Storica “barzellettiera” d’Italia” e vera e propria mattatrice della comicità italiana da 30 anni, Valentina Persia ha sempre dimostrato di essere molto di più. Donna forte e armata di coraggio, ha usato il mezzo della risata per veicolare messaggi profondi e, per la prima volta nella sua carriera, sale sul palco di un one woman show televisivo per dare il benvenuto a una nuova versione di sé. Sinceramente Persia – One Milf Show va in onda a partire da giovedì 9 ottobre sul Nove: in veste di conduttrice, lei esplora l’universo femminile e il rapporto tra i due sessi con ironia e comicità, affrontando senza filtri argomenti scottanti e tematiche contemporanee come il corpo e il tempo che passa, gli italiani, l’infedeltà. Ne parla in questa intervista a TvBlog.
Lei ha iniziato la sua carriera con la danza classica. Quanto quella formazione, in termini di disciplina e rigore, ha plasmato il suo approccio alla comicità e al teatro?
La disciplina, il rigore, la pulizia, la memoria per una coreografia o per un copione restano sempre in primo piano. La danza è stata la prima forma d’arte con la quale sono arrivata a quel piccolo pubblico che mi seguiva nei saggi in Accademia. Questo mondo mi viene ancora in aiuto quando sono sul palco e mi aiuta a non creare dei vuoti. In questo la danza è sempre stata una vera maestra.
Nonostante i progressi, la comicità femminile ha dovuto spesso farsi strada. Ha incontrato difficoltà o pregiudizi nell’affermarsi in un ambiente storicamente dominato dagli uomini?
Noi italiani ci trinceriamo spesso dietro a delle forme di imposizione. La donna ha conquistato qualcosina, ma c’è ancora tanta strada da fare: oggi si continua a strizzare l’occhio sul fatto che le donne possano raggiungere delle vette molto più alte e, negli anni, sono state sempre viste come figure poco intelligenti; è difficile uscire fuori da questo stereotipo. Io ho incontrato delle difficoltà, ma solo perché in Italia siamo un popolo di “ghettizzatori“. Io della barzelletta non mi stancherò mai ma qui si pensa che, se si nasce barzellettiera, si debba continuare a fare quello nella vita. Il mondo cinematografico è ad esempio diventato una “lobby“. Girano tanti bravissimi attori ma non si dà la possibilità di tentare con un nuovo personaggio. Si viene vista sempre come “quella che racconta barzellette“, ma se si puntasse su qualcosa di nuovo si resterebbe anche impressionati.
Com’è riuscita a superare queste difficoltà?
Io sono abruzzese, non mollo la presa. Sono caparbia, e non perché io riesca a fare solo questo nella vita. Di tante porte che si sono chiuse, molte di queste erano poco indispensabili, invece quel portone che si è spalancato era quello che aspettavo da tempo.
La sua vita è stata segnata da un lutto. Lei ha spesso dichiarato che la promessa di continuare a far sorridere l’ha aiutata a superare il dolore. Crede che la comicità possa essere una vera e propria forma di terapia o di resilienza per affrontare i momenti più bui?
Io sono una persona che piange moltissimo nei momenti di dolore e l’ho fatto anche quando ho avuto delle grandi sofferenze in passato. Il pianto è una rappresentazione dell’aver voluto bene o di volere bene. Si deve stare dentro il dolore, perché solo in questo modo si riesce ad incanalarlo. Il sorriso è però un mio grande alleato e di questo sono fortunata.
Non solo format comici, in passato ha partecipato anche a Tale e Quale Show. Come si è sentita quando ha saputo di dover affrontare un programma che richiedeva un’assoluta serietà interpretativa, lasciando temporaneamente da parte la sua maschera comica?
Questo è un programma difficilissimo, perché richiede di salutare la tua persona e di accogliere un nuovo personaggio. Ho dovuto inoltre abbandonare le mie vesti di comico, che potevano essere un deterrente. In Tale e Quale, quando si chiama un comico, si ha sempre la paura che lui possa fare la “macchietta” e non interpretare oppure omaggiare il personaggio. Fortunatamente non è stato il mio caso e spesso mi sono trovata con gli autori e con Carlo Conti a spingere per voler fare un personaggio, com’è stato ad esempio con l’interpretazione di Pierangelo Bertoli. Alla fine ho avuto i complimenti da parte dei figli, che mi hanno scritto un messaggio e che mi hanno detto di aver pianto perché hanno creduto di rivedere nuovamente il loro padre. Per me sono stati omaggi dati a persone che hanno caratterizzato momenti della mia vita: questo programma ha fatto vedere una Valentina interprete di qualcosa di diverso.
Far piangere anziché far ridere. Come ha vissuto questa nuova sfida?
Io aspetto da tempo di far piangere. Da 30 anni faccio la comica e ho avuto solo piccole esperienze nel mondo cinematografico. Spero che non passino altri 30 anni prima che il cinema bussi. Vorrei fare qualcosa di totalmente diverso rispetto a quello che la gente è abituata a vedere in tv. Nei miei spettacoli teatrali c’è soprattutto un momento in cui alle persone scende la lacrima, e questo vorrei farlo apparire il prima possibile.
Dopo 30 anni di carriera, arriva il suo primo programma Sinceramente Persia – One Milf Show, in onda sul Nove. Anticipazioni da farci?
Quello che mi ha fatto amare e odiare dal pubblico è il fatto che io sono molto sincera, anche nei mei testi. Quello che vedete è tutto ciò che io ho vissuto nella mia vita e che ognuno di noi vorrebbe dire ma che, forse per il “politicamente corretto“, non dice. Nel mio programma si dice tutto e anche i miei ospiti sono messi sotto questa gogna.
Cosa rappresenta per lei l’acronimo MILF nel contesto dello spettacolo? È una rivendicazione di una nuova consapevolezza femminile o un modo ironico per decostruire lo stereotipo?
Con il mondo dei social, con tutto quello che vediamo, tendiamo ad essere molto più avvenenti, soprattutto tra donne. Per me è uno stereotipo e un alter ego che vesto in maniera molto affettuosa: è come se fosse una “bilocazione della Valentina Persia“. Io sono tutt’altro, sono sneakers e jeans, e volevo lanciare un hashtag a tutte le persone che mi reputano “volgare e sfrontata“.

Basterebbe un po’ di sano principio teatrale per capire che quella è la maschera e non la verità, anche se simpaticamente lo è, perché mi piace far giocare quella che non gioca tutti i giorni. Quello che faccio io è in realtà molto meno provocante rispetto a quello che si vede in giro. Non faccio altro che strizzare l’occhio a ciò che io vedo nella quotidianità: né più né meno.
Quanto il ruolo del comico riesce a rompere i tabù e a dire ad alta voce quelle verità che nessuno ha il coraggio di ammettere?
Con il “politicamente corretto“, non si possono più affrontare quei temi che andrebbero invece toccati in maniera semplice. Dire, con le dovute maniere, andrebbe a semplificare le vite di molti giovani. Bisognerebbe non trascendere nel volgare ed essere troppo diretti, ma dare comunque un taglio a questo concetto. Non si può ancora parlare di “politicamente corretto” dopo tutto quello che vediamo ogni giorno a livello mondiale: è un popolo che guarda dove gli piace guardare.
Ci soffermiamo su aspetti più inutili…
Puntiamo il dito su fatti non fondamentali. Si pensa ad esempio che a Tale e Quale Show la persona caucasica non può fare il cantante di colore, perché sembra una presa in giro, quando all’ora di cena siamo a casa con dei bambini e riteniamo che quello che danno in tv sia inutile per una questione etica o religiosa. Secondo me è ormai diventato “tutto un po’ troppo“.
Questo è il suo primo vero ruolo da mattatrice e conduttrice di uno show che porta il suo nome. Che sapore ha questa “rivincita” artistica e quanto è diversa la responsabilità del conduttore rispetto a quella del comico?
Diversissima. Il comico ha un tempo abbastanza limitato, mentre la conduzione deve concentrare tutto in un’ora e mezzo di spettacolo. L’importante è saper essere una buona padrona di casa, una buona ricevente degli ospiti che vengono a casa, una comica giusta, ma anche saper interagire con il pubblico. Aspettavo da tempo tutta questa difficoltà, perché amo le sfide e non mi abbatto. La rete mi ha affidato queste quattro prime serate e spero che possano piacere, perché noi ci siamo divertiti tantissimo.
Dopo l’esperienza di conduttrice di uno spettacolo monologo come Sinceramente Persia, spera che possa esserci in futuro un altro format in cui lei è alla conduzione?
Mi piacerebbe tanto, perché vorrei restare sempre a contatto con le persone. Il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di fare un programma con le donne e per le donne, perché le mie amiche sono soprattutto le donne. Vorrei creare uno sportello di ascolto per quando si diventa mamme o per quando non si riesce ad esserlo.
La solidarietà femminile è molto importante…
Io sono sempre stata amica delle donne, soprattutto quando ho vissuto la depressione post-partum. Mi sono arrivati così tanti messaggi di ringraziamenti per aver fatto sentire meno sole le persone. Vorrei quindi condurre questo format intitolato “Questo bimbo a chi lo do“.
Ci sono tra l’altro molti casi di comici che hanno vissuto la depressione…
Ci sono comici, ma anche molti giovani dello spettacolo. Io ho mandato un messaggio ad ognuno di loro: Angelina Mango, Fedez o Sangiovanni. Loro hanno un impatto mediatico immediato: oggi si fa un talent e il loro nome risuona potentemente nelle case degli italiani. Non avendo un background di gavette, sofferenze e porte chiuse, questo successo immediato diventa una lama che ferisce parecchio.

A tutti loro dico sempre di prendere aria, di fare le cose con calma ma di pensare egoisticamente a loro stessi e a quello che gli piace fare. Spesso le agenzie sono le prime che fanno diventare gli artisti un tritacarne: per paura che il successo possa finire, cercano di alimentare il Dio denaro e, nel momento della sofferenza, spariscono.
Crede che questo dipenda appunto da un’eccessiva esposizione mediatica?
Una volta si faceva un provino, andava male e non lo sapeva nessuno. Se ora va male la partecipazione a un talent, con tutte le cose buone che porta un talent, si resta additato come “quello che è stato buttato fuori“. La gente si affida a quello che dicono i giudici, piuttosto che a quello la persona è realmente, ed è proprio per questo che gli artisti vanno fuori di testa.
Si dà più spazio all’apparenza e al giudizio dell’altro?
Io ho le spalle forti, perché nella vita ho vissuto tanti momenti. I commenti sui social mi toccano poco, ma per un ragazzo giovane è molto difficile. Viene esposto e trova un hater che scrive frasi di ogni tipo. Noi italiani siamo un popolo di giudicatori: veniamo dall’epoca in cui le vecchiette fuori casa davano della poco di buona alla vicina. Nonostante questo, accusiamo e denigriamo quando un ragazzo a 14 anni si è tolto la vita perché è stato vittima di bullismo.
I social che hanno preso il posto della piazza…
Esattamente.
Ha invece futuri progetti da raccontarci?
Tornerò a Only Fun ma anche in cucina con le mie ricette. Spero che non passino altri 30 anni per fare quel cinema impegnato a cui ambisco da tempo. Un appello a Ferzan Ozpetek: manco solo io nel cast di Diamanti. Magari nel sequel potrò finalmente fare la “punta” (ride n.d.r.).