Andrea Piazzolla, nuova bufera giudiziaria: il mancato mantenimento del figlio e l’ombra del caso Lollobrigida
Il nuovo procedimento penale nei confronti di Andrea Piazzolla, erede della grande Gina Lollobrigida, riapre anche le ferite della condanna per circonvenzione ai danni dell’attrice
La vicenda personale e giudiziaria di Andrea Piazzolla torna al centro dell’attenzione con un nuovo procedimento che lo vede imputato per la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento destinato al figlio nato dalla relazione con l’ex compagna Sara Urriera.
Andrea Piazzola e l’assegno mancante
Secondo quanto stabilito dal tribunale civile, Piazzolla avrebbe dovuto versare un contributo mensile di 300 euro, dal 2016, anno del riconoscimento del suo status di genitore separato.
Ma nessun pagamento sarebbe mai arrivato alla ex compagna. Un’assenza totale di versamenti ha portato all’apertura dell’indagine penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare.
In aula Piazzolla ha dichiarato di aver scoperto solo tardivamente la propria paternità, sostenendo di averne ricevuto conferma tramite una raccomandata ma senza mai avere incontrato la madre di suo figlio.
Quanto al mancato versamento ha raccontato dell’impossibilità di adempiere ai propri doveri economici al blocco dei conti bancari causato dalle indagini avviate nell’ambito del caso Lollobrigida.
La difesa di Andrea Piazzolla
La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Ingroia, ha comunque manifestato l’intenzione dell’uomo di saldare gli arretrati, una cifra intorno ai 40mila euro, suggerendo la possibilità di utilizzare una parte dell’eredità dell’attrice in quanto credito di natura privilegiata. Ma la questione giudiziaria è di natura adesso molto più complessa.
Nel 2023 Piazzolla era stato condannato a tre anni di reclusione per circonvenzione di incapace ai danni di Gina Lollobrigida, con una sentenza che ha delineato una lunga e articolata strategia di manipolazione ai danni dell’attrice, deceduta nel gennaio del 2023 a 95 anni. Una condanna sostanzialmente mite rispetto alla richiesta iniziale del PM di quasi otto anni di carcere.
Secondo il tribunale, Piazzolla avrebbe progressivamente isolato la diva dalle sue amicizie e dai suoi affetti, alimentando timori sulla sua salute e sulla sua autonomia, puntando sulle fragilità dell’attrice per diventare l’unico referente e ottenere deleghe finanziarie e poteri gestionali suyl suo ingente patrimonio.

La sentenza sul caso Lollobrigida
Le motivazioni della sentenza avevano descritto un quadro di influenza psicologica esercitata nel tempo, fino a indurre Lollobrigida a compiere atti patrimoniali giudicati irrazionali e dannosi. La relazione, maturata nel corso di oltre un decennio, ha portato alle accuse di aver sottratto cifre ingentissime, si parla di alcuni milioni di euro, e di aver agito sfruttando le vulnerabilità dell’attrice.
Il nodo dell’eredità
Nonostante sia indicato nel testamento della Lollobrigida, Piazzolla ha dichiarato di aver ceduto la propria quota al trust istituito dall’attrice, affermando di non sentirsi “degno” di beneficiarne. In passato aveva spesso chiesto di essere ascoltato e intervistato per fare luce sulla sua condizione personale, sostenendo di essere indigente e senza lavoro proprio a causa della luce negativa che la vicenda aveva gettato su di lui.
Intanto però il procedimento sul mancato mantenimento del figlio prosegue, riportando inevitabilmente l’attenzione sul legame tra le due vicende giudiziarie e sulle conseguenze, personali e patrimoniali, che Piazzolla continua ad affrontare.