Alessandro Ciacci, l’intervista: la vittoria di LOL Talent, il successo, l’incontro con Chiambretti. “Se avessi la bacchetta magica, sarei sul palco ogni giorno”
TvBlog incontra Alessandro Ciacci, reduce della vittoria di LOL Talent ed ex concorrente di LOL – Chi ride è fuori.
Alessandro Ciacci: un’intellettuale che alterna sul palco comicità e recitazione e che si è fatto conoscere al mondo della tv con la vittoria della seconda edizione del talent show LOL Talent – Chi ride è dentro, lo spin off dedicato alla scoperta di nuovi comici. Poi è entrato nel cast della quinta stagione del format comico LOL – Chi ride è fuori in onda su Prime Video, e ha condiviso l’esperienza con grandi nomi della comicità italiana. Lui, che di strada ne ha fatta tanta, si è fatto subito apprezzare, e non solo dal pubblico italiano – sempre pronto a scovare nuovi talenti – ma anche dagli addetti ai lavori. Il primo fra tutti è stato Piero Chiambretti, che lo ha voluto come ospite fisso nel suo programma Donne sull’orlo di una crisi di nervi, in prima serata su Rai 3 fino al 12 giugno. A TvBlog racconta l’amore per i libri e le parole, l’inizio di un successo televisivo che gli ha svoltato la vita, il suo spettacolo Fantasista con cui sta girando l’Italia.
Facciamo un passo indietro. Prima di diventare comico, è stato un librario. Nel suo stile di comicità inserisce spesso nozioni di letteratura e una dialettica complessa ma comprensibile. Quanto c’è della sua prima professione in quello che fa oggi? Quanto le è servita nel suo percorso?
È importante scindere le due cose, da un lato il mio trascorso come libraio, dall’altro il mio amore per i libri e la loro assidua frequentazione. La professione di libraio direi che è stata abbastanza ininfluente al netto della mia attività di palco, mi ha regalato qualche aneddoto divertente che ho poi raccontato sotto forma di monologo, ma di quell’esperienza non è rimasto nulla di tangibile. Diverso il discorso sui libri in generale: hanno un’importanza fondamentale nella mia vita.

Da quando ho imparato a leggere, ho trascorso tra i libri ogni momento possibile, è un’esigenza primaria per me, oltre che un secondo lavoro, visto che all’attività di lettore alterno quella di bibliofilo e collezionista. Sicuramente la mia forma mentis e la mia dialettica sono state fortemente plasmate da questa passione: ovviamente a un certo punto del processo di scrittura mi ricordo di essere un comico, dunque, questo “bagaglio libresco” viene stravolto e reso accessibile a tutti, perché nessuno si senta escluso e tutti ne ridano.
Ha vinto LOL Talent. Quanto è stato difficile arrivare fino alla fine? L’autocontrollo è un aspetto che fa parte di lei o è venuto fuori solo in quello scenario?
È stato sicuramente molto impegnativo! Anche se io di mio non sono una persona che ride facilmente (facendolo di lavoro ho avuto la possibilità di vivisezionare la materia e riconoscerne i meccanismi), al mio fianco avevo dei fuoriclasse della risata, per cui per fronteggiare il loro umorismo e la loro abilità ho dovuto fare ricorso a tutti i trucchi possibili. Più che l’autocontrollo, posso dire che fa parte del mio carattere e del mio approccio al mestiere il “rigore”; sono dunque entrato nel teatro di LOL al termine di un rigoroso lavoro di preparazione.
Il maggiore successo l’ha ottenuto con la sua partecipazione alla quinta edizione di LOL. Ha condiviso l’esperienza con grandi nomi della comicità italiana come Enrico Brignano e Geppi Cucciari. C’è stato qualche aspetto che ha imparato da loro?
Più che imparato, c’è un aspetto che ho molto ammirato e un po’ mi auspico di raggiungere, il carisma. Una cosa difficile da descrivere e che emerge spontaneamente quando si ha la fortuna di essere grandi professionisti, avere un carattere comico ben preciso e messo a fuoco e soprattutto quando si hanno anni e anni di lavoro alle spalle.
Arriviamo al presente. È volto fisso del programma Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Piero Chiambretti. Com’è avvenuto il vostro incontro?
Chiambretti ha visto un video della mia partecipazione a LOL Talent: sentendo il mio monologo e vedendomi all’opera deve aver pensato che quella sana e intellettuale “nevrosi” che riverso nei miei testi e sul palco durante le esibizioni, ben si sposasse con un programma che fin dal titolo si presenta “sull’orlo di una crisi di nervi”.
Lei interpreta un sociologo che offre un punto di vista caleidoscopico e non convenzionale sui massimi sistemi. Una prospettiva che la riguarda?
Assolutamente sì. Da quando ho iniziato a scrivere monologhi comici, ho sempre cercato una prospettiva unica che fosse quanto più possibile obliqua e non convenzionale, una visione che cercasse di fondere in un unico calderone tutte le mie esperienze e il mio immaginario. Al netto di questo, “caleidoscopico” è sicuramente un termine che userei per descrivermi ed è molto pertinente. È un punto di vista, il mio, che mescola alto e basso, massimi sistemi e riferimenti pop, e nel suo piccolo gli interventi del Sociologo sono concepiti esattamente così.
Sogna un futuro in Rai? Se dovesse scegliere, le piacerebbe proporre un nuovo format da lei ideato o partecipare a un programma già esistente?
Sognare è forse un termine improprio, sicuramente l’esperienza con Chiambretti è stata talmente felice e stimolante che spero fortemente rappresenti il primo passo di un lungo percorso televisivo. Se dovessi scegliere, sicuramente mi piacerebbe essere al timone di un format da me ideato, format comico ovviamente: peraltro le idee non mi mancano.
Lei stesso ha dichiarato che il grande amore della sua vita è il teatro. In questi giorni è infatti in tour con lo spettacolo Fantasista. Cosa può dirci a riguardo?
Confermo il grande amore per il teatro, in generale per lo spettacolo dal vivo, con gli spettatori presenti e tutti uniti in quella festa che vorrei fossero i miei spettacoli. Fantasista è lo spettacolo che credo mi rappresenti e traduca al meglio, tra tutti quelli che ho fatto.

Innanzitutto, perché mi ha permesso di identificarmi in un ruolo ben preciso, il fantasista appunto, un ruolo che nelle vecchie compagnie di teatro indicava l’autore brillante che era allo stesso tempo interprete e protagonista di numeri di virtuosismo. E poi perché al suo interno ho sintetizzato il mio intero universo creativo: ci sono i monologhi, gli sketch surreali di impronta più cabarettistica, l’improvvisazione con il pubblico, le voci registrate, i personaggi… e poi è uno spettacolo che ha la peculiarità di non essere mai, potenzialmente, uguale a sé stesso: come con i libri-game, agli spettatori è chiesto di intervenire sull’andamento e sull’intreccio della narrazione, scegliendo tra continui bivi, lo spettacolo è diverso ogni sera.
Cosa le riserva il futuro? Ha già qualcosa in mente?
L’auspicio è che il futuro mi riservi la possibilità di continuare a fare il mio lavoro, sempre di più e a livelli sempre più virtuosi, dandomi la possibilità di raggiungere quante più persone possibili. Se avessi una bacchetta magica, farei in modo di essere ogni giorno sul palco, non rinunciando a flirt con la televisione o il cinema. Inoltre, spero che il futuro preveda la possibilità di scrivere, dirigere e interpretare una commedia teatrale da portare in giro con una compagnia. Per me sarebbe un’apoteosi, il vero culmine di tanti anni di apprendistato e una soddisfazione impagabile. Questo e la scrittura di un libretto d’opera, mio sogno da quando andavo al liceo…