Lino Guanciale, intervista esclusiva a TvBlog: “Il Commissario Ricciardi è stato il punto di svolta, mi ha messo davanti al sogno e all’incubo di ogni attore”
TvBlog incontra Lino Guanciale prima della messa in onda della terza stagione de Il Commissario Ricciardi, in programma su Rai 1.
Uno degli attori più amati dal pubblico italiano, Lino Guanciale ha saputo costruire la sua carriera restando in equilibrio tra la formazione teatrale e il vasto successo delle fiction. Negli anni ha infatti dimostrato una libertà espressiva e una capacità straordinaria di immergersi in ruoli sempre più complessi. Una versatilità che lo ha portato a interpretare il Commissario Ricciardi nell’omonima serie Rai tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni. Nella Napoli malinconica e noir degli anni ’30, Guanciale dà infatti vita a un investigare nobile e tormentato, schiacciato dal suo “dono“: vedere i fantasmi delle vittime di morte violenta e ascoltare il loro ultimo pensiero.
Immedesimato in un personaggio fatto di silenzi, di sguardi complici e trasparenze, ma che vedrà una “timida luce” nella terza stagione in onda su Rai 1 a partire dal 10 novembre, l’attore svela la sua profonda immersione in questa figura complessa, affrontando anche i temi dell’intimità, delle emozioni, delle pause. Tutti elementi che hanno contraddistinto un prodotto televisivo che ha saputo “prendersi i suoi tempi” e comunque restare nel cuore della gente. Ne parla apertamente in questa intervista a TvBlog.
Cosa le ha dato e cosa le ha tolto Il Commissario Ricciardi?
Se penso al Commissario Ricciardi, mi vengono in mente soltanto tutte le cose che mi ha dato. Lui è stato un punto di svolta fondamentale per il mio percorso artistico, uno snodo importantissimo per la mia carriera. Continua ad essere oggi un’enorme sfida dal punto di vista attoriale, perché Ricciardi ti mette davanti a quello che è il sogno e l’incubo di ogni interprete. È un rompicapo, difficilissimo da risolvere, su come fare a restituire l’enorme sensibilità di un essere umano che è come un nervo scoperto in grado di riconsegnare tutte le vibrazioni del mondo. Lui è un essere così connesso intimamente con l’umanità che, allo stesso tempo, decide di schermare questa enorme empatia, non di nasconderla, ma di corazzarla per difendersi e per difendere il mondo da sé stesso. Come fare a restituire tanta umanità travestita da distanza!? Da come ne parlo, si nota quanto la sfida sia valida ancora oggi. Per me è stata una scommessa con un’asticella altissima da saltare, in virtù delle grandi aspettative che il pubblico letterario, vasto, esigente, aveva nei confronti di questa versione televisiva. Avere vinto questa scommessa è ad oggi una delle soddisfazioni più grandi che il lavoro mi abbia dato.

Cosa mi ha tolto? Forse un timore, secondo me ingiustificato, che il pubblico potesse non accogliere proposte così sfidanti. In realtà gli spettatori non vogliono una cosa sola, ma tante cose diverse. Ricciardi, con la sua specificità e diversità rispetto a tanti altri prodotti presenti nel nostro panorama televisivo, si è posto e si imposto con la sua unicità.
A proposito di unicità, Ricciardi viene spesso paragonato ad altri famosi investigatori TV italiani (come Montalbano). Cosa lo rende però un personaggio davvero unico nel panorama del crime italiano?
Io penso che a rendere unico questo progetto sia il fatto che da subito si sia presentato come una proposta di tempo e spazio, di passo, di ritmo televisivo molto specifici, in controtendenza con tanti modelli classici della serialità. La fedeltà all’originale letterario, che è stato il nostro valore di riferimento, ha determinato tutto questo. Eravamo molto in ansia per la risposta che il pubblico ci avrebbe dato, ma eravamo consci di fare una proposta di grande ambizione nella sua originalità. Abbiamo raccolto subito questa grande disponibilità, da parte del pubblico, a stare nel tempo di Ricciardi, nei suoi silenzi e nella delicatezza, attraverso i quali vengono curate le attese, gli spazi vuoti tra uno sguardo e una battuta. La sua specificità è forse anche la ragione più intima della sua efficacia.
C’è già in programma una quarta stagione basata sui nuovi libri di De Giovanni, o questa stagione segna la fine della storia di Ricciardi?
Noi siamo davvero grati al pubblico che ci ha dato la possibilità di arrivare fin qui, a completare questo arco, con la logica di un romanzo per ogni serata e con l’aggiunta di innesti tratti dai racconti di Maurizio De Giovanni. Sapevamo che una sola stagione non sarebbe bastata per coprire l’intero primo ciclo narrativo dedicato a questo personaggio e al suo mondo. Ci auguravamo tutti che la risposta fosse così incoraggiante, da parte dei telespettatori e delle telespettatrici, consentendoci così di arrivare fino in fondo. Ci siamo arrivati e di questo siamo tutti enormemente grati. Ci auguriamo che il pubblico ami questa terza stagione, sotto tanti aspetti la più ricca di registri, di stati emotivi, di situazioni, di colpi di scena e di sorprese, e che la ami almeno quanto abbiamo amato noi farla. Tutti gli attori e tutte le attrici di questo cast non vedevano l’ora di arrivare fino in fondo ai meravigliosi archi che la penna di Maurizio e quella dei nostri sceneggiatori ci avevano messo a disposizione per i nostri personaggi.