Home Interviste Il Collegio, intervista alla Prof.ssa Petolicchio: “Non ho mai digerito l’esclusione da Il Collegio 7. Sono tornata al mio posto”

Il Collegio, intervista alla Prof.ssa Petolicchio: “Non ho mai digerito l’esclusione da Il Collegio 7. Sono tornata al mio posto”

Il Collegio 9- Anni Novanta, intervista a Maria Rosa Petolicchio, storica insegnante del programma

28 Novembre 2025 19:42

La nona stagione de Il Collegio, ambientata negli anni 90 (per la prima volta in digital first) ha registrato record di visualizzazioni su Raiplay. Prodotto da Rai Contenuti Digitali e Transmediali con Banijay Italia sotto la direzione di Marcello Ciannamea, il programma ha confermato le alte aspettative di successo.

Tvblog ha incontrato la professoressa Maria Rosa Petolicchio, storica docente. L’insegnante, tra passato e presente, ripercorre la sua esperienza nella scuola, svelando ciò che l’ha sorpresa dei nuovi studenti.

Il Collegio – Anni Novanta. Come ha vissuto questa esperienza e che cosa l’ha colpita di più di questa stagione?
La cosa che mi ha colpito di questa nuova stagione è stata sicuramente la scelta dei ragazzi che hanno partecipato e che, quindi. sono andati a costituire la classe de Il Collegio 9 – Anni Novanta perché è un gruppo che, a mio avviso, si è mostrato molto collaborativo e con tanta voglia di fare. I ragazzi sono spontanei, e questa è una cosa che, in realtà, avevo già percepito quando abbiamo registrato. Non sono dunque arrivati lì, a Il Collegio, con un personaggio costruito e studiato a tavolino, nei minimi dettagli.

Quest’anno non sono mancati fin dall’inizio i colpi di scena: nuovi allievi, ritiri improvvisi e qualche ingresso a sorpresa. Da protagonista del programma, come vive queste dinamiche così imprevedibili?

Sono ragazzi, e come tali capita che facciano qualche colpo di testa o piccole marachelle. Ognuno di loro, però, porta con sé una storia personale diversa da quella degli altri, e queste storie sono emerse gradualmente, giorno dopo giorno. Quando entro per la prima volta in una nuova classe, non conosco ancora i miei studenti: la conoscenza reciproca si costruisce lentamente, con il tempo

Nel contesto del programma, è naturale che ci siano lezioni, come quelle del Professor Maggi, in cui la partecipazione è più emotiva e riflessiva: lì emergono sentimenti, fragilità e legami più profondi, e quindi è più semplice conoscere davvero i ragazzi. Con la matematica, invece, che è la materia che insegno, i tempi sono spesso più serrati e può essere più difficile entrare subito nel loro mondo interiore.

Nonostante questo, avevo percepito fin dall’inizio che si trattava di una classe disponibile al dialogo, non oppositiva, con una reale volontà di collaborare. Questo per me è fondamentale: quando c’è collaborazione, si può costruire tanto. Ho vissuto questa esperienza con serenità e gratitudine, perché ho incontrato un gruppo di ragazzi autentico, rispettoso e aperto. Con loro sono stata davvero bene.

In più di un’occasione, il Preside è dovuto intervenire per ristabilire la disciplina. Lei era presente anche durante il grave episodio della distruzione dell’aula scolastica. Che impressione ha avuto nel vedere quella scena?

Sono stata io stessa a scoprire ciò che era accaduto durante la notte e, vedendo con i miei occhi la situazione, non potevo certo nascondere il mio disappunto. Tuttavia, non ho interpretato quel gesto come una mancanza di rispetto diretta nei miei confronti: i ragazzi, infatti, non potevano sapere che sarei stata proprio io ad entrare in aula per la lezione. Si è trattato di una tipica bravata adolescenziale, che però era andata decisamente oltre i limiti.

In questi casi, una “lavata di capo” è necessaria per riportare un po’ di disciplina e far comprendere che certi comportamenti non sono accettabili. Posso capire l’entusiasmo di una scorribanda notturna – siamo stati ragazzi tutti – ma la distruzione gratuita e la mancanza di cura verso gli spazi comuni, soprattutto quelli scolastici, è qualcosa che non tollero. È una forma di inciviltà che vedo spesso anche nella vita di tutti i giorni, e in quei momenti emerge inevitabilmente la professoressa Petolicchio: ferma, coerente e identica a quella che il pubblico vede in televisione, perché lo è anche fuori dalle telecamere.

Era chiaro, quindi, che non potevo mantenere il silenzio. Ho immediatamente informato il Preside e ho spiegato agli studenti che, in quelle condizioni, non avrei né potuto né voluto svolgere la lezione. Ho scelto di assumermi la responsabilità di questa decisione, pur sapendo che si trattava di una presa di posizione forte e non preventivamente autorizzata. Ma la gravità della situazione richiedeva chiarezza, fermezza e un messaggio educativo preciso.

Il Collegio Nove
La classe della nona edizione de Il Collegio (Fonte Raiplay, Tvblog.it)

Pensa che, nonostante la gravità del gesto, possa essere stato un momento di svolta per il collegiali?

Sì, assolutamente. Credo che ogni presa di posizione abbia un effetto e questo lo sperimento quotidianamente. Qualcosa di simile, seppur in forma molto più lieve, mi è accaduto di recente anche nella scuola in cui insegno. Una semplice “ragazzata” aveva rovinato una parete appena ridipinta: alcuni studenti avevano attaccato con la colla un pezzetto di plastica al muro e, nel rimuoverlo, era venuta via la vernice, lasciando una piccola macchia bianca su quello che era un bel muro azzurro.

Come è nel mio carattere, mi sono risentita molto. Tuttavia, dopo una seria ramanzina, gli stessi ragazzi hanno deciso di rimediare: si sono procurati il colore giusto, i pennelli e hanno coperto la macchia con cura. Quel gesto mi ha fatto capire che avevano compreso l’errore e volevano ripararlo.

Questo episodio conferma che è necessario sottolineare i comportamenti sbagliati, perché i ragazzi hanno bisogno di regole e confini chiari. Spesso, dietro certe azioni, c’è semplicemente una richiesta di attenzione. Sta a noi adulti prenderli per mano, ascoltarli e trovare il modo giusto per raggiungerli, ognuno secondo la propria sensibilità e i propri bisogni.

Lei è una delle docenti storiche del programma, ma non ha preso parte alla settima edizione. Cosa l’ha convinta a tornare in questa nuova stagione?
Non mi hanno dovuto molto convincere per farmi tornare, devo essere onesta. Io ho vissuto malissimo il fatto di non partecipare alla settima edizione perché io mi sento, in effetti, un’insegnante storica de Il Collegio. No, non ho digerito bene l’essere lasciata a casa in quel frangente, soprattutto se ripenso al risvolto di aver comunque giocato con il cognome, visto che ho una sorella che insegna materie letterarie. E quella cosa,  quella forma di strumentalizzazione, lo dico molto chiaramente, non mi è piaciuta per niente e mi ha pure lasciato il classico amaro in bocca. Quando poi sono tornata a Il Collegio 8, lo ribadisco, non mi hanno dovuto convincere a ripetere l’esperienza perché io mi sento parte integrante de Il Collegio di Rai Due. Sono dunque tornata al mio posto, facendo questa edizione con mia sorella, visto che eravamo entrambe lì. È stato bello anche perché noi andiamo molto d’accordo pure nella vita.  Io, tuttavia, ho continuato a sentirmi parte de Il Collegio , seppur assente nella settima edizione. Inoltre chi era presente pure in quel frangente e che fa parte tutt’ora degli storici protagonisti, si è fatto sentire con me di continuo. I miei colleghi erano, indubbiamente, molto dispiaciuti del fatto che tra le varie novità dell’annata avessero voluto includere anche la mia assenza.

Durante la sua assenza a Il Collegio 7 l’abbiamo vista a Pechino Express. Che ricordo conserva di quell’avventura e, se ricapitasse, la rifarebbe?
È stata la stessa produzione che mi ha tenuto a casa da Il Collegio 7 che mi ha poi voluta a Pechino Express e lì, sono onesta nel dirlo, ho digerito tutto, è proprio il caso di dirlo! A quel punto i rapporti si sono distesi e io ho incominciato ad accettare in qualche maniera l’allontanamento da Il Collegio 7 proprio grazie a questa nuova esperienza che, francamente, rifarei. L’ho trovata forte e totalizzante, anche perché molto vera, a 360°. È stata bellissima ed è stato pure molto emozionante ritornare l’anno dopo, quando insieme a Davide Vergassola abbiamo raggiunto la rotta del dragone per accogliere i nuovi concorrenti.

Il pubblico la apprezza non solo come insegnante, ma anche come volto televisivo. E’ pronta a nuove esperienze in TV? C’è un ruolo o un format che le piacerebbe sperimentare?
Le rispondo facendole prima una piccola premessa. Io sovente ho letto articoli che parlano di me, ove si sostiene che io sogno o sognerei Ballando Con Le Stelle. Io posso garantirle che ho detto e, francamente, lo ridirei altre mille volte, che sicuramente sarebbe una cosa che mi divertirebbe e anche molto, ma da ciò a sostenere che io sogno questo programma ce ne vuole! E poi vorrei aggiungere con tutta onestà e umiltà che io ho anche altro a cui pensare e sognare. Tuttavia io apprezzo molto le varie parentesi televisive che mi vengono sovente proposte. Le valuto tutte quante con estrema calma, considerando i vari pro e contro del caso. E nel farlo non mi dimentico mai di chi sono e che cosa faccio nella vita, ovvero l’insegnante. Se ho accettato di diventare una presenza fissa de Il Collegio è perché il ruolo proposto è lo stesso che svolgo nella mia quotidianità. Poi, ok se, per esempio, capita l’ospitata a Celebrity Chef, sempre grazie a Banjay, ex Magnolia, di cui io sono un prodotto dal momento che io non dimentico di esserlo. In conclusione, non mi piace essere sminuita, leggendo che io sogno Ballando Con Le Stelle, così come leggere che io ho sognato e sogno di fare Il Collegio o Pechino Express. Io, infatti, non dimentico mai chi sono, dunque un’ insegnante e una donna che possiede una vita bella piena e ricca di interessi, nonché una persona con i piedi ben ancorati a terra.