Le gemelle Kessler: la prima rivoluzione gentile della TV italiana | “Seppelliteci insieme, risparmierete spazio”
Alice ed Ellen Kessler, iconiche e inimitabili, hanno segnato la storia della tv italiana con eleganza, disciplina tedesca e spirito modernissimo rivoluzionando una TV italiana all’epoca molto puritana che scoprirà le gambe, gli ombelichi ma soprattutto la testa di due artiste all’epoca popolarissime
Quando Alice ed Ellen Kessler arrivarono in Italia era il 1959, la televisione era ancora in bianco e nero, istituzionale, rigida nei movimenti e nei linguaggi. Loro parlavano un italiano macchinoso e durissimo. Ma erano splendide, maestose, coordinatissime. E per prima cosa, anziché studiare canto e ballo, iniziarono a leggere in italiano: ore e ore di lezione.
Le gemelle Kessler, la prima Unione Europea
“Siamo molto disciplinate, se ci mettiamo in testa una cosa la facciamo” dissero spiegando che non erano due bambole mute. E siccome alla RAI serviva un vestito nuovo e da sera di lusso, le due Kessler incarnarono esattamente ciò che mancava: modernità, ritmo, spettacolo.
Non erano fisicamente identiche, ma nei passi e nei movimenti non le distinguevi. Sembrava di vedere un’unica ballerina allo specchio.
Le loro coreografie – curate, fluide, mai volgari – erano considerate rivoluzionarie per l’epoca. Portarono in TV un modo diverso di stare sul palco: professionale, internazionale, perfettamente sincronizzato. In un’Italia che usciva dalla provincia e si affacciava al boom economico, le Kessler rappresentarono un’idea di futuro: elegante, cosmopolita e rassicurante. Non è un caso che proprio in quel periodo si inizia a parlare anche di MEC, il mercato comune europeo: e di CEE, il primo esperimento di Europa Unita.
Il mito dei “cavalloni” e una disciplina ferrea
Uno degli aneddoti più noti riguarda i celebri “cavalloni”, i passi di danza con le gambe sollevate all’unisono che divennero un marchio di fabbrica. All’epoca, una parte del pubblico li giudicava audaci, al limite dello scandalo; oggi li definiremmo semplicemente pop.
Ma dietro quella grazia c’era una dedizione assoluta. Le Kessler provavano per ore, studiate al millimetro, ossessive nella precisione. In Rai erano conosciute per essere sempre in anticipo, pronte a ripetere una sequenza anche decine di volte senza mai perdere il sorriso.
Lo sketch con Sordi: quando la TV diventò cinema
Tra i momenti più celebri, impossibile non citare lo sketch con Alberto Sordi, che rimane uno dei vertici del varietà italiano. Alberto Sordi, nei panni del latin lover spaccone e impacciato, tenta un corteggiamento su entrambe le gemelleche naufraga in una serie di gag irresistibili e ovviamente nell’insuccesso. Le Kessler, perfette nella parte delle donne elegantissime e irraggiungibili, gli rispondono con una comicità sottile, complice, modernissima.
Quello sketch segnò un punto di svolta: la tv italiana mostrava di poter competere con i grandi show internazionali, amalgamando comicità, musica e spettacolo. Per una sera alla settimana la RAI diventava Broadway: il vero varietà internazionale.
Più che soubrette: un simbolo nazionale
Aluce ed Ellen Kessler hanno attraversato quasi due decenni di televisione trasformandosi da soubrette in vere e proprie icone culturali. Hanno inaugurato la stagione d’oro del varietà, anticipato il linguaggio televisivo moderno, influenzato generazioni di showgirl e persino il modo in cui le donne apparivano e si muovevano sul piccolo schermo. Dopo di lei arriveranno non solo Raffaella Carrà, ma anche Delia Scala, Sandra Mondaini e la bravissima e sfortunatissima Stefania Rotolo, in una Italia sempre più innamorata del sogno americano.
La loro presenza rappresentava un patto: leggerezza, ma sempre con classe; intrattenimento, ma con professionalità assoluta. Per questo furono amate dal pubblico di tutte le età.
L’aneddoto con Pippo Baudo e il mito fuori dalla scena
Il loro rapporto con la televisione non è fatto solo di numeri impeccabili, ma anche di aneddoti che hanno alimentato la leggenda. Celebre una storia raccontata da Pippo Baudo nella sua autobiografia, in cui ricordava una serata particolarmente alcolica conclusa con le Kessler che lo avrebbero accompagnato in albergo e messo a letto in pigiama.
Le due, con la loro ironia tagliente, hanno risposto anni dopo minimizzanCancora una volta la loro capacità di smontare il mito senza mai perdere la grazia. Un botta e risposta che dice molto di loro: spiritose, autoironiche, mai prigioniere dell’immagine che il pubblico ha costruito.

L’eredità delle Kessler
Oggi, ripensando ai loro numeri impeccabili, ai duetti con Gassman, Sordi, Alberto Lupo, Raimondo Vianello, alle apparizioni in programmi come Studio Uno o Canzonissima, è impossibile non riconoscere il ruolo rivoluzionario che hanno avuto. In un’Italia che si trasformava, le Kessler furono un ponte tra tradizione e modernità.
Hanno insegnato che la tv può essere elegante senza essere rigida, divertente senza scadere nella volgarità, pop senza perdere qualità.
E, soprattutto, hanno dimostrato che due ballerine arrivate dalla Germania potevano diventare – per sempre – un pezzo di cuore della cultura italiana.
Il testamento e l’ultima volontà: un legame oltre la vita
Uno degli aspetti più toccanti e discussi della storia recente delle Kessler riguarda il loro testamento, rivelato in un’intervista alla Bild sei anni fa. Alice Kessler spiegò che lei ed Ellen avevano espresso una volontà precisa: “Il nostro desiderio sarebbe quello di morire insieme, serenamente, e poi vogliamo che le nostre ceneri venissero mischiate un giorno con quelle di nostra madre e conservate tutte insieme in una unica urna”.
Non un capriccio, ma un gesto di affetto totale, quasi simbolico: un’unione che non si interrompe neanche dopo la morte.
Con la loro ironia tagliente, aggiunsero persino un dettaglio pratico: “Bisogna essere pratici, si deve risparmiare spazio, anche al cimitero”.
Una frase che racconta perfettamente la loro natura: eleganti ma concrete, poetiche ma senza fronzoli. Le Kessler hanno attraversato la storia dello spettacolo come un duo indivisibile, e anche l’ultima scelta di vita – o meglio, di eternità – ribadisce quella di una simbiosi.