No Other Land tolto dalla programmazione Rai: il 7 ottobre diventa un problema anche in tv
No Other Land salta in Rai: la data di trasmissione dell’opera viene spostata per non farla coincidere con il 7 ottobre 2025.
La resistenza dei palestinesi in televisione diventa un problema, questo è quanto emerge dal quartier generale della Rai: tutto comincia qualche settimana fa. Da Viale Mazzini iniziano a programmare i palinsesti per le settimane che verranno e la scelta, in programmazione, cade sull’opera No Other Land. Il documentario vincitore agli Oscar 2025 che racconta, con autenticità e crudezza, le storie dei palestinesi con gli occhi di Masafer Yatta in grado di tratteggiare – con lucidità e profonda amarezza – le ripercussioni dell’occupazione israeliana in Cisgiordania.
L’opera viene apprezzata e lodata dalla critica cinematografica internazionale proprio per la sua narrazione plurale, in grado di mostrare l’altra faccia del genocidio che sta avvenendo a Gaza e non solo. La Rai inizialmente pensa che potrebbe essere una buona occasione divulgativa e decide di metterlo in programmazione per il prossimo 7 ottobre 2025. Sulla terza rete. Senza ricordare, però, che il 7 ottobre è la data in cui i terroristi di Hamas hanno attaccato brutalmente Israele: 1200 uomini, donne e bambini assassinati.
No Other Land salta: l’opera non sarà trasmessa il 7 ottobre 2025
Nel 2023, inoltre, sono stati catturati anche 300 ostaggi. Numero che ha dato il via agli ultimi due anni di scontri: più di 60.000 morti in Palestina e un massacro che sembra non avere fine. La geopolitica arriva in televisione: Hamas viene condannata senza appello mediaticamente da chiunque, ma quello che sta succedendo in Palestina, dove da tempo sono cessati i diritti umani fondamentali con ospedali e bambini presi di mira – corridoi umanitari che non arrivano e soccorsi parziali per via degli attacchi dell’esercito israeliano – sta gettando il mondo nello sgomento. Tanti sono gli appelli, più o meno celebri, per una pace giusta: dal Papa a centinaia di migliaia di vip che chiedono la fine delle ostilità. Mentre l’esercito israeliano è entrato a Gaza City e quelle terre stanno lentamente bruciando.

Anche di questo, ma non solo, si parla in No Other Land. L’opera doveva essere un occasione di confronto, c’erano tutti i presupposti: trasmetterlo, però, proprio il 7 ottobre 2025 è sembrato troppo ai vertici della Rai. Come si legge sul Fatto Quotidiano, sarebbe arrivata una telefonata dai piani alti e i palinsesti sarebbero cambiati. Al centro di tutto ci sarebbe Adriano De Maio, Direttore degli uffici di Cinema e Serie Tv. Colui che decide, in altre parole, cosa può andare in onda e cosa no.
Il dietrofront della Rai: c’è la nuova data
No Other Land viene, quindi, spostato al 21 ottobre 2025. Al posto de “Il Coraggio di Blanche”. Decisione che fa infuriare i dipendenti degli uffici Rai dedicati. Per la stampa nazionale si tratta di censura, ma la Rai si difende: “L’opera non è stata cancellata. È stata spostata per ragioni di palinsesto”. Quali siano queste ragioni, ufficialmente, non è dato sapere. L’aria che tira, non solo a Viale Mazzini, è che affrontare determinate questioni – anche a livello dialettico – sia diventato un problema.
Chiedere ad Antonella Clerici, la quale – da quando ha scelto di schierarsi pubblicamente, con un accorato appello per la pace durante la trasmissione È Sempre Mezzogiorno – è diventata una presenza scomoda in Rai. Lo ha ammesso lei stessa che, però, poi ha rivendicato la propria posizione dicendo: “Come ha sottolineato il Cardinale Pizzaballa, se non si prende posizione su certe tragedie, il rischio è quello di peccare di disumanità”.
Il valore del Servizio Pubblico
La speranza è che tutti diventino un po’ più umani, dentro e fuori dal piccolo schermo. Perchè, se e quando dovesse diventare un problema trasmettere un film un giorno piuttosto che un altro, vorrebbe dire che i diritti fondamentali e la libertà d’espressione e di pensiero sarebbero venuti meno. È meglio, per tutti, pensare che non sia questo il caso. I dubbi, però, restano e con loro si alimentano tutta una serie di possibilità ed eventuali retroscena che non fanno bene al Servizio Pubblico. Che deve continuare a essere un servizio e deve continuare a essere pubblico, cioè aperto, plurale e alla portata di tutti.