Home Interviste Love Game su Rai 2, intervista a Claudio Guerrini: “L’amore è un sentimento serio su cui ci piace giocare. Pippo Baudo? Ci bastava guardarlo, non ha mai deluso”

Love Game su Rai 2, intervista a Claudio Guerrini: “L’amore è un sentimento serio su cui ci piace giocare. Pippo Baudo? Ci bastava guardarlo, non ha mai deluso”

TvBlog incontra Claudio Guerrini prima della messa in onda di Love Game, il game show in onda su Rai 2 in questi giorni.

1 Settembre 2025 10:53

Love Game è tornato su Rai 2 dopo la mezzanotte e a condurlo sono Barbara Politi, Reyson Grumelli e Claudio Guerrini. Il format mescola il genere dating show con il game e al centro delle quattro puntate – il 26 e 27 agosto e il 2 e 3 settembre – pone quattro concorrenti, tutti single ma solo in apparenza. Tra di loro si cena una coppia rigorosamente in incognito. Gli appuntamenti andati in onda nel mese di agosto hanno ottenuto il 5% di share, un risultato sorprendente considerando che si tratta di una seconda serata.

TvBlog incontra Guerrini, conduttore radiofonico e televisivo che negli anni ha saputo distinguersi anche nel palinsesto Rai. A proposito di questo, dice: “Sono molto affezionato alla Rai. Se dovessi proporre un format, partirei sicuramente da lì“.

Nel corso della sua carriera, ha avuto l’opportunità di spaziare tra radio e tv. Se potesse scegliere il suo “posto” ideale tra questi due, quale sceglierebbe? Dove si sente a casa?

La mia casa è da sempre la radio, un posto che frequento da tutta una vita. La tv è invece per me un hotel a 5 stelle dove riesco a godermi una bellissima vacanza, è quella settimana speciale che riesce a darmi ancora più emozioni. Ho sempre paragonato la radio a mia moglie, la tv all’amante: la moglie è colei a cui vuoi bene da una vita, l’amante è chi ti dà particolari emozioni anche se frequenti di meno. Mi piacerebbe tenere entrambe: sono emozioni diverse ma bellissime.

La radio insegna tra l’altro l’importanza dell’ascolto e della riflessione. Cosa la affascina del mondo radiofonico e quanto questo ha influito sulla sua personalità?

Io ero un ragazzo molto timido, e la radio è stata il mio rifugio e la mia unica possibilità di diventare qualcuno senza farmi vedere in video. Quello era un modo per riuscire a esorcizzare le mie paure: mi chiudevo in una cameretta con un microfono e riuscivo ad essere amato e seguito dal pubblico. In quei momenti era l’ideale per me, anche perché avevo un acne molto forte. Riuscivo a parlare con gli altri, interagire, raccontare storie, mettere musica. Negli anni sono cresciuto e le cose sono cambiate: nel 2013 è arrivata la mia prima proposta televisiva. Mi hanno convinto e da quel momento mi sono innamorato anche della tv.

Ha tra l’altro collezionato diverse collaborazioni con il palinsesto Rai. Ha mai pensato di proporre un format tutto suo? E di lasciare la tv pubblica per sperimentare nuove esperienze?

Sono molto affezionato alla Rai, perché lì ho condotto il mio primo programma. Negli anni ho fatto un’incursione sui canali Mediaset, ma quella è stata una parentesi di soli due anni. Da qualche tempo, sono diventato il protagonista delle seconde serate Rai, che secondo me è un orario che mi si adatta molto e che mi dà una maggiore libertà di espressione, oltre che la possibilità di essere più libero. Io ho già un format, cioè quello tratto dal mio primo libro: sono in attesa di poter svilupparlo in futuro ma, se dovessi fare una proposta, partirei sicuramente e sempre dalla Rai.

La scorsa settimana è tornato in onda il programma Love Game, di cui verranno trasmesse altre due puntate il 2 e il 3 settembre. Anticipazioni da farci?

Siamo alla terza edizione, il che vuol dire che siamo andati bene. La novità è che c’è stata la possibilità di lavorare su quattro concorrenti in alcune puntate, anziché su sei, e questo è un modo interessante di raccontare questo gioco. Il programma consiste nel tentare di scoprirsi tra single e persone in coppia, attraverso dei giochi che noi tre conduttori cerchiamo di mette in atto con loro. In un episodio in cui ci sono quattro concorrenti, assistiamo alle vicende tra una coppia e due single: questo scontro diretto ci ha dato la possibilità di sviscerare la personalità di ognuno di loro.

claudio guerrini intervista
Intervista a Claudio Guerrini – tvblog.it

Ci si aspetta sempre divertimento, sorpresa e la possibilità di scoprire l’amore. Noi lo chiamiamo “il gioco dell’amore” perché per noi è un sentimento serio su cui ci piace però giocare, in maniera rispettosa, ironica e autoironica. Si tratta quindi di un programma sia sentimentale che divertente. Alla fine l’amore vero trionfa, attraverso meccanismi di gioco.

Il suo compito è mettere alla prova la sincerità dei concorrenti. In che modo il format del gioco riesce a svelare le vere intenzioni dei partecipanti, oltre la maschera che potrebbero indossare in un contesto televisivo?

I ragazzi sono stati molto bravi. Un aspetto molto bello è il fatto che noi tre conduttori conosciamo i ragazzi un minuto prima, arriviamo all’ultimo momento e non abbiamo mai saputo quale fosse la coppia e quali i single. Si vedono sia i ragazzi chiacchierare, sia noi commentare. Molte volte ci siamo resi conto di aver sbagliato. Il meccanismo avviene attraverso le domande degli autori che cercano di scoprire il gusto dei ragazzi: alcuni si scambiano sguardi apparentemente sinceri ma che poi si rivelano essere “finti“. Io penso che, grazie ai social, i giovani sono così abituati a lavorare con la telecamera del loro telefono che ormai sanno recitare e giocare, ed è difficile trovare il “timidone” che si vergogna di parlare. Sono tutti molto svegli e sanno interagire con le telecamere, che in questo caso sono quelle vere.

La messa in onda del programma avviene dopo la mezzanotte. Quali sono le difficoltà nel raggiungere il pubblico italiano in una seconda serata?

Più si va avanti nell’orario, meno spettatori ci sono e il pubblico diventa quindi più selettivo e più attento a quello che fai. Nel corso della serata, le famiglie si congedano ma chi resta a guardare la tv si trova a scegliere il programma giusto. Lì c’è la difficoltà di acchiappare il pubblico, e ci vuole certamente molta più attenzione e selezione.

claudio guerrini intervista
Intervista a Claudio Guerrini – tvblog.it

I programmi devono essere più mirati e meno generalisti, ma devono soprattutto catturare chi ha deciso di restare sveglio dopo la mezzanotte. Meno spettatori ma più attenti, e forse anche più di qualità. Giocare con l’amore, in modo divertente e ironico, è qualcosa che a quell’ora funziona.

Futuri progetti in ballo? Qualcosa da raccontarci?

Per la tv il mio prossimo progetto sarà il Jazz Blues Festival di Sanremo, una seconda serata di Rai 2 che registreremo nei primi di settembre. Sapremo presto se ci saranno altre edizioni di Love Game. In serbo c’è inoltre quel progetto creato da me, tratto dal mio primo libro, che è il mio sogno nel cassetto dal punto di vista televisivo. A novembre uscirà con Piemme Editore il mio secondo libro: non posso ancora dire il titolo, ma trascorrerò le feste di Natale andando a presentarlo il più possibile in giro.

Un punto di riferimento per il palinsesto Rai è stato Pippo Baudo. Secondo lei, quanto la sua professionalità ha influito sull’azienda Rai? Cosa si respira in questi giorni dopo la sua scomparsa? 

Io sono nato negli anni ’70, quando Baudo era nel pieno della sua forza e fama. I miei genitori erano dei classici spettatori di Rai 1, e lui era il conduttore per eccellenza. Mi ricordo delle prime serate, di Domenica In ma ricordo soprattutto una cosa: se il programma era condotto da Pippo Baudo, era un bel programma. Ha fatto un passaggio fondamentale, da presentatore a conduttore: le sue interviste non erano più quelle classiche; era lui il padrone di casa. In quei programmi condotti da Baudo c’era la certezza della sua qualità, ma anche della qualità degli ospiti e della cura dei particolari, di ogni dettaglio del programma. Non ha mai deluso le aspettative. Molti dicono di aver imparato da lui, anche se in tv fanno cose che non avrebbe apprezzato.

La sua eredità è veramente difficile, ma quello che mi ha insegnato è stato proprio il riuscire ad essere conduttore oltre che presentatore, a metterci sempre del proprio. Il fatto di usare sempre la propria personalità e costruire un’empatia diretta con lo spettatore è l’eredità principale di Baudo. Eleganza, professionalità e rispetto di tutti i ruoli: questo era Pippo Baudo. Dal co-conduttore fino all’ultimo dei tecnici o cameraman, rispettava davvero tutti. Dobbiamo andare in onda con l’idea che quella telecamera che ci guarda non sia il mezzo per renderci belli, ricchi e famosi, ma sia l’esempio del lavoro di squadra di tutte le persone che lavorano insieme a noi. Questo è un aspetto che al giorno d’oggi si è perso, soprattutto perché spesso si parla molto di sé stessi. Per capire molto della sua conduzione, ci bastava guardarlo. Non serviva altro.