l’uno dell’altro il meglio. Quindi non posso che dirgli grazie perchè ha condiviso le mie idee relative al soggetto di serie. Ha messo a disposizione della serie tutta la sua esperienza, questa è stata una grandissima ricchezza. Siamo molto simili anche sul piano dell’ironia, l’umorismo è quello che permette anche un certo tipo di resa e scrittura. Il giusto mix tra libertà e quel pizzico di sana follia. Ringrazio, in tal senso, anche la produzione e tutta la squadra di Rai Fiction che ci ha permesso di lavorare in questo modo così aperto al confronto e libero, per certi aspetti, anche di sperimentare cose nuove sul piano della resa scenica”.
Le serie tv in streaming
Veniamo al mezzo: la serie “L’appartamento sold out” sarà disponibile, in esclusiva su RaiPlay, a partire dal 28 novembre 2025. Questo progetto rientra in quella che l’azienda di Viale Mazzini ha definito rivoluzione digitale. Secondo lei, lo streaming sta cambiando la fruizione dei contenuti cinematografici e in che modo? Non c’è più l’attesa di un singolo contenuto visto che tutti possono vedere tutto a qualunque ora. Questo è un rischio o un valore aggiunto per gli addetti ai lavori?
“Ormai lo dicono gli ascolti. C’è una dispersione dell’Auditel a favore delle piattaforme. Io non posso essere che contento di questo. Quando esiste il pluralismo è sempre sano in un Paese, avere alternative possibili – anche sul piano delle fruizione – è sempre un bene. Anche se, a dirla tutta, senza fare polemica, questo è un momento un po’ complicato per tutto il settore cinematografico. Per me è un valore aggiunto lo streaming: il cinema resta un evento particolare, l’idea della sala non potrà mai essere sostituita proprio per il senso di comunità che evoca. Per me, però, la cosa principale è quella di raccontare delle storie: farlo per la sala o farlo per le piattaforme, per quello che voglio fare io, non fa differenza. La mia urgenza è quella di raccontare una storia declinandola in più parti e mezzi possibili. Mettendo al centro due concetti essenziali: in primis l’essere umano può migliorare e in secundis voglio dare speranza. La mia mission attraverso l’arte del racconto cinematografico, ogni qualvolta riesco a farlo sono felice e realizzato. Non importa il mezzo, conta il prodotto e i contenuti che si scelgono di fare”.
Maggiori controlli per salvare l’industria cinematografica
Lei oggi è un regista e interprete conosciuto, che ha potuto fare la propria esperienza in un settore difficile come quello cinematografico, come sta cambiando questa professione? Tradotto ancora meglio: cosa ne pensa dei tagli al cinema che stanno avvenendo e quali sono, concretamente, i rischi per chi vuole cercare di vivere facendo questo tipo di lavoro? È ancora possibile proporre un’idea e vederla realizzata?
“Il rischio principale è che tutto si fermi, ovvero che un intero comparto e un’industria si fermi. Quali sono le ragioni politiche per cui fanno accadere ciò non è rilevante. Possono essere molteplici, ma non è questo il punto. Qui apriamo un tema complesso che riguarda anche e soprattutto la salvaguardia delle maestranze e degli addetti ai lavori nel cinema. Parliamo del Tax Credit che è al centro della querelle: si tratta di uno strumento che ha dato la possibilità a tante realtà di poter produrre cinema e fiction. Poi ci sono state delle distorsioni? Sì, sicuramente, ma la soluzione non è quella di mettere in Finanziaria – come sembra che stia accadendo – il depotenziamento del Tax Credit perchè non è più possibile compensare il credito fiscale mettendo il terrore alle banche. Non è questo un modo sano per tutelare il futuro di un’industria che rischia il collasso. Il modo migliore per farlo è creare dei controlli sulle dispersioni dei fondi: c’è un tetto che si può e si deve porre ai fondi disponibili. Bastano poche regole, ma chiare. Non si può rischiare di bloccare un intero sistema. Io non ho la tessera di nessun partito, ma venendo da piccole e grandi produzioni dico che così si rischia di uccidere il valore della settima arte che ha fatto grande, nel passato e anche nel presente, il nostro Paese”.
Liliana Fiorelli e Pierfrancesco Favino
Restando in tema di cinema del futuro e di possibilità: lei ha scommesso su tanti attori nel corso della carriera, si è trovato a lavorare con Liliana Fiorelli di cui si parla molto bene da qualche anno, ci dice che tipo di rapporto è stato sul set?
“Liliana innanzitutto è un’amica che ho ritrovato. L’avevo già provinata per Addio al Nubilato, ma era troppo giovane all’epoca: dopo quel provino mi è rimasto qualcosa della sua performance e l’ho voluta all’interno di questa serie. Di solito gli interpreti si lasciano abbattere da un provino per cui non si è richiamati immediatamente, ma i registi e i produttori si ricordano tutto. Per un ruolo che non entra, in un determinato progetto, c’è sempre un’altra opportunità che può arrivare. Con Liliana è stato così, c’è sempre stata stima e rispetto reciproco”.
Liliana Fiorelli in una scena de L’appartamento Sold Out (Per gentile concessione dell’ufficio stampa) – TvBlog
“Il talento non si può ignorare”
“Il suo talento è sotto gli occhi di tutti e in questa serie è messo ulteriormente al centro delle scene, emergerà ancora di più. Il cinema e il teatro sono punti di forza del Paese anche grazie a professioniste come Liliana. Posso fare anche un altro esempio in tal senso: quando io presi Pierfrancesco Favino per fare “La verità vi prego sull’amore” – il suo primo film da protagonista, anche se lui non lo ricorda quasi mai (ride ndr) – mi sconsigliarono di prenderlo perché ritenevano non avesse il volto cinematografico. Poi hanno dovuto ricredersi, quindi – nel cinema e nella vita – basta guardare oltre e cercare di seguire quello che la coscienza e le competenze ci dicono. La forza delle idee e dei valori conta ancora moltissimo”.