Trump minaccia la ABC dopo il ritorno di Kimmel: “Trasmettono spazzatura Dem, devono chiudere”
Battaglia a tutto campo tra Donald Trump e Jimmy Kimmel, duramente attaccato dal presidente americano che minaccia azioni legali
Il ritorno di Jimmy Kimmel su ABC ha immediatamente riacceso la miccia dello scontro politico sui media americani. E mentre il conduttore difende la libertà di parola pur puntualizzando alcuni aspetti del monologo che aveva causato la sospensione del suo show, Donald Trump pubblica su Truth Social un nuovo affondo contro la ABC e contro il comico.
Trump attacca Kimmel
Quella di Trump è una vera e propria minaccia: “Testeremo presto quanto la ABC è davvero in grado di sostenere questo genere di scelta editoriale visto che l’ultima volta mi hanno dovuto pagare 16 milioni di dollari di danni”.
Ma Trump ha detto anche di più, con toni durissimi. Nelle parole del presidente americano, lo show di Kimmel sarebbe “un braccio armato dei congresso democratico DNC” e dunque un’ “illegale donazione ai democratici.
Un’interpretazione che gli è stata contestata da vari esperti di diritto elettorale e che al momento è oggetto di un vivacissimo dibattito con un’ampia copertura mediatica.
Boicottaggi locali e boom di audience: il paradosso mediatico
La puntata del rientro di Kimmel è andata in onda su quasi tutta la rete anche se diversi canali affiliati alla ABC hanno deciso di sostituirla con telefilm e programmazione locale.
Paradossalmente però è stato proprio questo strappo a far decollare i dati della trasmissione in streaming. Il monologo di apertura di Kimmel è schizzato in poche ore a oltre 17 milioni di visualizzazioni. Così come i dati di audience hanno registrato il miglior ascolto dello show degli ultimi dieci anni superando quasi del doppio la media storica della trasmissione.

Trump e la satira: gli altri fronti aperti
La reazione a caldo di Trump si aggiunge a un lungo dossier di attriti con la comicità televisiva statunitense. Con Stephen Colbert alla conduzione, nel 2017, la Casa Bianca attaccò più volte il tono del “Late Show”. Così come Alec Baldwin fu ripetutamente preso di mira per le sferzanti imitazioni di Trump a “Saturday Night Live”, fino a denunciare pubblicamente un clima percepito come minaccioso.
Jon Stewart e vari altri conduttori hanno più volte accusato la presidenza di tentativi di delegittimazione della satira. Nelle ultime settimane, l’attenzione si è spostata anche sul ruolo degli organi di controllo americani. Le critiche del chairman della Federal Communications Commission, Brendan Carr finite al centro del mirino dei difensori del Primo Emendamento, mentre lo sketch di Robert De Niro nei panni dello stesso Carr ha trasformato la polemica in materiale comico.
La libertà di parola ai tempi dei social
La vicenda Kimmel-ABC mostra come, nell’ecosistema post-televisivo, l’arma dell’oscuramento locale o del boicottaggio possa rivelarsi un boomerang. I numeri digital amplificano il messaggio e spostano la battaglia sul terreno della reputazione: per la Casa Bianca, il rischio è quello di trasformarsi in un regime di censura. Ma le reti sono sotto attacco tra pressioni politiche, regole editoriali e mercato pubblicitario, senza contare l’aggressività verbale di un pubblico sempre più presenzialista e diretto sui social.
Kimmel dal canto suo, nel momento del suo rientro, ha voluto insistere con forza su un punto: “Il mio show non conta, quello che conta è vivere in un Paese che permette di avere uno show così”. È esattamente lì che si sta giocando la partita, tra limiti della satira, sensibilità del pubblico e confini della libertà d’espressione.